Questo pupazzetto non ci rappresenta, ma esprime lo stato d'animo della precarietà,
a cui non Vogliamo Assomigliare ...
la scelta è ... In Direzione Ostinata e Contraria
D.O.C.









domenica 14 agosto 2016

LA CHIAVE GIUSTA


Sabato 13 Ago, giornata fiacca, complice il clima vacanziero e la ridotta densità della popolazione. Una manna per chi si sposta in auto, niente traffico, niente nervosismi e pochi matti che girano sempre di corsa e che suonano il clacson al semaforo, dopo due secondi e mezzo allo scatto del verde.
Giorno senza dubbio poco stressante, ma effettivamente gli affari  ne risentono … in pratica non si batte chiodo, non si vende e non si incassa.
I mercati rionali sono poco frequentati, molti banchi sono chiusi e i pochi aperti hanno preventivamente provveduto a fare scorte di materiale. Ridotta attività nei mercati contadini a Km 0 …  i pochi che conosco ancora aperti a Roma di certo non li lascio scoperti, ma il clima di smobilitazione vacanziera  non aiuta e in qualche caso si prova il senso di girare a vuoto inutilmente, che cala perfino il piacere di fare quattro chiacchiere … in ogni caso qualcosa si vende e qualcosa si acquista, memore della ricchezza di gusto e del piacere di concedersi un buon pasto per Ferragosto.

Calura estiva quel senso di non so ché che mortifica, e allora bisogna reagire, trovare la scossa e voglia di fare quel qualcosa in più che rende la giornata indimenticabile. 
D’emblée  decido di puntare verso Rieti, per la precisione Terminillo a Pian dei Valli, 91 Km da Roma, 1.620 metri sul livello del mare. Prendo la Salaria ed il viaggio è spettacoloso, tra il verde ed il sole alto di mezza mattina, in un cielo blu senza nuvole.
Seguo le indicazioni stradali, è facile arrivare alla meta e la salita su per i tornanti della montagna lascia vedere un paesaggio della vallata Reatina che inebria il cuore e l’Anima, rende quel zinzicarello felice che cambia completamente il ritmo della giornata.
So che la Coldiretti ha organizzato un mercatino aperto il fine settimana, ovviamente non so chi troverò e se acquisteranno qualcosa … ma il cambio di aria, che per altro mi ha messo un certo languorino … sento che mi sta facendo bene e mi sprona a non perdere la Speranza, in ogni caso ne vale la pena, anche se non dovessi vendere niente .
Lungo il percorso da Roma alla meta, incrocio molte località a me familiari, mia Madre è Sabina e i suoi parenti erano e sono commercianti che quelle zone conoscono a mena dito … sento una familiarità dei luoghi  che mi sprona a non essere timido e a non perdermi d’animo.
Su per la salita l’auto carica di merce, non arranca, ma prosegue spedita e sciolta, sembra che mi conduca alla meta con movimento proprio e del tutto autonoma dalla mia guida, forse perché sono preso a guardare il panorama, gli alberi, le rocce; a respirare a pieni polmoni quella fresca e leggera aria, e poi l’avventura di quel viaggio non programmato, deciso all’ultimo minuto mi Galvanizza.
Arrivato a Pian dei Valli, riconosco le Gialle Bandiere della Coldiretti, c’è anche un mercatino di vintage e questo predispone al meglio la riuscita della gita fuori porta. Appena parcheggio un gruppo di amici mi accolgono con simpatia … sono abitudinari  del Mercato di S. Teodoro, di Egeria, di Piria, di Tiburtina e di Capannelle … titolari di Aziende agricole sabine che ho imparato a conoscere, persone semplici e dirette con cui fa piacere scambiare quattro chiacchiere e magari fare qualche scambio .  Da loro arriva il senso della sorpresa: fin qui arrivi!  Il tono ravvisa  una nota affettuosa che riempie gli occhi di tutti di un sorriso  che fa straripare il cuore di emozioni sincere, farcite di battute e prese in giro, ma il senso del rispetto è tangibile e mi sorprende.
Giro per la piazzetta dove sono appostati i vintage, qualcuno compera anche se ha già materiale … fa scorta, pensa positivo ed è cordiale … così conosco una simpatica signora umbra della Cascata delle Marmore che vende cinture, portafogli e borse in pelle confezionate da suo figlio … un giovane con due lauree, di professione  scenografo,  macinate e poco valorizzate dallo spietato mondo del precariato, la cui parola d’ordine è ti sfrutto fin che mi fai comodo, magari ti pago poco e male, quando ti pago, e comunque mi devi dimostrare gratitudine perché ti fai un curriculum. La Mamma, ancora giovane e carina, giustamente sottolinea che il CV non aiuta a fare la spesa e che essere mortificato nelle proprie capacità per mero egoismo e scarso senso del Mecenatismo ha spinto il giovane ragazzo ad industriarsi in qualcosa che lo ripaga economicamente e spiritualmente: in effetti è bravo davvero come artigiano del cuoio.
Qualche banco più avanti conosco Oreste, un bimbetto sveglio e simpatico di sei anni o poco più , che ha messo il suo banchetto di areoplanini e macchinine, vicino a quello del Nonno  che lo accompagna … scambio qualche parola con il piccolo Oreste e gli regalo un panno microfibra azzurro come la maglia della Nazionale di calcio, per spolverare la sua mercanzia, qualora ce ne fosse bisogno:-)  il Nonno , con tono pacato ma perentorio, gli dice … Oreste , ringrazia il Signore del regalo, guardandolo negli occhi! Non a testa bassa … il bimbo è alto un soldo di cacio ed è un timidone, ma quella esortazione non  è affatto fuori luogo … lo sguardo diretto racconta più di mille parole... così come la cura con cui piega e ripone il panno. Poi il Nonno si preoccupa di coprire il capo del bimbetto con un cappello, il sole picchia forte, nonostante il tendone … ritrovo una preoccupazione spesso sottolineata dai racconti di mia Madre quando gli zii giravano per i mercati.

Più in la scorgo una bella ragazza di trenta quaranta anni, intenta a confezionare collane, bracciali ed orecchini assemblando e componendo piccole opere d’arti … scambiamo qualche parola, è simpatica e solare, ma al tempo stesso riservata e schiva. E’ romana, mi colpiscono gli occhi ed il suo sorriso … mi dice che quando crea, si isola dal resto del Mondo e non ha il senso della fame o della sete …. Conosco quel genere di difesa, che esercito per altra via attraverso il computo di numeri  … contare per me ha lo stesso effetto … una difesa che a volte imprigiona … Lei è un’infermiera professionale, si vede quando appoggia le cose sul banchetto, lo scrupolo professionale ed il gesto rivelano un altruismo che disarma … la esorto a non chiudersi troppo , senza dire altro, la guardo e provo un senso di tenerezza, non ricordo il suo nome, credo che non glielo abbia chiesto … gli regalo un microfibra e Lei ricambia con una sua composizione: una chiave e un cuoricino con la serratura. Il cartoncino  ha sotto scritto il titolo: La chiave giusta.
Questa volta è Lei che mi sorprende.
Le bancherelle restano ancora per due giorni … decido oggi di ritornarci!

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