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domenica 13 settembre 2015

UNGHERIA SOTTO I RIFLETTORI A TINTE FOSCHE. PERCHE’ ?

Muri, recinti, polizia violenta, una giornalista sgambettatrice e manesca, centri di accoglienza come canili o peggio … si insomma se fossi ungherese     mi sentirei un tantino preso di mira dai media  esteri … ricordate  la colt sul piatto di pasta,  che un giornale tedesco mise in copertina  per parlar della bella Italia? Praticamente la stessa cosa.

La situazione economica dell’Ungheria è decisamente avviata su un trend di crescita più che positivo. I principali fattori che hanno determinato tale andamento favorevole sono la produzione agricola, il settore manifatturiero e quello delle costruzioni. E’ risultato positivo anche l’andamento del commercio estero.

L’analisi dei dati economici non può comunque prescindere da una semplice considerazione di tipo politico, in particolare sulla decisione del governo magiaro di gestire in proprio e senza interferenze sovranazionali la propria politica interna.

E’ vero infatti che quelli sopra descritti  sono gli effetti della decisione da un lato di riacquistare la propria autonomia ripagando in anticipo il debito con il Fondo Monetario internazionale e dall’altro di esercitarla con una politica economica attenta alle condizioni di vita degli ungheresi (diminuzione delle bollette di gas, luce, acqua, introduzione di assegno familiari e aumento delle pensioni e degli stipendi). Alla quale si sono aggiunte una drastica detassazione di alcuni beni di prima necessità e una altrettanto notevole riduzione dei costi interni.
Un paese che, prima di riprendere il controllo di sé stesso - e soprattutto prima che la Banca di Stato riacquistasse potere effettivo e concreto sulla propria moneta – era davvero sull’orlo di una crisi apparentemente irreversibile. Molto simile – purtroppo – a quella dell’Italia e di altri paesi europei che non possono o non vogliono rompere i legami con un’Unione europea che, troppo spesso, crea vincoli economici e politici che non fanno altro che danneggiare i paesi ad essi sottoposti. Vincoli che il governo ungherese, al netto delle più che prevedibili accuse di “populismo” arrivate dall’Occidente sul capo
di Viktor Orban, ha avuto il coraggio di spezzare, dimostrando che la ripresa è possibile anche senza una politica di austerità e subordinazione come quella derivante dalla sottomissione ai dettami di Bruxelles.

Molti profughi vengono dalla Siria, e per uno strano destino  Ungheria e Siria hanno qualcosa in comune.
Entrambi sono invise al nuovo ordine mondiale, e i media non fanno altro che trasmettere notizie fosche e francamente irritanti su questi due Paesi?  Perché?
La Lira Siriana viene emessa dalla Banca Centrale Siriana inoltre  non ha alcun debito con il Fondo Monetario Internazionale. In Ungheria,   Viktor Orban ha ripagato il 12 agosto 2013 il saldo dei 2,2 bilioni di debito al Fondo Monetario Internazionale, prima della scadenza ufficiale del marzo 2014 e  ha ordinato all'FMI di abbandonare il Paese. La Nazione adesso stamperà moneta senza debito e non avrà bisogno di ulteriore “assistenza” da parte di banche internazionali. 
Forse c’è qualcosa di molto sconveniente e scomodo per l'FMI e per i banchieri?


Nel 1989 molti emigranti dai Paesi dell'est determinarono il crollo dei salari in occidente, l'aumento della produttività, la riduzione delle spese del welfare ... per contro i profitti si mantennero elevati ... oggi l'arrivo della manodopera siriana, scolarizzata e specializzata ... produrrebbe gli stessi effetti? E' questo che vuole  la Merkel ?
E' vero che i Paesi dell'Est temono una società multietnica ... temono i disordini e gli attentati, conosciuti dalle banlieue francesi ... o delle periferie inglesi. La proposta di mantenere i campi profughi in Turchia, Giordania, Libano ecc ... Paesi con la stessa cultura ... che cosa rappresenta di tanto sconcertante e disdicevole? Probabilmente qualcuno non lucrerebbe più sulla pelle degli emigranti. 
In ultimo sottolineerei la politica coraggiosa di Victor Orban ( tutt'altro che orba:-) che vuole far pagare le tasse alle multinazionali che hanno vari benefit in Ungheria. Non pagano tasse, o ne pagano poche, sfruttano i dipendenti, portano via tutto il profitto dal paese e rendono impossibile l’attività delle piccole-medie imprese.
Le stesse multinazionali che determinano la folla dei migranti a causa della loro iniqua azione nei Paesi sub sahariani, tutta tesa ad arraffare quanto più è possibile concedendo in cambio poco e niente.

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