Questo pupazzetto non ci rappresenta, ma esprime lo stato d'animo della precarietà,
a cui non Vogliamo Assomigliare ...
la scelta è ... In Direzione Ostinata e Contraria
D.O.C.









venerdì 14 agosto 2015

STORIE DI PASTORI E DI LUPI


Si  dice che i lupi si abbeverino come i cavalli, fanno lunghe sorsate e non allappano come i cani, che per bere usano per l’appunto la lingua, anche se i lupi  sono lontani parenti dei cani.
Una leggenda tramandata dai pastori  racconta della solerzia usata dalla lupa nel portare a bere i propri cuccioli, soprattutto l’attenzione scrupolosa che ella presta alla verifica del modo di bere dei  propri lupacchiotti …
se immergono il muso nell’acqua e fanno sorsate lunghe  … sono  lupi fedeli alla loro natura e specie, ma quello che si abbevera leccando l’acqua con la lingua è più simile alla specie dei cani, quindi addomesticabile e fedele agli uomini …  un sicuro alleato del nemico numero uno dei lupi … per questa ragione si dice che la lupa sia disposta ad uccidere o ad abbandonare lo sventurato cucciolo che dimostri  cotale indole e predisposizione ad una fedeltà  quanto più abietta e fatale per l’intera famiglia dei lupi.
Un giorno un piccolo cucciolo, abbandonato dalla propria madre, che non ebbe cuore di sopprimerlo, fu ritrovato  da un pastore il quale  lo accudì e lo crebbe forte e sano.
L’amicizia tra l’uomo e il lupo accrebbe con il tempo …  tanto che l’uno non poteva far a meno dell’altro, e giornalmente ogni piccolo gesto di fiducia e di cura reciproca rinsaldava la loro assoluta fiducia dell’uno nell’altro.  Il pastore con orgoglio mostrò ai propri amici  la solerzia  di quel lupo nell’accudire le sue pecore, raccontò  di quanto fosse scrupoloso ed attento nei confronti di ogni pecora senza mai dimostrare alcun gesto di ferocia istintiva e naturale, che contrassegna la razza dei lupi.
Certe notti  il lupo avverte il richiamo della propria natura in quei lunghi e sinistri ululati che riecheggiano nelle valli dei monti, un' inquietudine atavica lo pervade, lo inonda e lo riempie di ferale istinti … ma il miracolo dell’amore e del rispetto reciproco lo riconduce ad una dimensione vicina agli uomini, in particolare al pastore amico che volle prendersi cura di quel cucciolo negletto e abbandonato da quella genia che dovrebbe in qualche modo scaldare il suo sangue   al semplice richiamo di quei lunghi ululati.
Gli amici del pastore non credevano ai loro occhi, e nonostante l’evidenza di una fedeltà  incondizionata ed assoluta, guardavano con terrore  e diffidenza  quel lupo, quel  essere demoniaco, e spesso ripetevano al pastore di fare molta attenzione di non credere  alle apparenze che l’istinto  sanguinario prima o poi si risveglierà  e allora nulla potrà salvarlo dalla ferocia di quell’essere  infido, che incarna tutto il male del mondo e pure le ombre della stessa natura umana.
Il pastore non lasciava mai le sue pecore, ma un giorno dovette andare all’ospedale per  farsi curare un’infiammazione all’appendice …  lasciò il gregge alla cura del suo fedele amico, e non incaricò nessun altro a farlo tra i suoi amici pastori, tale era la fiducia nel suo lupo, da riporre  tutto quanto rappresentava  la sua ricchezza e fonte di sussistenza …  indipendenza e certezza per il suo futuro.
Quando rientrò non vide l’ora di riabbracciare il suo lupo e di ritrovare le sue pecore, ma lungo la strada dei suoi amici pastori gli corsero  in contro e lo prepararono ad una scena straziante che presto avrebbe visto con i suoi stessi occhi.
Giunto all’ovile, vide brandelli di carne e pozze di sangue, pezzi di pecora … e carcasse di animali selvaggiamente dilaniate …  in un punto trovò l’intero suo gregge accatastato come una montagnola …  qualche ovino superstite vagava ancora  perso ed atterrito che nemmeno la rassicurante presenza del pastore riusciva a calmare … in un angolo, sotto una tettoia di lamiera avvertì un lamento e un guaito di dolore … il pastore si avvicinò e trovò due occhi dolci e docili a fissarlo …  al contempo tristi e rassegnati  … l’uomo vide il lupo ferito da artigli e zanne  ma non fece caso a questo … perché totalmente in preda all’ira e alla delusione di essere stato tradito da chi era depositario di tutta la sua stima e fiducia, così imbracciò il fucile e senza pietà  e senza il beneficio del dubbio colpì a morte quello che un tempo era il suo amico lupo.
Chiese ai pastori di aiutarlo a togliere le pecore morte  ammonticchiate e di scavare una fossa,  ricoprendo il tutto con calce viva per evitare eventuali epidemie  .
Gli amici da sempre scettici verso il lupo, non nascosero una strana soddisfazione, della serie "che ti dicevamo?, visto avevamo ragione  sulla natura di quel diavolo"  e in qualche modo con i loro sguardi e gesti fecero pesare a quel pastore la sua dabbenaggine nel riporre tanta fiducia in un essere tanto  inaffidabile; tuttavia, ben presto ammutolirono,   rimanendo sorpresi ed increduli quando, alla base della collinetta dei corpi smembrati  degli ovini, riuscirono a scorgere i cadaveri di uno, due, tre … sei lupi …. Era evidente che il branco aveva dato un furioso assalto all’ovile … ma i segni sui loro corpi … mostravano che avevano trovato altrettanta furiosa resistenza ed indomita accanita volontà di difendere il gregge, da parte di un loro simile in aspetto, ma il cui spirito e cuore aveva avvicinato più alla riconoscenza del suo amico pastore che alla fedeltà della famiglia di appartenenza; quantunque ... dimostrò un' evidente pietà raccogliendo i lupi uccisi in un sol luogo e ricoprendoli con i cadaveri delle pecore ... quasi a nascondere il misfatto compiuto dalla sua specie, come se provasse vergogna per loro stessi, e di riflesso anche per se  ... in fondo anche lui si era riscoperto un lupo e da quel momento non poteva di certo essere più altro.
Ripensò negli ultimi istanti della sua esistenza, alle cure amorevoli di un pastore nei confronti di un cucciolo smarrito e questo lo rasserenò ...  sapeva che le profonde ferite subite non gli davano alcuna possibilità di sopravvivenza, che le ultime forze le aveva impiegate nell'ammonticchiare i cadaveri ... si rallegrò nel rivedere il suo pastore, e attese la fine. 
L’uomo accortosi troppo tardi dell’errore disperato pianse inconsolabile la morte del suo fedele amico, per propria mano, senza appello alcuno … senza prima  aver verificato di come fossero andati veramente i fatti … lasciandosi guidare da pregiudizi e da un rancore cieco e sciocco. 
 
Dedico questa storia a chi un giorno me la raccontò, ammonendomi che bisogna saper andare a fondo prima di giudicare e di sentenziare senza conoscere i fatti.
 
 A MIO PADRE

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