Questo pupazzetto non ci rappresenta, ma esprime lo stato d'animo della precarietà,
a cui non Vogliamo Assomigliare ...
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D.O.C.









sabato 15 agosto 2015

HEIA VIRI


La voga delle possenti navi militari romane era cadenzata  da canti ritmici. I remieri non erano schiavi, ma un vero corpo militare … gente addestrata a complesse manovre ai remi, abili e forti, mantenuti in buonissime condizioni  di salute grazie ad un eccellente vitto … qualsiasi malattia virale avrebbe messo fuori combattimento l’intera nave ed indebolito la flotta.
Cantare in maniera ritmata durante la marcia, così come nella voga, è per l'uomo estremamente naturale: distrae, allevia la fatica ed aiuta a non sbagliare i movimenti. Probabilmente il canto era intonato durante le andature che potremo chiamare "da crociera", mentre nelle arrancate in combattimento era preteso il silenzio assoluto e si procedeva al suono del martello.

Héia viri / nostrúm reboáns / echó sonet héia !   

Le pause lo dividono in tre parti distinte, ciascuna costituita da due parti:

-  Héia viri

-  nostrúm reboáns

 -  echó sonet héia.   

Ogni parte, recitata molto lentamente con le sue sillabe può corrispondere ad una palata secondo questo schema:

-  Héia viri: entrata in acqua e passata in acqua;

-  pausa: estrazione e ripresa;

-  nostrúm reboáns: entrata in acqua e passata in acqua;

 -  pausa: estrazione e ripresa;

-  echó sonet héia: entrata in acqua e passata in acqua.

Ripetute prove teoriche, che chiunque può sperimentare con un cronometro, purché legga con studiata lentezza e scandisca bene le pause, portano ad ipotizzare che il celeuma ritmi normalmente 15-16 palate al minuto, una ogni 4 secondi circa, aumentabili a 20 se lo si recita più velocemente.
Poiché il canto è composto da 16 esametri, ed ogni esametro comprende tre palate, la recitazione totale implica 48 entrate in acqua e quindi poco più di tre minuti di voga, dopo di che i rematori cominciavano da capo. 
    La traduzione del testo del canto, che naturalmente non può riprodurre il ritmo latino, non sarà forse molto elegante, ma è alquanto fedele. 

 HÉIA, UOMINI, COME L'ECO RIMBOMBANTE SUONI IL NOSTRO HÉIA.

  IL SIGNORE DEL MARE CHE SI STENDE AMPIAMENTE CON VOCE SERENA   FECE DISTENDERE PLACATO IL PELAGO E FECE CALARE LA TEMPESTA,   E I FLUTTI DOMATI SI FERMARONO PER MANCANZA DI SPINTA.  

HÉIA, UOMINI, COME L'ECO RIMBOMBANTE SUONI IL NOSTRO HÉIA.

 LA CARENA IN MOTO CON SFORZO BEN DISTRIBUITO TREMA PER I COLPI.  ORA L'ACCORDO SORRIDENTE DEL CIELO COL MARE CI PERMETTERÀ DI CORRERE   CON LA VELA PREGNA PER IL SOFFIO DEI VENTI. 

 HÉIA, UOMINI, COME L'ECO RIMBOMBANTE SUONI IL NOSTRO HÉIA. 

LA PRORA EMULA DEL SALTO DEL DELFINO TAGLI LA DISTESA DEL MARE,   GEMA ABBONDANTEMENTE, SI TIRI FUORI CON LE BRACCIA MUSCOLOSE   E TRACCI UNA SCIA TRASCINANDOSI DIETRO UN BIANCO SOLCO. 

 HÉIA, UOMINI, COME L'ECO RIMBOMBANTE SUONI IL NOSTRO HÉIA.   

 TRAVOLGENDO I FLUTTI DEL MARE LA BARCA ODA HÉIA!  
SPUMEGGI IL MARE SCONVOLTO DAI REMI; NOI ANCORA HÉIA!
 IL LITORALE PER LE VOCI RITMATE AL REDUCE RISUONI HÉIA! 
  L’esametro, con il suo ritmo, era particolarmente adatto a far coincidere le sillabi in arsi con l’emissione maggiore di fiato di una respirazione che, sotto sforzo come durante la voga, doveva essere resa la più regolare possibile.   
L'ultima strofa ripete l'héia iniziale alla fine di ogni verso, indicazione di un ritmo che cresce d'intensità, dopo l'abbrivio dello scafo, mano a mano che si susseguono le strofe. Certo il ritornello iniziale era, o poteva essere, ripetuto sempre più in fretta dal capovoga per aumentare il numero delle battute, ed ogni volta l'equipaggio rispondeva cantando i versi successivi alla stessa cadenza, non essendo possibile che un simile numero di remi potesse essere messo in movimento subito al massimo delle palate.  
 In ultimo, il reduce dell’ultimo verso che evoca il ritorno a terra ci rende l'immagine di un equipaggio che, magari stanco dopo la navigazione e forse la battaglia, ma felice di essere sopravvissuto, forza egualmente sui remi per affrettare l'approdo al porto amico.
Il canto riporta il termine viri perché connesso con l’essere maschi, liberi e combattenti (le virtù virili), e non invece homines, che indica genericamente l’appartenenza al genere umano.
Il termine viri suggerisce dunque che i rematori erano dei cittadini in possesso di dignità e diritti civili. 
Si converrà che non è certo canto da schiavi o da soldati di seconda categoria questo, ma di uomini di mare, il cui cuore batteva all'unisono con la propria nave.

(NB Liberamente tratto da Uomini ai remi nelle epoche passate a cura di Claudio Loreto ). 

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