Questo pupazzetto non ci rappresenta, ma esprime lo stato d'animo della precarietà,
a cui non Vogliamo Assomigliare ...
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D.O.C.









domenica 28 dicembre 2014

LE LETTERE DAL FRONTE



Nel corso della prima guerra mondiale, milioni di uomini e di donne furono spinti a prendere la penna in mano con una frequenza e un'intensità che non aveva precedenti.
I soldati al fronte, pur scarsamente alfabetizzati, cercarono di scrivere a casa con frequenza quasi giornaliera per testimoniare la loro esistenza in vita e riallacciare i contatti mentali con il contesto di origine e, ritrovare il collegamento con un "mondo buono" fatto di parole gentili, premurose ...estraniarsi per qualche tempo dagli orrori della guerra.
Quando mancava la carta per scrivere, spesso i soldati associavano questo evento disdicevole, alla carestia ... parlano di carestia della carta, perché scrivere era ritenuto nutrimento dell'anima, quello che ti da forza ad affrontare le inenarrabili sofferenze quotidiane del fronte ... non è possibile raccontare tutto quello che si vive, non solo a causa della censura, e delle difficoltà linguistiche incontrate da uomini poco avvezzi a scrivere, che normalmente comunica verbalmente ... ma perché certe vicende sono di per se inenarrabili ed incomprensibili a chi non le esperimenta in prima persona ... non è possibile comprendere da chi vive in un contesto lontano anni luce da quello della guerra ... si tenta di raccontare il disaggio del freddo e del fango, ma soprattutto il tanfo dei cadaveri che si insinua nelle vesti, nel pane e nella brodaglia ...le sensazioni prima di ogni assalto, lo smarrimento all'idea di dover uccidere  un altro disgraziato come te, simile a te, che non ti ha fatto niente di personale ma che ha il torto di portare un'altra divisa ...l'assordante tuono dei cannoni o lo smarrimento individuale allo scoppio ravvicinato delle granate nemiche ... si prova! ma più di ogni altra cosa si cerca un filo alla vita, un legame per non perdersi nel baratro della pazzia, altra fuga possibile dalle dure privazioni che derivano dall'inferno quotidiano, di attese interminabili inframezzate da sconquassanti episodi di atroce crudezza.
Le famiglie, le donne rimaste a casa dovettero a loro volta trasmettere incoraggiamenti, rassicurazioni e notizie sull' andamento delle cose domestiche.
Così, nei tre anni e mezzo di guerra, secondo calcoli attendibili, furono movimentate in Italia quasi 4 miliardi di lettere e di cartoline, di cui oltre due miliardi furono quelle indirizzate dal fronte al paese, circa un miliardo e mezzo quelle in senso inverso e le altre da una parte all'altra del fronte. 
 “In verità, o signori, la posta è il più gran dono che la patria possa fare ai combattenti: perché in quel fascio di lettere che giunge ogni giorno fino alle trincee più avanzate, la patria appare ai soldati non più come una idealità impersonale ed astratta, ma come una lontana moltitudine di anime care e di noti volti , in mezzo alla quale ciascuno riconosce un bene che è solamente suio, uno sguardo che soltanto per lui riluce, una voce che per lui solo canta”
 

2 commenti:

  1. Interessante a tal proposito anche "La guerra dei nostri nonni" di Aldo Cazzullo. Buone feste, Paolo!

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