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domenica 22 giugno 2014

P101: IL SOGNO ITALIANO


La prima cosa che i giornalisti americani misero in evidenza dopo la presentazione della Programma 101 della Olivetti alla mostra di New York dell'ottobre del 1965, le dimensioni, simili a quelle di una macchina per scrivere, l'idea della scheda magnetica, il programma e la facilità  d'uso, che, come sottolineava Business Week, metteva la macchina alla portata di qualunque impiegato di un ufficio. Ai primi di novembre, cinque Programma 101, su richiesta della società televisiva NBC, vennero impiegate per il computo  dei risultati elettorali da trasmettere a milioni di telespettatori  nelle zone di New York e del New Jersey.

In sostanza il mercato americano colse perfettamente il carattere innovativo della Programma 101 e diede una risposta superiore ad ogni aspettativa.

Dopo il successo ottenuto all'estero, la direzione dell'Olivetti trovò il coraggio di organizzare in Italia una presentazione dedicata alla Programma 101. Questa avvenne a Milano il 7 aprile del 1966, precedendo di pochi giorni la fiera campionaria. Anche in Italia ovviamente  tutta la stampa diede grande enfasi all'avvenimento. La Stampa di Torino scrisse nell'editoriale dell'8 aprile:: " la Programma 101 segna una svolta nella storia degli strumenti del calcolo, in quanto nelle dimensioni di una comune calcolatrice meccanica e con una estrema facilità d'impiego, mette a disposizione di vaste categorie di utenti la velocità  e la logica  dei grandi calcolatori elettronici ". L'Avanti, alla stessa data, disse: " con la nuova apparecchiatura che nel gergo della Olivetti è denominata perottina dal nome dell'ingegner Perotto che ne è il progettista, i vantaggi del calcolo elettronico potranno essere sfruttati da tecnici,  professionisti, piccole aziende per i servizi più disparati, che toccano i campi della matematica, della statistica, dell'ingegneria, dell'amministrazione, della finanza e assicurazioni. Per fare un esempio, la Programma 101    elabora e scrive il programma di ammortamento di un qualsiasi capitale per un periodo di cinque anni in meno di 50 secondi. L'operatore dovrà limitarsi a impostare il capitale, il tempo e il tasso ".

I progressi della tecnologia sono stati talmente prodigiosi, che può sembrare impietoso confrontare le prestazioni della Programma 101 coi personal computer di oggi. D'altra parte altrettanto impietoso è il' confronto di questi coi grandi calcolatori dell'epoca della 101.

            Si pensi che un mastodonte come l'Elea 9003 del 1959, che peraltro era abbastanza rappresentativo della sua epoca, aveva una memoria dinamica di 4000 od 8000 caratteri come base, realizzata con la tecnologia dei nuclei magnetici " tessuti " in matrici di complessa costruzione. Oggi un personal portatile ha normalmente una memoria dinamica, realizzata con componenti a semiconduttori, di 3-4 milioni di caratteri. Ma, sopra tutto, quei grandi calcolatori ( ai quali meglio si addice l'aggettivo " grossi " ) erano scomodi e pochissimo accessibili. Erano di solito enormi e occupavano interi stanzoni, richiedevano ambienti condizionati in temperatura e umidità potevano essere maneggiati solo da personale specializzato ( ricordate lo " chauffeur " delle prime automobili? ). Il lavoro di programmazione era improbo e comportava una complessa procedura, che richiedeva specializzazioni diverse. Dovevano intervenire analisti, programmatori che conoscessero l'astruso linguaggio macchina del calcolatore, perforatrici di schede; e il povero utente, quello che aveva un problema da risolvere, doveva mettersi pazientemente in lista di attesa .
Il successo riscosso dalla P101 è immediato, grazie all’inatteso interesse di professionisti (piccoli imprenditori, dattilografi, impiegati ...) accesso dal costo praticamente irrisorio rispetto a suoi concorrenti: se infatti il PDP-8 (il più piccolo minicomputer disponibile all’epoca) non veniva venduto a meno di 20.000 dollari, era possibile portarsi a casa la P101 per 3.200 dollari (presso di lancio negli USA), diminuendo drasticamente anche il costo di manutenzione visto che la quello della “perottina” era assolutamente inferiore ai grossi cugini americani.
La P101 mantiene il monopolio nella costruzione di elaboratori individuali fino al 1969, anno in cui la HP presenta il modello HP 9100: quest’ultima frutta comunque oltre 900.000 dollari all’Olivetti sotto forma di royalties, in quanto utilizza gran parte dei principi della P101 che Perotto aveva intelligentemente brevettato.
Il design fu affidato all’architetto Mario Bellini, che sfruttò nuovi materiali come plastica e alluminio e introdusse il colore, influenzando il futuro dell’informatica del nuovo millennio. In pochi anni, ne furono venduti 44.000 esemplari in tutto il mondo e il 90% negli Stati Uniti.
Se nel 1975 Bill Gates appariva come un visionario («Nel futuro vedo un computer su ogni scrivania e uno in ogni casa»), dieci anni prima la più grande rivoluzione informatica del nostro tempo era già iniziata ed era made in Italy.
         In un bel  libro, molto documentato, scritto dal   giornalista    Lorenzo Soria, intitolato " Informatica: un' occasione perduta " , si ventila il sospetto che nei primi anni 60, tre eventi traumatici, la morte di Enrico Mattei a Bascape' nell'ottobre del 62, il caso di Felice Ippolito  ( con la demolizione della ricerca nucleare in Italia ) verificatosi un anno dopo e la cessione agli americani della Divisione elettronica dell'Olivetti nell'agosto del 1964, siano legati da  un unico sotterraneo filo conduttore. Quello di un complotto internazionale, finalizzato a relegare l'Italia in un ruolo subalterno nella divisione internazionale del lavoro, neutralizzando i tentativi di occupare una posizione più avanzata in tre settori fondamentali per lo sviluppo, i nuovi materiali, l'energia e l'informazione.
       Ma più che ad un complotto ordito da qualche misterioso grande vecchio... in rappresentanza del grande capitale internazionale, le cause della caduta dei sogni dei primi anni 60 vanno ricercate nella arretratezza culturale di un mondo industriale che aveva sempre trovato più comodo percorrere vie di sviluppo molto tradizionali e che l'innovazione aveva sempre preferito importarla piuttosto che crearla. Un mondo per il quale la ricerca e la sperimentazione di vie nuove non erano legittimate, erano considerate spreco di risorse, megalomania, mancanza di concretezza. E'  significativa a questo riguardo la dichiarazione di Valletta, fatta all'assemblea della Fiat del 30 aprile del 1964, con riferimento alla ipotesi di intervento nel capitale Olivetti:
 " la società di Ivrea è strutturalmente solida e potrà superare senza grosse difficoltà il momento critico. Sul suo futuro pende però una minaccia, un neo da estirpare: l'essersi inserita nel settore elettronico, per il quale occorrono investimenti che nessuna azienda italiana può affrontare ".

1 commento:

  1. Tutto questo sembra preistoria, eppure è storia recentissima, Ancora ricordo i grossi calcolatori, visti con i miei occhi, in una stanza refrigerata dove d'inverno entravi malvolentieri.

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