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D.O.C.









lunedì 14 aprile 2014

MUSEO DELL’OLIO DELLA SABINA





Museo dell'Olio della Sabina. Ubicato a circa 60 km da Roma ed a 30 km da Rieti. Il Borgo,  Castelnuovo di Farfa, di origine medioevale, è situato in una zona ricca di uliveti attraversata dal fiume Farfa. L'economia locale, prevalentemente agricola, ha il suo prodotto principale nell'olio di oliva, che già  Galeno nel II sec. d. C. definiva il migliore del mondo antico.
L'idea del museo nasce alla fine degli anni '80, quando l'amministrazione comunale decide (grazie ai finanziamenti comunitari per un programma di valorizzazione dei beni culturali e ambientali) di recuperare e restaurare il

cinquecentesco Palazzo Perelli, un maestoso edificio incastonato nel perimetro murario della città  destinandone lo spazio alla millenaria storia e alla valorizzazione di questo prezioso prodotto.
Affidato agli inizi degli anni '80 a dei giovani architetti della scuola di Giancarlo De Carlo - Mao Benedetti e Sveva Di Martino - il progetto prende forma sull'idea che l'arte contemporanea sarebbe stata il mezzo più coinvolgente per dare visibilità  ad un mito della cultura e della spiritualità  del mondo antico, esaltandone contemporaneamente il valore come prodotto ancora oggi universalmente riconosciuto tra i migliori del mondo. L'olio della Sabina, in particolare quello di Castenuovo di Farfa, ha infatti ottenuto i più ambiti premi di qualità  ed ha acquisito il riconoscimento europeo di marchio D.O.P. (denominazione di origine protetta).


Il Museo dell'Olio inteso non come pura evocazione ideale di un mito, ma come ponte tra la memoria storica e l'attualità  produttivo-culturale della città . Opportunamente integrate negli spazi dell'antico palazzo le opere artistiche avrebbero trasportato il visitatore in una dimensione sospesa tra passato e futuro, sul cui registro si sarebbe sviluppato tutto il museo. L'idea appassiona gli artisti, e maestri della scultura contemporanea aderiscono con entusiasmo all'iniziativa che, nel 1997, può decollare definitivamente. Fanno parte del gruppo Alik Cavaliere, Maria Lai, Hidetoshi Nagasawa, Gianandrea Gazzola. Ille Strazza infine per la musica.
Le installazioni che gli artisti realizzano nel museo e nella città  costituiscono la sezione contemporanea di questo atipico museo etnografico, nel quale ogni segno della storia viene reinventato.
La parte artistica è integrata da una sezione documentaria articolata in due sale: la sala della memoria, che ha come protagonisti i volti dei cittadini di Castelnuovo con i loro ricordi visivi e sonori, nasce nel segno di una piena identificazione della comunità  con il museo (immagini scelte da Franca Vergine, musiche selezionate da Sandra Canzanetti), e la sala multimediale nella quale è offerto un vastissimo patrimonio d'immagini e di testi grazie al contributo di esperti di diversi ambiti disciplinari. Per la parte più strettamente tecnico-documentaria la sala delle macchine conserva antichi torchi in uso nella Sabina, documentando le trasformazioni produttive attraverso quattro secoli di storia ed un gruppo di giare in terracotta del XVII secolo, da sempre murate nel palazzo, entra come materia per l'arte nel percorso museale.   

Un'antica mola a trazione animale viene collegata al museo attraverso l'ampio locale, adiacente la sala consiliare, restaurato ed attrezzato come punto vendita
Gli architetti e gli artisti pensano poi di ampliare l'itinerario museale all'intero borgo. Nell'antico forno cittadino un'installazione di Maria Lai fa rivivere con i suoi pani di terracotta lo spazio abbandonato. Altri luoghi vengono pensati per possibili attività future del museo: degustazione dell'olio, laboratori artistici, mostre e scambi culturali. Nel progetto di restauro viene infine inclusa la piccola chiesa tardomedievale di S. Donato, posta in un sito archeologico poco fuori il centro storico e collegata al museo con un percorso pedonale tra gli ulivi.
Coordinatore del progetto scientifico del museo è lo studioso di storia ed archeologia sabina Tersilio Leggio, mentre gli architetti Mao Benedetti, Sveva Di Martino e Marcello Morgante hanno curato il progetto architettonico, l'ideazione e l'allestimento.

Il museo, prima ancora di essere inaugurato, è stato inserito tra i trenta musei selezionati nella guida Little-known museums in and around Rome di Rachel Kaplan, ed. Abrams, che segue quelle già  edite con successo sulle altre grandi capitali europee.
Orario del Museo: venerdì¬ ore 15.30 - 20.00, sabato e domenica ore 10.00 - 20.00, per gli altri giorni della settimana prenotarsi al 0765.32091.
 

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