Questo pupazzetto non ci rappresenta, ma esprime lo stato d'animo della precarietà,
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D.O.C.









domenica 16 febbraio 2014

GAS LIGHT


Era un film del 1944, tradotto in italiano con “Angoscia”. Il film, del regista americano Georg Cukor mette in scena la violenza tipo. Tratto dalla pièce “Gas Light” dello scrittore inglese Patrick Hamilton (1938), è la storia di Paula (Ingrid Bergman)e Gregory (Charles Boyer), lei la vittima, lui il bugiardo credibile e per tale ragione il carnefice. Dopo un matrimonio lampo e tre mesi fantastici tutto comincia a cambiare. Rumori, abbassamenti di luce, sparizioni di oggetti, piccole cose spaventano la giovane moglie ma nessuno le crede quasi fino alla follia. La donna verrà salvata infine da un attento ispettore.
Questo perfetto dramma psicologico, ci palesa come la vittima diventi complice del suo persecutore perché non abbastanza forte da credere in se stessa, tutto diventa dubbio e il malessere è talmente forte da rendere questo tipo di rapporto la tortura peggiore, purtroppo terminando a volte con la morte della vittima. Tutto diventa nebuloso, i ricordi anche belli svaniscono, il dubbio, la paura sono i compagni di ogni giorno.
L’amore è una bellissima parola, essere in coppia è una fantastica avventura, ma non tutte le avventure arrivano alla scoperta del loro personale tesoro, alcune sono dolorosi cammini fatti di sofferenza, malessere, ferite dell’anima che poi è difficile curare.
La fiducia in noi stessi, che spesso cerca nell’altro una conferma, è la cartina tornasole che ci indica il grado di salute dentro la relazione. Essere in due deve essere simbolo di benessere e non affogarci di dubbi sul nostro valore. Ma capita che si cerchino in coppia soluzioni e risposte a come noi ci sentiamo nel mondo e quando siamo più fragili può accadere che, incontrando la persona sbagliata, si diventi vittime, si permetta alla relazione di abusare di noi, emozionalmente.
Il “gaslighting” è un comportamento altamente manipolatorio messo in atto da una persona abusante perché la sua vittima arrivi a dubitare della propria sanità mentale, del proprio esame di realtà (capacità di giudizio), a mettere in discussione le proprie percezioni e valutazioni, a sentirsi dipendente e confusa, fino a convincersi di essere o di stare per diventare pazza. È una forma di manipolazione psicologica che rientra nel processo di brainwashing (lavaggio del cervello) che alcune persone usano per fiaccare le energie mentali e fisiche delle loro vittime.
Questo comportamento è molto frequente nei casi di relazioni patologiche (dipendenza affettiva), in cui si arriva a negare l’evidenza: “Io non mento, sei tu che immagini certe cose”. Più in generale, si fonda su accuse (a volte relative a situazioni inesistenti o irrisorie) che il gaslighter rivolge alla persona per giustificare le proprie azioni illecite/immorali o per motivare la rabbia, l’irritazione e la violenza che agisce nella relazione.
Il gasligting attraversa varie fasi fondamentali:
1.    Distorsione della comunicazione: il gaslighter inizia ad utilizzare la relazione per creare confusione nella vittima, per veicolare informazioni tendenziose che introducono il dubbio nella mente della vittima;
2.    Incredulità: la vittima non crede a quello che accade, né a ciò che vorrebbe farle credere il gaslighter”;
3.    Difesa: la vittima inizia a difendersi con rabbia e a sostenere la sua posizione di persona sana e salda rispetto alla percezione della realtà oggettiva;
4.    Depressione: la vittima si convince che il manipolatore ha ragione, getta le armi, si rassegna, diventa insicura, vulnerabile e dipendente.

La persona vittima di un gaslighter potrebbe ritrovarsi a convincersi realmente della sua colpa e della sua presunta pazzia se il mondo intorno, incurante e disinformato, le imputasse qualche responsabilità, anche solo in nome della sua fragilità, nel meritarsi un destino del genere.
E’ possibile considerare il gaslighting una vera e propria forma di abuso psicologico in quanto il tipo di comportamento messo in atto è un sistematico attentato volto a corrodere la realtà della vittima, negando fatti, eventi e cose dette al punto da mettere in serio pericolo il benessere emotivo e psicologico di quest’ultima.
E’ una forma d’abuso antica, perpetrata in modo particolare tra le “sicure” mura domestiche, che lascia profonde ferite psicologiche.
Giuridicamente il gaslighting non è direttamente riconosciuto come reato, ma nelle azioni del gaslighter si possono rilevare i reati previsti nell’art 570 del c.p. “Violazione degli obblighi di assistenza familiare” e nell’ art 572 del c. p. “Maltrattamenti in famiglia o verso minori”: forme di violenza morale e psicologica come il gaslighting, infatti, trovano spazio in entrambi gli articoli.

Il gaslighting, inoltre, potrebbe rientrare nella nozione di atti persecutori così come definiti dall’art. 612 del c.p., anche se sarà necessario valutare caso per caso, “l’attitudine qualitativa e quantitativa dei singoli atti lesivi a integrare il concetto di molestia nel senso che, ad esempio, in un piano criminale sistematico attuato mediante atti reiterati tesi a minare la salute psicologica della vittima, il semplice gesto di spostare un quadro - che considerato singolarmente potrebbe apparire del tutto inoffensivo - è in grado di diventare, valutato in una visione d’insieme, l’atto finale di una serie di gravi molestie, diventando esso stesso molestia ed ingenerando gravi conseguenze dannose sulla salute psicofisica della vittima”.
Il post mette in guardia, segnala come, tutte le volte che viene detto ” Sei una persona paranoica“, “Qualcosa  non va in te!”, ” Sei troppo umorale!”, quando  la vittima si  ostina a far cambiare idea a chi attua questa aggressione, con sfiancanti dialoghi che hanno il solo scopo di indebolirla, senza spostare di un millimetro la posizione dell'aggressore, quando si mettono in dubbio le proprie percezioni ma si accettano quelle dell’altra persona per vere anche quando non lo sembrano, fino a sentire di sbagliare anche nel ricordare, fino a sentirsi folli, depressi, terribilmente infelici. Ecco, se qualcosa di quanto elencato capita, è il momento di non aspettare ma chiedere aiuto e cercare di capire quanto sia compromessa la propria autonomia, integrità emotiva, e cominciare a costruire una nuova forza, capace di respingere questi attacchi e allontanarsi da chi attua questa tecnica manipolatoria. 

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