Questo pupazzetto non ci rappresenta, ma esprime lo stato d'animo della precarietà,
a cui non Vogliamo Assomigliare ...
la scelta è ... In Direzione Ostinata e Contraria
D.O.C.









domenica 9 febbraio 2014

CANDY CRUSH SAGA

Ogni volta che prendo la metropolitana, il treno o alla fermata dell'autobus mi guardo a torno ed immancabilmente trovo una persona impegnata a destreggiarsi con questi giochi, isolandosi da tutto il resto.
A volte capita di vedere due o più persone che pur essendo in compagnia si cimentano in questi giochetti, quando non sono impegnate a scrivere messaggi. Vedere quattro amici che pur essendo seduti vicini, preferiscono maneggiare il telefonino piuttosto che fare quattro chiacchiere ... beh, la dice lunga sul paradosso  che governa il nostro tempo: interconnessi al Mondo, ma fondamentalmente più soli.
 
Qualunque gioco, mentre ci giochiamo, gioca con la nostra testa. Questo vale per i giochi d’azzardo, per gli sport, e vale ovviamente anche per i videogiochi.
Cosa si attiva nella nostra mente quando passiamo ore (magari spendendoci pure soldi) su giochi tutto sommato semplici e ripetitivi come Candy Crush, Farmville, o come certi giochi di ruolo online?
 
Secondo un interessante articolo comparso in questi giorni su Gamasutra,  sarebbe tutta colpa del naturale e costante disequilibrio della nostra mente, un disequilibrio che ci porterebbe a soddisfare di continuo determinati bisogni, teorizzati molti anni fa dallo psicologo Henry Murray.
 
Per Murray esistono almeno 28 bisogni fondamentali, che sono stati più e più volte rielaborati e classificati, ma che potremmo riassumere a grandi linee come il bisogno di avvertire una connessione con gli altri, di dominare le situazioni, di difendersi dagli attacchi, di portare a termine un compito, di possedere qualcosa e di crescere e migliorare.
 
A ben vedere, sono esattamente le molle che normalmente scattano quando giochiamo.
 
Per questo motivo ogni nostra azione, anche il gesto automatico di fare una partita veloce a Ruzzle o Quizcross mentre aspettiamo alle poste o dal medico, si legano a questi bisogni. Il fatto che un oggetto (il telefono) sia in grado di farci soddisfare, seppur per qualche secondo, questi impulsi, rende il tutto più semplice, più immediato, e quindi più soggetto a diventare un’azione ripetuta nel tempo. Perché cercare altre soddisfazioni quando tutto ciò che ci serve è nella nostra tasca?
 
La reale differenza tra un gioco sociale, un gioco mobile, e un gioco che unisce entrambi gli aspetti sta tutta qua: un titolo mobile senza competizione con gli altri perde di sapore, un gioco sociale da fare sul PC non è sempre disponibile, un gioco mobile e social è il Santo Graal di qualunque sviluppatore: ci giochi quando vuoi, non richiede meccaniche complesse e si diffonde per il solo fatto di esistere.
 
Non è dunque un caso che i giochi di maggior successo per i cellulari ci permettano di stabilire una relazione con un altro essere umano, di lottare per affermare il proprio dominio, per poi vantarsene sui social network o dal vivo, pubblicando i propri punteggi, e diventando sempre più bravi nel gioco stesso, e passare al gioco successivo al primo segno di noia.
 
E se forse l’idea di un mondo fatto di persone che vanno avanti come cavalli al traino frustati da un costante bisogno di soddisfazione, non è propriamente rassicurante, è giusto vedere il rovescio della medaglia.
 
Questi giochi sfruttano una pulsione fondamentale dell’uomo, quella di migliorarsi, di andare avanti. Senza questo bisogno è impensabile anche solo l’idea di progresso.
 
Certo il rovescio della medaglia è che questa nostra grande voglia di progresso si trasformi in “un'altra partita e poi basta”, ma diciamoci la verità: videogiochi, social network, reti, non sono i soli responsabili di tutto il tempo che perdiamo o del nostro isolamento. Spesso sono solo strumenti, siamo noi a esasperarne l’utilizzo. Se usi un coltello per tagliare un pollo, piuttosto che per tagliare una gola, be', dipende più da te, che dal coltello.

Liberamente tratto da
articolo su LINKIESTA
La psicologia di Candy Crush Saga
di Lorenzo Fantoni

7 commenti:

  1. Beh, tutto giusto, ma la metafora del coltello non ci sta.
    I videogames sugli smartphone, tablet e varie non hanno proprio utilità.
    Accade agli assi dei videogames: i migliori a giocare a quei giochi, ma poi non sanno neanche
    come si fanno gli spaghetti all' amatriciana.

    La trovo una cosa assolutamente stupida e priva di utilità. La società odierna sta partorendo una futura generazione
    di rincitrulliti ed inoltre sta rincitrullendo le vecchie generazioni che avevano delle belle basi solide.

    Se nel virtuale sei un campione mentre nella vita reale sei un' annullità, conviene chiudere col virtuale
    ed iniziare a costruire il proprio reale.

    Un salutone sior Paolo! Buon inizio di settimana!! :D

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  2. Grazie Daniele
    anche a Te un buon inizio di settimana!

    Forse l'utilità sta nell'estraniarsi dalla realtà ... non pensare, dimenticare i problemi o le tribolazioni:-)
    hai ragione la società odierna si sta rincitrullendo e quando capita di vedere vecchi programmi televisivi fine anni sessanta inizio anni settanta ... ti accorgi delle differenze: allora c'era voglia di partecipazione, condivisione ... si voleva cambiare il Mondo, si era pronti a mettere in discussione di Tutto e pronti ad argomentare su Tutto ... boh! non riesco a capire come sia stato possibile trasformarsi poco a poco e subire una lenta evoluzione o forse meglio involuzione!
    Alle stazioni della metro e a quelle ferroviarie , gli schermi digitali e l'occhio delle telecamere, mi ricordano sorprendentemente il Mondo Nuovo prospettato da Orwell in 1984! e se consideriamo che lo ha pubblicato nel 1948, c'è da stupirsi per tanta chiaroveggenza e capacità di leggere le applicazioni future della scienza.
    Non dico che oggi sia meglio o peggio di ieri, anche perché certi programmi di ieri con quell'ostentata voglia di contestazione a guardarli oggi mi sembrano patetici e qualche volta volutamente esasperati da chi voleva rappresentare il caos, lo sgradevole e forse suggerire che l'ordine naturale delle cose doveva essere ristabilito.
    Scusami Daniele sto straripando oltre gli argini del ragionevole, mentre apprezzo quello che hai scritto riguardo i limiti del virtuale oggi rappresentato dalla nuova tecnologia della comunicazione, ieri da quello che la tv voleva raccontarci distogliendoci dalla realtà ... il fine comunque è sempre lo stesso: stordire, abbacinare più che gli occhi le menti.

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    1. No beh hai scritto giusto. Certo, ci sono aspetti dell' era moderna che hanno cambiato in benissimo la vita,
      nel passato c' erano restrizioni assurde e mentalità diverse.
      Anche a me pare assurdo vedere in ogni luogo queste persone con queste nuove tecnologie
      a giocare...

      C'è una vignetta che gira da tempo in web che è nostalgica anche per me:
      mostra gli anni passati ( anche gli anni '90, stupendi, andati ormai lontano.. ) dove c'è un gruppo di ragazzini
      riuniti che giocano sotto un albero, ognuno a modo suo ( nascondino, pallone... )..
      Sotto, invece, l' immagine dell' era moderna: un gruppo di ragazzini seduti, ognuno col proprio
      cellulare a giocare a quei giochi stupidi.

      Il titolo sarebbe: "Il giocare insieme". Tristezza..

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  3. La conclusione di Lorenzo Fantoni riporta al centro la responsabilità di ognuno riguardo il tempo e l'uso dei videogiochi, dei network e della rete internet ... che non sono i responsabili del proprio isolamento e delle perdite di tempo, ma essendo strumenti la loro utilità o intelligenza dipende dall'uso che ne facciamo.

    Che senso ha scrivere un blog? si domanda Marco Freccero in un suo post "E' necessario Pianificare un Blog?", in altri termini perché dedichiamo tempo al diario in web, con quale finalità?
    Condivido in pieno la sua risposta anche perché usa un termine a me congeniale "capitale sociale".
    Dice Freccero:
    Se apri un blog lo fai per creare contenuti e condividerli. Se si tiene davvero a questi contenuti, non per denaro o per la gloria di diventare famosi ... per carità motivazioni legittime anche queste, ma da sole non bastano a dire che si hanno a cuore i propri contenuti... così come non basta una buona veste grafica o una lingua corretta e comprensibile ... condizioni necessarie ma non sufficienti! I contenuti sono quel lievito che ti permette di costruire quello che in gergo si chiama “capitale sociale”. Ecco: tu fai un investimento il cui fine è creare e incrementare un capitale.
    Continua sorprendentemente:
    Là fuori ci sono persone, e questo spesso si dimentica. E se desideri che la tua economia non solo ci sia, ma sia in grado di mettere in movimento relazioni, riflessioni, idee e altro ancora, devi per forza di cose lavorare sulla tua voce. Sul tipo di sguardo che possiedi.
    Di fronte a una quantità ciclopica di contenuti, le persone hanno imparato a distinguere tra le realtà Utili, e quelle Importanti.
    Le prime (sto semplificando), spesso sono legate ad aziende o realtà che servono alle persone: forniscono servizi, vendono prodotti, offrono assistenza o aiuto. Le seconde… lì puoi trovare il tuo spazio. Difendere la tua economia significa sapere quello che c’è attorno a te, e proprio per questo, invece di andare a rimorchio, dovresti agire in modo che i tuoi contenuti abbiano la tua impronta. Il tuo stile e la tua voce.

    Marco Freccero conclude dicendo qualcosa di molto condivisibile che richiama l'incipit del post qui sopra "Qualunque gioco, mentre ci giochiamo, gioca con la nostra testa":

    procedere disordinatamente e svagatamente nel redigere il proprio blog significa che al di là di chiacchiere e proclami, non hai una grande opinione dei tuoi contenuti; e a questo punto, o non ci sono contenuti perché non hai niente da dire, oppure ci sono, ma non hai ancora compreso la loro importanza.
    Soprattutto, fatichi ad accettare che tu sei di valore.

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    1. Interessantissima conclusione.
      Io ho creato il mio blog come "blog di utilità". Volevo spargere notizie che nessuno o pochi sapevano,
      e dare condigli a chi avesse bisogno di consigli.
      Il tutto poi nasce per caso: dopo aver ricevuto una lettera a casa ed aver scoperto la legge inerente, posto un articolo sulla Tassa Automobilistica ( il famigerato Bollo Auto ). Spiego che, se lo Stato non lo richiede entro certi termini, esso cade in prescrizione e può non essere pagato.
      Iniziano a contattarmi ponendomi domande. Sul bollo, su Equitalia, su tasse più varie, Ici, Imu, Canone Tv....
      Ho ricevuto più di 3000 commenti e migliaia e migliaia di visite.

      Ecco, questa è una delle cose utili della modernità: il raggiungere chiunque senza alcun costo.
      Mi sono e mi sento utile, quando posso, nei limiti dei miei mezzi e conoscenze, esser d' aiuto a chi
      riceve cartelle di pagamento e non sa come agire.

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  4. Daniele! Ti ringrazio del Tuo Splendido commento.

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  5. Che post magnifico, riflessione pura..Sono d'accordo con voi..ok i giochi di intrattenimento ma da li a diventare una vera e propria dipendenza c'è ne dovrebbe passare di trada invece noi, continuiamo ad isolarcii fino al punto di allacciare una relazione sociale solo attraverso uno smartphone o su Fb. Siamo come automi..

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