Questo pupazzetto non ci rappresenta, ma esprime lo stato d'animo della precarietà,
a cui non Vogliamo Assomigliare ...
la scelta è ... In Direzione Ostinata e Contraria
D.O.C.









venerdì 17 gennaio 2014

AMBIZIONI SCONFINATE


Primo pomeriggio, appena terminato di pranzare e pigramente, trovandomi in casa,  guardo la tv in modo passivo, osservo le immagini senza seguirne completamente il senso.
Preso da pensieri negativi rimugino: forse quella volta se … oppure quell’altra volta che … ed ancora mi ritrovo a snocciolare tutti i problemi che mi capita di vivere e che tutto sommato me li “merito”, perché ne sono stato l’artefice.
Disoccupato, solo come un cane, rintanato a leccarmi le ferite … ma inevitabilmente senza rendermene conto sto infettando le ferite, le sto coltivando mettendoci un dito metaforico che le ravviva e le rende esageratamente dolenti.
Li per lì non me ne rendo conto. Ottuso e chiuso nel mio dolore,  mi sento stupido ed inadeguato, perché ho fatto cose sciocche  e , con il senno del poi, riconosco che mi sono danneggiato … ma chi non fa errori?
Il sottofondo di suoni, parole ed immagini che provengono dalla tv, la digestione e la dolente ed ottundente sensazione da rincoglionimento dovuto alla eccessiva autocritica, finiscono per generare un incontenibile senso di torpore.
Sento suonare alla porta di casa, apro, il postino mi consegna una raccomandata e cordialmente mi saluta. Sorpreso, inebetito ma soprattutto incuriosito, leggo la busta e cerco di capire chi mi ha scritto e che cosa vuole.
Nella busta c’è il sigillo della Repubblica Italiana, e niente meno la Segreteria  del Presidente della Repubblica a scrivermi. Trovo in bella grafia l’indicazione del mio indirizzo oltre che al mio nome e cognome preceduto dal titolo di dottore.
Ogni malumore è passato, la curiosità è riuscita a scacciare quel tormentoso sottofondo fatto di recriminazioni, di pensieri negativi e quant’altro … il riflettore è tutto su questa strana lettera. Apro la busta  e trovo una preziosa pergamena, scritta con caratteri ricercati e linguaggio solenne
Siamo felici ed orgogliosi di comunicarVi che nella ricorrenza del 2 Giugno il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano conferirà al  Dottor Paolo Falconi la nomina di “Cavaliere del Lavoro”.
La prestigiosa onorificenza , rende merito ed onore alle qualità della persona per l’impegno profuso, nonostante gli innumerevoli insuccessi e il sostanziale fallimento, dimostrando grande abnegazione e senso del dovere, senza mai perdersi d’animo proseguiva imperterrito alla ricerca della sistemazione che gli permettesse di sviluppare il suo talento.
Siamo rimasti sorpresi nel costatare quanto sia bella la sua incrollabile fiducia, che, nonostante tutto, non è mai venuta meno, perseverando nel credere al rispetto dei Valori Umani e delle Istituzioni.
Sicuramente un fulgido esempio di chi non perde mai la Speranza, anche quando è fin troppo facile sentirsi meno di niente, un fallito, un novello lebbroso in una società di vincenti o apparenti tali.
E’ riuscito praticamente a rovinare la sua vita, credendo in valori come la famiglia, il rispetto delle regole e dell’onestà, il valore del sacrificio e della rinuncia. E’ riuscito a sopportare angustie indicibili, a superare periodi di grande fragilità, dopo aver perduto tempo, denaro, dopo aver rinunciato a lavorare per altruismo o per accudire chi non poteva esserlo altrimenti.
Il Lavoro è stato sempre il suo chiodo fisso, la meta dove far convergere tutti i suoi ideali ... ha perfino pensato di coltivarvi sentimenti quali Amicizia e Amore, dimostrando di essere un tenero, romantico, inguaribile ingenuo.
Siamo sorpresi nel vederla ancora annaspare, cercare di andare avanti nonostante le nostre cattive riforme che hanno reso il lavoro una vera chimera, l’inferno per tutti coloro che osano sperare di poter ambire a realizzare i propri sogni, di uscire dalla precarietà.
Lei è sempre alla ricerca di qualcosa da fare, sostanzialmente della propria Dignità, di  Senso , Autostima che la consapevolezza del proprio ruolo sociale, derivante dal proprio mestiere, rende possibile coltivare ed accrescere.
Lei è indubbiamente un  fallito, un meno di niente, l'ultimo degli ultimi, un dannato alla precarietà ma ha il grande merito di non rassegnarsi a tale condizione, vivendo per quanto Le è  possibile decorosamente e dignitosamente, pagando perfino le tasse e senza chiedere niente a nessuno,  senza rompere l’anima ad alcuno, senza aggredire , senza urlare, senza arrabbiarsi ...
Lei virilmente non accetta la condizione che questo nostro Stato le ha imposto, e non le elencheremo le conseguenze, che ben conosce, per la latitanza di una vera Politica del Lavoro volta a produrre risultati concreti, in grado di salvaguardare anche i presunti perdenti, quelli che in una società votata alla competizione, fa rimanere inesorabilmente ad annaspare nel nulla.
Lei novello milite ignoto, lo portiamo a fulgido esempio su un ideale Altare della Patria: mai tanti furono danneggiati da pochi senza scrupoli, arroganti e menefreghisti Cettolaqualunque.
Certamente ed indubbiamente Lei è stato un gran fesso, si è complicato la vita, ha perfino giocato e perso in borsa,  ha fatto cose sciocche davvero, auto infliggendosi  sofferenze che neanche all’Inferno sono riuscite a concepire … ma, ha Creduto e continua a Credere, a Sperare, in un percorso di Crescita, Umano e Professionale, tanto da meritarsi il titolo onorifico di Cavaliere del Lavoro.

Quando mi sono risvegliato, mi sono sentito di buon umore, ho capito che stavo focalizzando troppo l’attenzione sui miei fallimenti, sui torti subiti, sulle ingiustizie … amareggiandomi, sentendomi afflitto in una ristretta ottica materialistica.
Sento che c’è ancora il domani da costruire, che ci sono ancora tante cose da fare, che si può fare di meglio.
Non serve proprio a niente  piangere sui propri errori, angustiandosi con  dei pensieri negativi che tormentano l’anima e tolgono la forza.
Penso: Ho  Voglia di fare, di più!

Nel mentre, mi arriva dalla tv la notizia che è morto Hiroo Onoda, il leggendario ultimo soldato dell'Esercito imperiale giapponese arresosi soltanto nel 1974.
Morto all'età di 91 anni per un infarto in un ospedale di Tokyo dove era stato ricoverato dal 6 gennaio 2014, dopo un'insufficienza cardiaca. 
In una recente intervista affermò di non avere rimpianti per i suoi 29 anni trascorsi sull'isola delle Filippine di Lubang,  dove era stato distaccato nel 1944, malgrado la resa del Giappone nella Seconda guerra mondiale.
In seguito si sposò,  ebbe dei figli e fece fortuna in Brasile gestendo una piantagione. Tutto sommato  conobbe anche anni sereni.
Non visse di rimpianto, ne fu amareggiato per quanto gli capitò vivere in gioventù,  pensando semplicemente di aver adempiuto al meglio  al suo dovere ...

In qualche modo anche questa notizia è incoraggiante! 

4 commenti:

  1. Paolo, in qualche modo sono con te. Sì, BASTA recriminare! Se hai voglia di fare di più, fallo! Bravo!

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  2. Grazie Sonia ...
    Ci provo:-)
    continuo a mettercela tutta!

    Buon Anno a Te

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  3. Purtroppo ti leggo solo ora, caro Paolo, per cui forse non hai più bisogno di una parola di incoraggiamento o di conforto perché hai già superato il momento buio.
    Almeno una volta nella vita tutti ci siamo posti i tuoi stessi interrogativi, e ci siamo sentiti dei falliti e dei perdenti, e abbiamo perso la voglia di lottare e l'entusiasmo di vivere, e ... e ... e ...
    Tuttavia, dopo il momento buio di disperazione più totale, nel quale anche Gesù si ritrovò (nel deserto e sulla croce), c'è sempre una fiammella di luce, la speranza, l'illusione che le cose cambieranno anche per noi, forse più Paperini degli altri, o forse più sognatori, o forse semplicemente più onesti e brave persone dei tanti furbi e furbetti che incontriamo sulla nostra strada ogni giorno (ma tu ti cambieresti con loro? io no!).
    La cosa importante è non lasciarsi andare (cosa avrebbe dovuto fare Nelson Mandela con tutti gli anni trascorsi ingiustamente in galera? e Henri Charrière?).
    Viviamo pure i nostri momenti bui in isolamento, tra le lacrime, leccandoci le ferite, ma poi dobbiamo risorgere con l'entusiasmo che ci fa dire: questa è la vita! Bella o brutta che sia, questa è la mia vita! E ne ho una sola: non devo sprecarla (Mandela uscì settantenne dalla galera e continuò a vivere).
    Forza e coraggio, caro Paolo!
    Vai avanti e vivi, vivi, vivi!
    Un abbraccio

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