Questo pupazzetto non ci rappresenta, ma esprime lo stato d'animo della precarietà,
a cui non Vogliamo Assomigliare ...
la scelta è ... In Direzione Ostinata e Contraria
D.O.C.









domenica 1 dicembre 2013

PERDONATE SE POTETE CHE VI FARA' BENE

Wojtyla per questo gesto non ce lo ricordiamo
come un debole, tutt'altro!
E' la solita storia: o perdoni o ti vendichi. Chi sceglie la seconda pensa che perdonare equivale a calarsi le brache e porsi  alla pecorona, e per questo decide di aspettare il momento più propizio per scagliare il suo rancore, che nel frattempo gli avrà avvelenato la vita e quel poco o molto di buono attorno a se. 
Non è solo questione spirituale, un comandamento religioso, morale ora è stato accertato anche dalla scienza per mezzo della risonanza celebrale, accertando gli effetti dell'una o dell'altra opzione nella nostra testa.
Alcuni soggetti hanno difficoltà a perdonare perché alcune aree del loro cervello, predisposte a questa funzione, sono poco sviluppate, ma hanno scoperto anche di più. 
Perdonare fa stare meglio e comporta stati emotivi positivi, mettendo in moto un complesso network cerebrale, che include la corteccia prefrontale dorsolaterale, la corteccia del cingolo, il precuneo e la corteccia parietale inferiore. Lo rivela lo studio di alcuni ricercatori dell’Università di Pisa guidato da Pietro Pietrini.
Gli studiosi hanno utilizzato la risonanza magnetica funzionale per misurare l’attività delle diverse regioni cerebrali in un gruppo di soggetti che dovevano immaginare scenari di eventi sociali dolorosi (come essere traditi dal proprio partner) e rispondere perdonando l’aggressore oppure provando risentimento e/o immaginando di mettere in atto una vendetta.
RIVALUTAZIONE DI UN EVENTO - Alla fine di ciascuno scenario i partecipanti davano un punteggio alle proprie capacità immaginative e al livello di sollievo esperito in seguito al perdono. «Nel corso della storia - spiega Pietrini - il perdono è stato invocato dalla religione e da leader politici come la risposta moralmente corretta nei confronti di un’offesa.
 Il nostro studio ora indica che il perdono affonda le proprie radici nel cervello e che si configura come un processo cognitivo articolato che può consentire all’individuo di superare stati emotivi negativi tramite la rivalutazione in termini positivi di un evento».
CORTECCIA PREFRONTALE - La corteccia prefrontale dorsolaterale - spiegano gli studiosi - è coinvolta nella modulazione dei vissuti emotivi mediante processi di ristrutturazione cognitiva. Come percepiamo un evento e le sue conseguenze influenza il nostro vissuto emotivo.
 Un licenziamento, ad esempio, può essere vissuto come un fallimento, come un atto di ingiustizia o come un’opportunità di cambiamento. L’attivazione della corteccia prefrontale dorsolaterale suggerisce che la rivisitazione in termini positivi delle conseguenze associate a un evento negativo sia uno dei processi cruciali che vengono messi in atto nel perdonare un aggressore.
COMPRENSIONE - Le attivazioni della corteccia parietale inferiore, una regione associata all’empatia e del precuneo, un’area che viene reclutata per “mettersi nei panni dell’altro”, suggeriscono che un passo importante per perdonare sia comprendere che chi ci ha offesi è un altro essere umano, simile a noi, e che ciascuno, se posto nelle stesse circostanze, potrebbe arrivare a comportarsi in modo simile.   

5 commenti:

  1. Mah... io vedo il perdono più come una necessità personale che altruistica. Più come un modo di sentirsi superiori che non di sollevare davvero qualcuno da un peso. Inoltre è da sempre lo strumento principe delle religioni, che lo propagandano in modo da tener buone le folle che subisco abusi e ingiustizie di ogni tipo senza ribellarsi.

    Ammesso che sia necessario addirittura uno studio (adesso pur di non perdere i finanziamenti studiano di tutto, anche il modo in cui ti scaccoli, con risultati lapalissiani anche per un bambino), non serve essere scienziati per capire che a perdonare ci si sente meglio. Si abbandona uno stato di stress, di rabbia, emozioni non piacevoli ma non per questo meno necessarie. Spesso è solo per provare sollievo da quelle emozioni per alcuni logoranti che si perdona, debolezza di carattere, e non è un'opinione da spacconi, è una cosa provata da studi simili, ma è un aspetto meno nobilitante quindi viene volutamente omesso dal discorso. Esiste anche una patologia specifica che tratta la negazione dei problemi e degli aspetti negativi allo scopo di tutelare la fragilità psichica, e nelle sue versioni più blande, viene confusa col perdono.
    Questo perché sul perdono si raccontano molte menzogne. Perdonare è facile, in buona parte dei casi. Significa lasciar correre, dimenticare, perché mantenere rancore richiede molta energia psichica, per cui ci si arrende facilmente con la scusa che perdonare è cosa buona e giusta, perché così insegnano.
    Chi dice invece "perdono ma non dimentico" per sembrare meno sprovveduto, pronuncia un ossimoro. Non dimenticare significa stare sempre sul chi vive, non fidarsi più davvero, quindi non è vero perdono. Il perdono è come l'amore, si dà possibilmente a chi lo merita e come quello deve essere totale, completo, assoluto.
    Inoltre la possibilità o meno del perdono ha ragioni meramente zoologiche. Il rancore o la vendetta non sono frutto del Demonio, rispondono all'istinto di autoconservazione. Una volta anche noi come gli animali uccidevamo o punivamo chi ci aveva aggrediti per sopravvivere allo stress della minaccia. Questo oggi è chiamato vendetta o giustizia, a seconda dei contesti arbitrari della società. Il rancore è una questione psicologica, non fisica di difesa, e se vissuta in maniera equilibrata è anche sana. Rafforza l'integrità morale, a seconda dei motivi. Non genera stress se non ne fai il centro della tua vita.
    Le aree cerebrali in gioco sono sempre le stesse, e non c'entra nulla il loro sviluppo o meno, ma solo ciò che la società di era in era considera accettabile o meno, in maniera del tutto tirannica, almeno da un punto di vista scientifico.

    Non ho ben capito l'esempio del licenziamento, in quanto quello avendo già letto al riguardo si occupa di un altro aspetto della psiche, e cioè quello che combatte la disperazione. Una parte del nostro cervello ha lo scopo di trovare il lato positivo o meno grave in ogni cosa, in modo da permetterci di affrontare le difficoltà della vita senza soccombere mentalmente. Perdonare invece riguarda lo scegliere di ignorare e dimenticare una cosa negativa, non trovarne il lato positivo o meno brutto. Mi sembra un pò confuso il discorso di Pietrini.
    Sono i pastrocchi che vengono fuori quando si mescola scienza e morale con dosi a propria discrezione.

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  2. Se passiamo al lato pratico: quale vita si vivrebbe se ad ogni atto ostile o comportamento insolente di chicchessia si rispondesse con altrettanta ostilità cercando la vendetta al momento opportuno? Di quanta energia psichica avremmo bisogno per pareggiare i conti con il proprio malessere generato dalla volontà di riscatto al torto subito? Saremmo in grado di scindere cosa è giusto e cosa è sbagliato nella valutazione del comportamento altrui? Vivere tra gli altri non è accettare anche le contraddizioni e le necessarie differenze caratteriali? Ovviamente ci sono torti e torti ... e in casi molto gravi, la vendetta piuttosto che la giustizia sarebbe la soluzione del proprio malessere? Chiudersi e fissarsi sul torto subito, ci fa sentire più in sintonia con il prossimo e con le persone che amiamo? ... e gli altri che ci amano sono contenti di vederci soffrire da tanto desiderio di vendetta? e questi si sentono maggiormente amati, quando il loro amore viene ignorato, dato per scontato o semplicemente non goduto da chi desidera solo la vendetta contro chi ha provocato a se stesso o a persona molto amata un male? la persona amata che ha subito un male, cessa di essere più importante del male che ha subito? ... perché quando ci fissiamo solo sul male, ed è questo lo scherzo demoniaco, ci dimentichiamo che la persona oggetto del male ha maggior bisogno di affetto, amore ... non colpevolizzata, in qualche modo, del male di cui è stata vittima... ne dimenticata.
    Anche l'odio è un modo per imbonire le masse, per distogliere dalla verità ... per governare garantendosi l'impunità di torti ben maggiori o errori macroscopici a cui è meglio trovare un capro espiatorio.
    Punti di vista, è chiaro ... di quanta energia abbiamo bisogno per continuare ad amare, dimenticare, lasciare alle spalle una cattiveria che ci ha segnati ... ma non distrutti! a cui rispondiamo con tutta la nostra serenità e voglia di vivere, di andare avanti, di sorridere e di credere ancora nel prossimo ... di lasciar correre, di mettersi nei panni di altra persona e comprendere piuttosto che odiare, demonizzare, marchiare d'infamia, disprezzare ... desiderare vederla strisciare, soccombere ai nostri piedi!
    E che dire di quelle persone che riescono abilmente a manipolare e raggirare il prossimo, fomentando odi e rancori a proprio vantaggio, creando barriere e distanze da persone che hanno solo il torto di pensare e credere in valori diversi dai suoi, o semplicemente perché così gli fa più comodo?
    In che modo vivere con una persona che amiamo, se non riusciamo ad accettare le differenze, e le inevitabili incomprensioni?
    Non so, sarà perché una volta al mese mi capita di andare al cimitero ... e vedere cosa resta di tutto il nostro orgoglio, della nostra sensazione di onnipotenza, del nostro ridicolo assurgere a semidei immortali ... poche scritte e due date con un trattino in mezzo che simboleggia tutta la nostra vita:-)
    Beh ... ti assicuro che perdonare è un modo di prendere coscienza di quanto sia piccolo quel trattino e che tutto ciò che resta di noi è quello che abbiamo saputo dare incondizionatamente anche a chi non lo meritava ... e chissà che un giorno anche quella persona non comprenda il proprio errore, ravvedendosi.

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  3. Come dici tu ci sono torti e torti. Certo se uno giura odio eterno al tipo che gli ha rubato il parcheggio, ha qualche problemino alla corteccia prefrontale ;) ma ad ogni modo non ho volutamente parlato di vendetta, ma di rancore. Il rancore non è necessariamente applicato sotto forma di azione fisica. Ho citato la vendetta solo riguardo i motivi per cui esso è condannato.
    Come ho detto se non ne fai il centro della tua vita, non ti logora. Ovvio dipende dal torto, ripetiamo. Se ti uccidono il figlio, è difficile mettere da parte la rabbia, che si perdoni o meno, ma si tratta di casi limite. Io parlo del quotidiano, delle più classiche situazioni di vita.

    Anche l'odio è da sempre strumentalizzato, è vero, ma parliamo di situazioni sociali più ampie, meno personali e quotidiane. Il perdono se non scendi in campo religioso non è un veicolo per le masse, è una faccenda più intima, come il suo contrario cui mi riferisco.

    Il mio punto alla fin fine è che non ha molto senso demonizzare chi porta rancore avvalorando la cosa con degli studi scientifici (che ci vuole coraggio a far studi del genere, a prescindere da come la si pensi), così come non ha senso santificare chi è propenso al perdono. Per mia esperienza, ho visto e vedo moltissima debolezza spacciata per bontà e capacità di perdono. Non vedo però animi sollevati dopo il perdono, al contrario, vedo sconfitta e amarezza. Anche a me è capitato di perdonare, ma non si è mai sicuri se lo si è fatto davvero, o se è solo per rendere le cose più facili a entrambe e parti. A volte ci si pente pure di averlo fatto, perchè sembra di aver venduto se stessi al quieto vivere. È questo che non si dice mai, perché si teme un giudizio bigotto dal prossimo: perdonare non è facile, non è da tutti, non tutti vivono bene facendolo. Così come odiare. Ci vuole molto talento anche per quello, non basta mica essere arrabbiati.
    La cosa ironica è che entrambe le emozioni se usate male possono consumarti.

    Però ho capito che sei una persona buona. Pochi vedono quel trattino pensando a "quel che abbiamo saputo dare" piuttosto che a "quello che abbiamo avuto".


    È un argomento stimolante :)

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  4. Stimolante come il ragionare con Te:-)

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  5. Ciao Carissimo Paolone.... è tanto che non venivo da queste parti...... :D

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