Questo pupazzetto non ci rappresenta, ma esprime lo stato d'animo della precarietà,
a cui non Vogliamo Assomigliare ...
la scelta è ... In Direzione Ostinata e Contraria
D.O.C.









domenica 6 ottobre 2013

RAPSODIA


Giornata tutto sommato piacevole, se tralasciamo i magri incassi , le lunghe ore trascorse al negozio inventandosi qualcosa da fare per non stare senza far niente. Fugaci incontri della giornata, qualche parola, un sorriso, incoraggiamenti e tanta simpatia tutto sommato fanno propendere l’ago della bilancia al positivo di una contabilità ben più universale di quella della partita doppia . Le canzoni di De  Andrè  mi hanno accompagnato per lunghe ore durante il giorno e forse un po’ mi influenzeranno nelle due ore e mezza seguenti, quelle del ritorno a casa con il treno  e la metropolitana.
La sala di attesa è affollata, fuori tende al bigio, l’aria è più fresca degli altri giorni … l’altoparlante annuncia un ritardo di venti minuti per il treno che viene da Roma, di conseguenza per noi che rientriamo e dobbiamo prendere quello in direzione contraria già si preannuncia  un rientro non facile. Scambio quattro chiacchiere con una bella ragazza sulla trentina, ben vestita di Roma, che per lavoro è costretta a viaggiare molto e a parlare con i  clienti. Un po’ per il suo raffreddore, un po’ per la sua giornata che non deve essere stata una meraviglia al mio approccio ha reagito inaspettatamente con una seccata chiusura e se non mi ha mandato a quel paese, poco c’è mancato … preferendo chiudersi in se, continuando a leggere il suo bel  libro, che intitolava “l’Amore è tutto”:-) per poi letteralmente fuggire, come un sorcio alla presenza di un gatto, all’arrivo del treno …  fino a quel momento la fredda risposta è stata mitigata dalla simpatia e dai sorrisi di una ragazzina di otto anni, tutta intenta a ripassare con la mamma e la zia la tabellina del sette … felice come una pasqua, che riesce a dimostrare un talento naturale a fare i conti, ma soprattutto si percepisce un innato  sguardo positivo alla vita, alimentato dalle carezze amorevoli della mamma e della zia.
Sul treno trovo posto al piano rialzato, dove si spera l’aria condizionata sia temperata, ne a temperature siberiane ne a quelle da sauna finlandese. Pare che la temperatura sia quella giusta, confortevole e credetemi già fa un buon 50 percento di gradimento ai fini del viaggio.
Quattro ragazzi, sulla ventina, poco più in là sparano cazzate a raffica. Sono quattro amici simpatici, che stanno bene insieme, si prendono in giro a turno e ognuno fa a gara a dire la scemenza più simpatica. Hanno una fantasia incredibile ed inesauribile, mai scontati e prevedibile, c’è arguzia  e colpiscono inesorabilmente le debolezze di ognuno … senza colpo ferire, senza cattiveria … ma inesorabili e taglienti, delineano i caratteri e le storie di ognuno di loro. I problemi contemporanei pare che li sfiorino, sono felici di stare insieme e di giocare, sembrano quattro giovani leoni … uno solo è fidanzato ed è quello che riceve costantemente telefonate dalla ragazza per sapere dove sta … provocando facili lazzi e battute degli altri tre fetenti guasconi.  Mi rivedo alla loro età, seduto tra amici, quando il tempo vola e provi quella sensazione indefinibile e leggera che nominiamo felicità, ma che è lo stare bene con persone che dimostrano la stessa cosa e niente più … i problemi, una volta tanto restano fuori, relegati in fondo, ma proprio in fondo … che non se ne avverte la presenza.
Un giovane Padre con figlia di sei sette anni … si raccomanda ai quattro ragazzi di usare un tono meno da caserma, di moderarsi un po’ … parole al vento, perché l’esuberanza dei quattro non è facilmente contenibile … ma non c’è cattiveria o sfida … e quindi nessuno ha niente da ridire ed il clima è tutto sommato sereno, e poi  i quattro scendono dopo qualche fermata.
Un vucumprà di colore è appisolato, qualche sedile più avanti. E’ visibilmente stanco, avrà scarrozzato tutto il giorno i due grandi bustoni di plastica contenenti le sue mercanzie … dal suo modo di stare seduto, afflosciato e triste si ricava che anche lui non ha avuto una giornata ricca d’incassi … in più avrà incontrato persone sgarbate, che per il fatto di esser nero gli avranno rivolto la parola con un insolente “ Tu” … non in tono amichevole … ma quello rivolto ai paria, agli ultimi degli ultimi … mentre lui fa il possibile per tirare avanti con dignità e cerca una strada che dia benessere a se e alla sua famiglia. E’ giovane, probabilmente ha studiato e comunque conosce almeno tre lingue … e si è dovuto adattare a mille difficoltà, che i suoi pochi anni lo fanno sembrare più maturo di quello che  è.
Il controllore è un signore tra i cinquanta e i sessanta, accento pugliese, ha una faccia e modi simpatici, anche se indossa una divisa ed è consapevolmente autorevole. Richiama un poco i quattro fetenti, ma lascia correre su un biglietto timbrato due volte … è paterno e comprensivo … anche quando si rivolge al giovane africano, risvegliandolo, con “Biglietto” … il suo Tu non è offensivo … “Dove stai andando? Dove devi scendere?” …  “a casa mia” risponde lentamente e ancora non  del tutto risvegliato il giovane di colore … “Si, va bè … anche io vado a casa mia” risponde il controllore, che poi scende di corsa alla fermata, per bloccare un dispositivo che avverte al treno in direzione contraria che la strada è libera … e quando ritorna trova il giovane negro ancora seduto con il biglietto in mano per Cesano.
Una coppia di ragazzi battibeccano amorevolmente … avranno meno di diciotto anni. Lui fa l’errore di difendere una conoscente di entrambi, che ha litigato con la sua ragazza … è un errore che la sua ragazza non riesce proprio a sopportare … entrambi dopo una sfuriata, rimangono taciturni e distanti … Lui capisce, e cerca di rimediare … Lei scoppia in un pianto a stento trattenuto …  In far data, sale un giovane musico, armato di chitarra. Il ragazzo si accosta al giovane di colore e chiede educatamente di poter prendere il giornale …  la risposta ovviamente è positiva, e il ragazzo di colore sembra stemperare anche il senso di disperazione che lo attanaglia, qualcuno si è rivolto a Lui, senza pregiudizi, con cortesia e questo fa la differenza e forse chiudere un giorno da dimenticare e guardare al prossimo con maggiore speranza.
Vicino alla coppietta si siede uno strano tipo davvero … avrà avuto tra i trenta e i quaranta anni … un berretto in testa, un viso scavato e vissuto, lineamenti indecifrabili … non puoi dire a prima vista se italiano o straniero … mani callose ed irrobustite dal duro lavoro, ma anche estremamente abili a manovrare oggetti tecnologici … infatti tira fuori una macchina fotografica digitale, per cambiare le pile … mette un altro aggeggio sotto carica, infila le cuffiette per sentire la musica … si prepara una cartina con del tabacco … ha perfino il filtro … tira fuori dallo zaino  una bottiglia di birra … e si guarda intorno sereno, rilassato, come se fosse sul salotto di casa. Ha rotto l’intimità della coppietta, che tace allarmata guardando quello strano tipo … almeno hanno smesso di litigare e di struggersi inutilmente … quel tipo li guarda come se guardasse due amici, non c’è libidine, malvagità nel suo sguardo … sfida o chissà che … c’è la naturalezza di un cane o di un gatto … la curiosità, senza giudizio, lo sguardo bovino mentre rumina il ciuffo d’erba … Non resiste a lungo e scende a fumarsi la sigaretta … lasciando tutti i suoi aggeggi sotto lo zaino, incustoditi.
La piccola con il giovane Padre gioca e ride divertita. Sembra di assistere ad una scena del film “la migliore gioventù” quando Lo Cascio gioca e scherza con la giovane figlia. Lui , pochi capelli in testa, occhialetti che gli danno un aria da professorino …  una voce simpatica, dimostra un gran bene alla sua piccola figlia.
Salgono altri quattro giovani ragazzi … sento che la Roma conduce tre a zero … l’aria si rallegra … arriva il bizzarro signore della sigaretta, che si accomoda sul suo divano di casa … mi aspetto che tiri fuori le pantofole …  ma inaspettatamente rivolge parola al giovane musico, dimostrando di essere a sua volta competente e un accento al 90% italiano … comunque poco importa di sicuro è un cittadino del mondo.
La coppietta è nel frattempo scesa e riappacificata … il musico colpisce per la sua spontanea capacità di far amicizia, i suoi modi gentili ed educati non passano inosservati … un giovane come tanti, che piange il cuore quando la politica si fa autoreferenziale e dimentica che c’è tanto da fare per risolvere i problemi reali della gente.
Lo strano tipo dopo un po’ scende e mi accorgo che in basso aveva anche una  bella bicicletta … e tanta sicurezza e tranquillità, credo di non averla mai vista in alcun individuo fin ora incontrato, in tutta la mia vita.
Il viaggio è più lungo del solito … e quando si arriva a stazione Ostiense il sollievo è immenso. Durante il percorso sotterraneo che mi porta alla stazione della metro  di Piramide … incrocio bivacchi per passare la notte alla meno peggio … colpisce la loro capacità di render casa anche un corridoio del sottopasso della stazione. Gente organizzata che cura il loro giaciglio con dovizia: dai cartoni come materassini, alle lenzuola, alla coperta e allo zaino come cuscino … le scarpe lasciate in un angolo, a portata di mano ma non troppo accostate al naso … gente tra altra gente, serena … come la bimba con il giovane Padre, sfarfalla, zompetta avanti avanti  sorridente e gioiosa … per nulla stanca, mentre il giovane Padre la segue scherzando e ridendo … pur camminando come se portasse un peso sulle spalle.
Non è finita la giornata … il meglio deve ancora capitare. Alla stazione di Piramide apprendo che il trenino per Viale Conca d’oro arriverà tra dieci minuti … altri venti per il viaggio, penso che devo trovare un bagno assolutamente per liberare la vescica piena. Con mio massimo stupore ho scoperto non solo che per fare pipì si deve pagare 0,50 centesimi, ma soprattutto ho visto un bagno ipertecnologico autopulente, super igienico … con una voce petulante che spiega prima in italiano e poi in inglese … quello che devi fare e in quanto tempo puoi farlo … insomma desolante e triste … se tutto questo comporta anche maggiore disoccupazione … comunque la prossima volta la faccio in treno, che non costa niente e nessuno mi dice quello che devo fare e in quanto tempo farlo!
Ritornato alla banchina della metro si avvicina un tizio con abiti lisi e sporchi, ma che a suo modo rivelano gusto nella scelta degli abbinamenti, per nulla casuale … ha un aspetto mite, dimesso e  decisamente ubriaco, dall’accento straniero … età indefinibile, sembra Ligabue … non il Cantante, ma il Pittore. Educatamente mi chiede quante fermate ci sono per il Policlinico … gli rispondo sei … poi vedo che barcolla, gli chiedo se si sente bene … lui mi risponde:  "si … ho solo bevuto un po’ troppo" … gli dico di fare attenzione, che così si rovina la salute … Lui, si presenta, mi stringe la mano “ Eduard, sono un medico … di solito faccio attenzione, ma questa volta ho proprio esagerato … e c’è nel suo viso, un senso di sconfitta, di delusione per se stesso … un’amarezza profonda … e quel biasimarsi per non essere stato capace di rispettarsi … mi commuove” Sul vagone dove saliamo, è percepibile il pesante sguardo della gente … ma Eduard sente più pesante il proprio sguardo su se stesso, per accorgersi di quello degli altri. E ‘ appena rinfrancato dall’aver parlato con un altro essere umano, e dalle parole di non biasimo e dall’alzata di spalle … come dire “a chi non capita  una volta nella vita … di andare sotto un treno … dai! ritrova la forza per rimetterti in piedi, non lasciarti andare!” Così è sceso alla fermata del Policlinico, con un gesto di gratitudine, salutandomi come un vecchio amico. 

8 commenti:

  1. Al nord d'Italia sono tutti molto più contenuti. Nei treni trovi solo gente col naso infilato nei libri o nei palmari, nei giornali, o attaccati al cellulare. E non tutti stanno svolgendo quelle azioni davvero. Si diventa in fretta come loro, per timore di qualcosa di inconsistente e perché alla fine tanta freddezza ti deprime.

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  2. Tu sii te stessa ... non guardare con gli occhi soltanto, osserva con tutta la tua anima e noterai anche il minimo particolare, anche il più insignificante che può raccontarti chi sono quelle persone sfuggenti, solo in apparenza ... ma che come te provano le stesse cose:-)
    Un bel sorriso, osserva con attenzione ed interesse ... vai oltre le apparenze, chiediti cosa proveresti al loro posto ... non perdere occasione per domandare anche una cosa che sai già, tanto per rompere il ghiaccio ... le persone anziane sono le più sole e disposte ad aiutarti ... ti meraviglierai di quante cose possono raccontarti ... di quanta saggezza ed esperienza sono ricche e desiderose di condividere con chi si interessa veramente a loro ...

    Ciao Iride
    immagino che sei una buona osservatrice ... altrimenti si saresti chiamata papillina, nasella, cocleina o popastrella:-D
    quindi datti da fare, usando la tua solarità e gentilezza

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  3. Effettivamente è vero che ad una certa età, come detto più volte io faccio parte della quinta, si diventa molto più osservatori e più tolleranti verso il prossimo.

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  4. Una quinta che Ti va molto stretta:-) dato che esprimi vitalità, umorismo e tanta simpatia ...che sei un forevergreen
    per questo ti seguiamo con Affetto

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  5. Questo spaccato di vita è bellissimo. Un'umanità in viaggio di varia estrazione, età, colore e attività che si muove spesso ignara degli altri, ma non ignorata da chi ne ha scritto in questo post con grande comprensione e umanità.

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    1. Grazie per il Tuo commento ... che non ti nascondo, mi ha fatto molto piacere:-)

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  6. Leggerti dà serenità e fa bene,specialmente in certi momenti,i miei di adesso...In fondo,hai ragione,se usiamo gli occhi per vedere,e non solo guardare con disattenzione o noia,il mondo diventa più interessante,più vero,nelle sue molteplici complicazioni.Una parola o un gesto al momento giusto,aiutano eccome,ci rendono meno soli in un mare di indifferenza.
    Ho usato il treno per tanti lunghi anni,ma ero una ragazza e i pensieri erano altri,ed anche il mondo di allora era altro..Da tanto non passavo da qui,devo farlo più spesso.Ciao Paolo.

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  7. Non siamo fatti a senso unico ... si prende e si da, dalla stessa o da più persone differenti ... come il tuo voler esserci mi dona calore e simpatia che finisce per rendere più di quanto possa averti dato:-)

    Ciao Chicchina o Francesca:-)

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