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D.O.C.









domenica 13 ottobre 2013

GUY DE MONTFORT


Un filo rosso lega Evesham (contea inglese del Worcestershire) a Viterbo. Una storia medievale raccapricciante mi è stata raccontata nella sua drammaticità e carica di  considerazioni  tutt’ora valide, come perenne monito agli inesperti della vita ad essere più cauti ed accorti, per quanto sia possibile, tenuto conto degli scherzi che il destino gioca ad ogni essere umano, volenti o non volenti.
Guy de Montfort nato nel 1244, è stato un condottiero inglese. Figlio di Simon de Montfort V, il sesto conte di Leichester,  e di Eleonora d’Inghilterra ( figlia di Giovanni  Senzaterra e sorella del Re d'Inghilterra Enrico III).
Oggi è sentita con forza la necessità di modificare la Costituzione per accentrare sempre più poteri nelle mani di un sol uomo, in modo da consentire di governare uno Stato più efficacemente … passandola come un' esigenza irrinunciabile per rendere più agile e moderno  il nostro Stato... più adeguabile ai dictat imposti dalla Banca Centrale Europea e non solo.

Effigie di Simone V di Montfort nella Camera
dei Rappresentanti degli Stati Uniti
Al tempo di  Simon di Montfort V, si avvertiva l’esigenza opposta … quella di limitare il potere assoluto del Re … con l’istituzione di un Governo di 15 Saggi, sottoposti al controllo Parlamentare  e di fatto sancire maggiori autonomie locali (Diritti di Oxford 1258).
Una Bolla Papale appoggiò il Re Enrico III a rigettare i Diritti di Oxford.
Una coalizione di Baroni, capeggiata da Simon de Montfort si ribellò al Re. La battaglia di Eveshan vide la sconfitta dei baroni ribelli e fatto raro, il loro sterminio sul campo di battaglia, contro l’uso in genere a quel tempo di prendere prigionieri quelli che si arrendevano, soprattutto i nobili, per poi ottenerne un riscatto in denaro o in terre.  Di 5.000 ribelli, contro il doppio dei realisti, più di 4.000 persero la vita … senza alcuna pietà, fra cui lo stesso  Simon de Montfort e suo figlio Enrico, mentre il giovane Guy ferito fu fatto prigioniero, ma dovette assistere impotente allo scempio dei corpi dei suoi cari, che furono spogliati, trascinati nel fango e poi fatti a pezzi … tra le risa e frasi irriverenti, ingiuriose  dei carnefici macellai.

Va detto che Simon V de Montfort non stimava Enrico III a causa di una serie di dissapori ed incomprensioni, ciò nonostante aveva chiamato il suo primo figlio come il Re e soprattutto, dopo la battaglia di Lewes del maggio 1264, prese prigionieri Enrico III, suo figlio il Principe Edoardo e Riccardo di Cornovaglia (il fratello del Re nonché della moglie di Montfort V Eleonora  Plantageneto) rispettandoli e non eliminandoli!
Guy, privato di tutte le sue proprietà e rinchiuso nel castello di Windsor,  corruppe delle guardie e riuscì a fuggire in Francia dove si ricongiunse con suo fratello minore Simon ed il resto della famiglia in esilio.
 Guy e Simon passarono al servizio di Carlo d’Angio (a cui erano imparentati). Guy   divenne suo vicario in Toscana, dove sposò Margherita Aldobrandeschi, nobildonna  della contea della Maremma. Partecipò alla battaglia di Tagliacozzo nel 1268, contro Corradino di Svevia di parte ghibellina ed ultimo degli Hohestaufen ( a cui appartennero Federico Barbarossa e Federico II, lo stupor mundi).
 Le cronache del tempo descrissero l’impeto in battaglia del Montfort, paragonandolo ad un cinghiale in lotta contro una muta di cani da caccia … destando grande impressione e rispetto … Di media corporatura, rossiccio di capelli, di aspetto piacente,  a 24 anni Guy aveva conquistato molte posizioni in termini di prestigio e di considerazione dei Signori del tempo … fu artefice del suo destino con le proprie mani, creandosi la fama di uno spietato sanguinario …  non erano tempi quelli per educande, non si poteva essere altrimenti se si voleva sopravvivere soprattutto in certi ambienti.
La morte del Padre e del fratello maggiore,  anche per il tradimento subito da diversi baroni alleati,  ma soprattutto   lo scempio dei loro cadaveri era un chiodo fisso;uno choc a cui dovette assistere, senza poterlo impedire ... sentendosi inadeguato, e dovendo lottare con il conseguente senso di frustrazione, rabbia e voglia di rivalsa, giurando che l'avrebbe   fatta pagare in qualche modo al Re d’Inghilterra Enrico III, aspettando paziente l’occasione giusta, che fu anche la sua rovina.
Ebbe in premio il feudo di Nola, terra ribelle … ( la terra che vedrà i natali anche di Giordano Bruno nel 1548). Durante il primo conclave papale, a Viterbo,  giunsero diversi regnanti per sollecitare l’elezione del Papa, dato il prolungarsi dei tempi senza alcun costrutto.  Quando si seppe che il nipote di Enrico III d’Inghilterra, Enrico di Cornovaglia,  era giunto a Viterbo, Guy e Simon, decisi di vendicarsi dell’onta di Evesham si diressero con trecento armati presso la cittadina laziale.

Il 13 marzo 1271 Enrico di Cornovaglia stava  alla messa nella piccola chiesa viterbese di San Silvestro, oggi chiesa del Gesù.
Disarmati i soldati di scorta e circondato tutto il perimetro esterno della chiesa con i  trecento uomini,  Guy e Simon di Montfort raggiunsero il cugino che fu brutalmente ucciso con ferite da spada mentre cercava di rifugiarsi sull'altare, in un delitto che provocò anche alcune vittime innocenti (i due chierici che assistevano il celebrante)  e che, per l'efferatezza e per la profanazione del luogo sacro, destò molto scalpore in tutta Europa. 
Pare che dopo aver ucciso il nipote del Re d’Inghilterra, Guy uscì dalla chiesa, ma qualcuno della sua schiera lo esortò a fare di più … così rientro in chiesa deciso  a fare a pezzi il cadavere, strappandone il cuore.

Compiuta la vendetta, si allontanò indisturbato con tutto il suo seguito.
Questo fatto  di cronaca divenne il tormentone di quegli anni, che perfino Dante Alighieri, a distanza di quarant'anni, collocò Guy tra gli assassini nel VII cerchio dell’inferno, immerso fino alle spalle nel sangue bollente del Flegetonte, isolato rispetto agli altri dannati per la ripugnanza della sua crudeltà.
 I versi sono leggibili in una parete della chiesetta … in cui non è menzionato il nome di Montfort , ma solo citato come
 “ Colui fesse in grembo a Dio / lo cor che 'n su Tamisi ancor si cola” 
 colui che durante una funzione religiosa trafisse il cuore che ancora conservato sul Tamigi, presso il Ponte di Londra e chiuso in un'urna, è venerato e cola perché non vendicato , infatti, Montfort, non fu punito ma venne scomunicato da Papa Niccolò III ... di fatto era la morte civile e la perdita di ogni appoggio finanziario e politico, terra bruciata, un isolamento deleterio e molto pericoloso, di cui i suoi avversari potevano approfittare per eliminarlo.
Per tale ragione non ebbe altra scelta che riparare in Maremma  da suo suocero, Ildebrandino degli Aldobrandeschi … venne assolto più tardi dalla scomunica, e grazie all'intercessione di amicizie influenti, non senza aver dimostrato di essersi pentito, umiliandosi al  cospetto  di Papa Martino IV, francese e filo angioino, da poco eletto e disposto a chiudere un occhio  ... e tutto sommato ebbe maggior fortuna dei suoi trecento armati, presenti alla spedizione contro Arrigo di Cornovaglia ... tutti individuati, arrestati, torturati,  uccisi, e i pochi sopravvissuti  ridotti a mendicare.
 Nel 1283 partecipò, al servizio del Papa , alla conquista delle ultime città ghibelline della Romagna:  Cesena e Forlì.
Tentò di riconquistare la  Sicilia con gli Angioini, perduta durante la rivolta del Vespro, ma fu fatto prigioniero dagli Aragonesi nella battaglia navale di fronte al Golfo di Napoli nel giugno 1287 … Temuto come stratega, gli Aragonesi si opposero ad ogni trattativa per liberarlo. Chiuse la sua vita miseramente in prigione a Messina, dove morì suicida, dopo  mille sofferenze, stenti, malattie, dimenticato da tutti nel 1291.

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