Questo pupazzetto non ci rappresenta, ma esprime lo stato d'animo della precarietà,
a cui non Vogliamo Assomigliare ...
la scelta è ... In Direzione Ostinata e Contraria
D.O.C.









mercoledì 18 settembre 2013

CINQUE EURO

Lunghi capelli neri come gli occhi che si fa fatica a distinguere la pupilla dall'iride. Un viso scavato dalle privazioni, soprattutto di chi non ha abbastanza cibo per colmare la fame. Vestita decorosamente e di modi garbati, tono di voce al tempo stesso fiero e dolce, mai stucchevole, ne implorante. Elisabetta è croata di etnia serba. Una negletta in Patria, dopo l'ultimo conflitto del 1992-1993, che non ha vissuto per sua fortuna, perchè quando è nata, ventinove anni fa , ad appena un mese fu portata in Italia dai propri genitori, a Torino, dove gestivano un bar e la vita tutto sommato prometteva grandi speranze.
Oggi cammina lungo la banchina di stazione Ostiense di Roma con un fagotello tra le mani di appena due mesi, Martin dorme tranquillo tra le braccia della Madre, o sonnecchia, perchè ogni tanto si muove fa un verso, apre le manine e gli occhi velati di blu, che non è detto sia il suo colore definitivo, ed è quasi certo che non mette a fuoco i volti ad una certa distanza, ma percepisce la voce e l'odore della Madre che lo tranquillizzano e lo inducono a rilassarsi,fiducioso in silenzio.
Cinque euro in tasca, una borsa piena di pannolini, latte in polvere ad alta digeribilità per i neonati, un termos per mantenere l'acqua calda e un biberon ovviamente.
Elisabetta non sta chiedendo l'elemosina, e non ha nessuna intenzione di farlo, vuole solo trovare il treno che la riporti a Torino, anche se è priva di biglietto, sperando di trovare un controllore disposto a chiudere un occhio. Ormai i suoi genitori sono entrambi scomparsi da anni, portati via dalla nera signora senza tanti riguardi, senza soppesare cosa sia opportuno o quale sia il momento per agire ... certe cose capitano, punto.
Un matrimonio o forse più esattamente una convivenza difficile, deludente e sfiancante che non lascia più spazi alle illusioni che, da qualche parte, esista ancora l'Amore con la A maiuscola. 
 
A guardarla ti chiedi e credo che la stessa domanda se la faccia Elisabetta, quando il figliol prodigo si riavvede e torna dal Padre viene riaccolto ed amato come se l'errore non fosse mai stato commesso ... ma in questo caso? al riavvedimento non c'è proprio nessuno che la possa accogliere a braccia aperte, dei suoi famigliari stretti e di quelli lasciati in Croazia che se li è portati via la guerra.
E' convinta che il treno per Torino parta da stazione Termini, sono le dieci di sera, e la metro come le stazioni si cominciano a popolare anche di persone ambigue, così l'accompagno
A Termini abbiamo la sgradita conferma che non ci sono treni per Torino ma che dobbiamo tornare alla Stazione di Ostiense, che uno ne partirà alle 23,58 o giù di lì. Troviamo il tempo per farci riscaldare dell'acqua ad un bar della stazione dove degli inservienti di colore stanno riassettando per il giorno dopo ... la solidarietà tra persone che condividono le difficoltà vere della Vita ,lasciano sempre uno spiraglio di Speranza aperto anche sulle considerazioni più cupe riguardo il genere umano.
Arrivati a stazione Ostiense, scopro con stupore e disappunto che non c'è una sala di attesa, considerato che è la stazione più importante di Roma dopo quella di Termini, e siamo costretti a bivaccare su una panchina, ammazzando il tempo, raccontandoci l'uno all'altra.
Accetto il caffè che mi offre al distributore automatico, è il suo modo di ringraziarmi, e quei pochi centesimi hanno un valore inestimabile per chi non dispone di molto di più ... vorrei rifiutare, ma non voglio umiliarla e quindi accetto di buon grado.
Mentre mangia mi racconta che a Torino troverà aiuto da una sua vecchia amica, nel frattempo tengo in braccio il bambino che subito avverte il cambiamento di persona e comincia ad agitarsi.
E' bello però condividere quei momenti che non saprei descrivervi, ma mi riempiono di gioia e di voglia di vivere.
Elisabetta di certo non immaginava di dover vivere difficoltà così impegnative, e qualcosa nel modo di parlare e dei suoi gesti mi confermano che non è avvezza alla strada, avverto che è colta, abituata agli agi di un'altra vita, abituata all'affettività che ora riversa totalmente a suo figlio. Vorrei spontaneamente aiutarla in qualche modo, senza eccedere, senza dare adito a fraintendimenti, senza essere troppo o ipocritamente buono .
L'ascolto che è un fiume in piena sui preti e le suore che dovrebbero aiutare e che capita di trovarne più duri ed insensibili delle pietre , non in grado di distinguere le situazioni, sembrano distanti, quasi distaccati dalla sofferenza vera, come se non li riguardasse direttamente o che tutto sommato non avesse a che fare con quanto insegnato dal Cristo.
Certo non tutti sono così ... inoltre gli insegnamenti del Vangelo non sono così semplici da attuare, ma ci sono le eccezioni che rincuorano, e poi i più diseredati, quelli che non fingono alcuna malizia, di certo non provano piacere a chiedere aiuto ... o almeno non tutti riescono a chiederlo con naturale disinvoltura. C'è indubbiamente chi ne fa un'arte, una fonte di sostentamento ... ma Elisabetta non è fra questi e non sono così ingenuo da non captare la differenza.  
Per questo ascolto stupito anche se avevo qualche idea in proposito e del resto lo stesso Papa Francesco ha più volte richiamato i sacerdoti e le suore a dare più ascolto al bisogno, a calarsi maggiormente nei panni di chi soffre e vive in difficoltà, soprattutto in questi anni così difficili per molte persone.
Vorrei tanto che Elisabetta si salvasse da un destino senza Speranza, soprattutto per Martin che l'unica cosa che possiede è l'affetto sincero e pieno della Madre ... che cosa accadrebbe se in questo momento, per mille ragioni dovesse perdere l'unica certezza della sua Vita?
"Elisabè non fa cazzate, mi raccomando fai il possibile per mantenerti "integra", chiedi aiuto senza vergogna e non stancarti mai di chiedere ... non rubare, non prostituirti ... ricordati che Tuo figlio dipende esclusivamente da Te, se ti perdi  ... a Lui chi ci pensa?"
Lei tace e mi guarda con i suoi grandi occhi, un pò mi vergogno per quello che ho detto, in fondo a che titolo parlo ... non credo di essere in condizioni per dare buffetti e la mia Vita è già bella incasinata di suo, ma dico quello che sento, una gran pena.
Prima di lasciarla salire sul treno gli dono il plaid che porto con me nello zaino, per quando passo la notte a Viterbo, nel locale dove lavoro, e rendere meno pesante la settimana. Lei accetta e subito avvolge il piccolo, mi promette che quando arriverà a Torino cercherà subito la sua amica e appena sistemata mi darà notizie telefonandomi.  
Il suo sguardo è più sereno e prima di sparire all'interno del vagone si volta con affetto e mi saluta con gli occhi lucidi, mentre dalla coperata spunta appena la testolina del bimbo che si è addormentato. La gente attorno si scosta e tutti sono gentili e l'atmosfera appare meno indifferente, anonima, estraneante di quella che sembrava all'inizio dell'incontro con Elisabetta.


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