Questo pupazzetto non ci rappresenta, ma esprime lo stato d'animo della precarietà,
a cui non Vogliamo Assomigliare ...
la scelta è ... In Direzione Ostinata e Contraria
D.O.C.









venerdì 6 settembre 2013

"SOLLEVATE E FERMI!"


Assordante come un colpo di cannone. Il ritmo della grancassa rende euforici, galvanizza la folla, rende la marcia compatta ed inarrestabile, come i brividi che corrono lungo la schiena,   fanno venire la pelle d’oca e rizzare i peli, sentire come una primordiale fiera mentre affronta  la minaccia ruggendo, mostrando gli aguzzi denti.
Sollevate e Fermi!” Il grido del capo facchino  è perentorio e secco, a cui la massa bianca con sciarpa e ciuffo rosso non può che ubbidire. Lo sforzo è evidente, 5 tonnellate sono il risultato di una composizione alta trenta metri alla cui sommità svetta la statua di Santa Rosa. Il trasporto da Porta Romana  fin davanti al Santuario della Santa è un saliscendi lungo 1200 metri, suddiviso in cinque soste, accompagnato dalla banda, soprattutto dai colpi di grancassa che stordiscono  le orecchie e fanno sussultare lo stomaco dei presenti tra la folla, assiepata tutta intorno al percorso.
I protagonisti sono indubbiamente i facchini , ma a ben guardare intorno ad essi si stringe tutta Viterbo creando un sodalizio granitico come la pietra nera grigia onnipresente in tutta la  città. Il progetto in se banale, agli occhi di un osservatore esterno, del trasporto della macchina, in sostanza scardina le distanze tra la gente, fa riunire e parlare per mesi, discutere sulle opzioni possibili, scegliere le iniziative benefiche collegate all’evento del trasporto della macchina, diventa il collante di una comunità ritenuta tra le più scorbutiche d’Italia. Già ... Gli antichi e fieri lucumoni! gli etruschi, che molto avevano assorbito dalla cultura greca, rivivono, nei giorni di devozione assoluta a Santa Rosa, nella comunità raccolta a decidere, criticare, partecipare  attivamente alla festa,  articolata in più giornate con una ritualità pressoché immutata nei secoli, salvo varianti attentamente e volutamente introdotte in base alle sensazioni  della gente  di Viterbo.
Il momento più emozionante è il sopraggiungere del  fiore del cielo", illuminato da fiammelle e  luci interne, nella Piazza del Teatro completamente buia. La sosta dei facchini per riprendere fiato,  la luce rosso azzurrina della macchina che si staglia in cielo, il lancio dei petali di rose, il suono della banda e quei colpi di grancassa che chiedono attenzione, raccolgono le forze e spingono all’azione. “Alzate e fermi!” ancora una volta urlato dal capo facchino, dopo aver chiamato le file a prender posto secondo  l’altezza dei suoi componenti … i più alti dietro , i meno alti davanti … per affrontare l’erta che porta al santuario si galvanizzano al grido di “Avanti, per Santa Rosa” … canapi vengono tesi per accompagnare l'ultimo e gravoso sforzo … si lanciano a passo di corsa su per la ripida erta, mentre la grancassa risuona, spinge oltre ogni limite umano ad affrontare l’ostacolo della salita, con il cuore in gola  che batte, all'unisono, all'urlo della folla impazzita.

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