Questo pupazzetto non ci rappresenta, ma esprime lo stato d'animo della precarietà,
a cui non Vogliamo Assomigliare ...
la scelta è ... In Direzione Ostinata e Contraria
D.O.C.









martedì 6 agosto 2013

VACANZE ROMANE


Ore 20,20 Stazione di Porta Romana a Viterbo, nell'attesa del treno che mi riporterà a Roma, scambio quattro chiacchiere con Sante, un autista in pensione che ha avuto cinque passaporti e girato mezzo Mondo e che ora in pensione, oltre che a filosofeggiare, ha l’hobby del restauro di vecchie radio anni quaranta , che al tempo erano vere primizie.
Arriva il treno da Roma e vedo scendere da una delle carrozze, tra la massa dei passeggeri, una signora dai tratti orientali piuttosto spaesata ed incerta.
Non più alta di un soldo di cacio, eppure non passa inosservata. Forme aggraziate e ben proporzionate, un’espressività del volto che comunica simpatia e tenerezza a chi cerca d’interpretarne gli umori o i pensieri.
Vestita  da tipica turista orientale in visita a Roma, ossia magliettina e calzoncini,  un paio di scarpe sportive , la vedo aggirarsi per la stazione di Porta Romana a Viterbo, come di persona che non abbia alcuna consapevolezza di dove fosse. Mi incuriosì immediatamente il suo girare da ape impazzita, il guardarsi intorno senza trovare alcuna risposta di come andare dove doveva andare. Poi seppi che era indonesiana, che aveva visitato il Colosseo in mattinata. Doveva ritornare a casa di amici, suoi connazionali, che la ospitano ad Ottavia, sempre a Roma, ma che per la stanchezza si era appisolata e risvegliata a Viterbo. Il Jet  lag pare non centri nulla … avrebbe dovuto passare a casa degli amici ad Ottavia per cambiarsi e andare ad un ricevimento serale con cena all’Ambasciata Indonesiana di Roma.
Sia come sia ... ora si trovava in tutt’altro luogo e non era di certo tranquilla, nonostante spargesse sorrisi a destra e a manca, saltasse dalla gioia di sentirsi al centro dell’attenzione di diverse persone che la volevano aiutare e della gara di solidarietà che si è da subito innescata.
Non avendo il biglietto di ritorno e la biglietteria è chiusa non resta che chiedere al capotreno, prima che il convoglio parta per Roma. Per non farle pagare la multa decidiamo di farle fare il biglietto alle macchine distributrici … e qui grazie ad una romena, è stato possibile farlo in tempi da record.
Riffa  lavora al Ministero dei Trasporti Indonesiano a Jakarta ed opera a stretto contatto con l’Australian Aid molto attiva dopo il disastro dello Tsunami del 2004. Parla italiano, ha seguito un corso in Indonesia per puro piacere personale, ama la nostra cultura: dalla storia, alla letteratura, soprattutto il nostro stile di vita e la cucina mediterranea … è pure juventina e ne va fiera, al chè ho suggerito di non sbandierarlo con tanto calore a Roma, che i juventini ci stanno proprio sullo stomaco, ma che trattandosi di lei si può fare un’eccezione, almeno da parte mia.
Riffa è semplice nei modi, nel parlare e ride di cuore, interessandosi a tutto, chiedendo mille perché … anche se lei ha trentaquattro anni è tutt'altro che una sprovveduta, ha una figlia di dodici e lavora in un luogo dove l’etichetta e la forma sono dettagli non di secondo piano.
Siamo sul treno  diretti a Roma, come al solito l’aria condizionata è tarata per gli orsi polari e non per passeggeri in canotta e calzoncini … tiro fuori quello che ho … un ricambio di pantaloni ed un asciugamano, che subito usa come mantellina chiedendomi di farle delle foto, mentre lei assume pose ed espressioni  ridicole, con un senso di spirito che mi ha conquistato subito.
Due ore di treno più i ritardi, quella sera particolarmente ampi, rendono vano ogni idea di raggiungere il ricevimento al centro di Roma. Finalmente gli amici la contattano telefonicamente per dirle di tornare a casa loro ad Ottavia … ma a quell’ora non ci sono più treni che tornino indietro e non ci resta che andare alla stazione Ostiense e poi si vedrà. Un taxi, un bus ci sarà pure! Un pò mi dispiace lasciarla sola, temo che si riperda o che le possa accadere qualcosa di spiacevole. Quando la rassicuro dopo che ha avuto la mazzata che non ci sono mezzi che la possano riportare ad Ottavia, Lei si fa forza con esercizi di stretching, come farebbe un gatto  … la guardo e proprio non me la sento di lasciarla da sola … così gli dico che se vuole può venire da me e dormire fino al mattino ed alzarsi alle 4 e mezza e prepararsi con me per prendere il treno fino all’Ostiense e poi riprendere insieme quello che va a Viterbo … indicandogli la fermata ad Ottavia e se si dovesse riaddormentare userò la scarpa destra come sveglia:-)
Lei  si tranquillizza e mi ringrazia. Parlo con un suo conoscente al telefono, che mi dice che Riffa sognava questo viaggio in Italia da tanto tempo, che è frastornata ed eccitata, un po’ fuori di testa per  la gioia di aver esaudito il suo principale desiderio. Tranquillizzo  anche la voce straniera dall’altro lato del telefonino e poi ci dirigiamo a casa mia.
La fame ci contorce le budella, ma sono anche quegli attimi di tranquillità che finisci per non scordarli più per il resto della vita. Abbiamo entrambi abbassato la soglia della diffidenza reciproca  e ci parliamo come se ci conoscessimo da anni. La guardo con tenerezza, a volte il suo sguardo si fa attento e preoccupato, ma poi gli rispunta il sorriso  come il sole da dietro una nuvola.
A casa preparo due spaghetti molto semplici: cipolla, zucchine, peperoncino e  pecorino. Ho del buon vino casareccio che mi ha dato un amico e il tempo vola come non mai, tra una parola e l’altra. Gli mostro la mia stanza,  gli rifaccio il letto e gli do un asciugamano per rinfrescarsi.  Le dico buona notte e vado a dormire in un’altra stanza, tranquillizzandola che non ho secondi fini , l’ospitalità è sacra anche da noi e soprattutto non ha bisogno di ricompense di nessun genere.
Il giorno dopo è radiosa, ha perso quel velo di tristezza e di timore, è serena e mi segue come un cagnolino. Mi fa vedere le sue foto, dove lavora, i suoi colleghi e le foto di sua figlia … noto che mancano quelle del marito … mi dice che nel 2004 ha perso il padre, lo zio ed il marito … in pochissimi attimi, indimenticabili che l’hanno segnata profondamente e che ha “superato” tenendosi impegnata con mille iniziative, aprendosi agli altri con il piacere di studiare altre culture e viaggiando il più possibile. Mi colpisce la semplicità di raccontare cose così intime  e personali, la vedo rilassata e piena di gratitudine che provo una sensazione di farfalle allo stomaco che mi fa sentire come non mai. Ci scambiamo i numeri di telefono, gli indirizzi e mail, ripromettendoci di scriverci.
La sera dopo ritornando a casa provo un po’ di magone ma poi ripenso alle facce strane di una Betty Boop orientale avvolta in un asciugamano, su un treno che ci ha fatti incontrare e raccontare a vicenda spicchi delle nostre vite, e magicamente... anche cambiandoci un po’ dopo esserci meravigliati e sorpresi  l’una con l’altro.
 

5 commenti:

  1. bello perdersi a viterbo porta romana !
    magari se si perdeva in questa grande città così affannosa non sarebbe nata questa cosa così bella.

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  2. Realtà o fantasia?! Pare un racconto: bellissimo.

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  3. Se è stato un incontro vero (come credo) sei stato meraviglioso.

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  4. Preferisco raccontare il vero, ma come diceva uno più bravo di me: Cosi è se vi pare:-)

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  5. questi sono incontri tra sconosciuti scritti nel destino...quel giorno...in quel posto...per caso...- bello,bello,bello!

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