Questo pupazzetto non ci rappresenta, ma esprime lo stato d'animo della precarietà,
a cui non Vogliamo Assomigliare ...
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D.O.C.









domenica 11 agosto 2013

'A DICERE SO TUTTE CAPACE; 'O DEFFICILE E' A FFA'


Entrano d’infilata e si proiettano  in fondo alla carrozza dell’ultimo vagone del treno che  prendo tutti i giorni da Viterbo per tornare a Roma. 
Oggi eccezionalmente ritorno di giorno, sono le 14,50 e sono comodamente seduto. Sorseggio una bottiglia di acqua fresca e l’aria condizionata è gradevole assai, rispetto alla calura esterna dell’assolata stazione di Porta Romana .
Parlano in modo concitato, sono preoccupati … quasi non si avvedono della presenza degli altri pochi passeggeri, seduti in quella carrozza, dell’ultimo vagone del treno. Credevo di conoscere il dialetto napoletano, ma la parlata di quei due ragazzi , poco più che adolescenti è talmente stretta e strascicata che comprendo solo parte dei loro discorsi. Il loro è un continuo “mannaggia a muorte” … Uno in particolare, il più grande di età, potrebbe fare la sceneggiata ed essere il successore di Merola, talmente è bravo a modulare la voce a parlare con toni alti e drammatici fino a sussurrare parole che esprimono amicizia, rispetto e generosità … per poi riprendere di botto a maledire ed imprecare contro chi non riesco a capire, ma di certo devono render conto a qualcuno  che non deve esser  tenero … ed il loro è un continuo telefonare, spiegare le cause del loro ritardo … giustificare una qualche mancanza, che sanno che dovranno pagare in ogni  caso ed in qualche modo. Usano Gps, non normali telefonini … di quelli satellitari che potresti telefonare pure nel mezzo del Sahara.
L’intonazione drammatica di alcune parole ricordano il film Gomorra, ma sono solo ragazzi ed uno mi sembra troppo chiacchierone per esser vero quello che dice. Sento la voce dall’altra parte del telefono, contrariamente alla loro, pacata, sicura, difficile da interpretare se amichevole o piccata. Loro continuamente si raccomandano e chiedono scusa, che la cosa non si ripeterà … dicono altro ed altro ancora, ma non riesco a capire niente di quello che dicono, eppure siamo italiani che è proprio vero che eravamo divisi in Stati più o meno grandi, con storia e cultura simile ma non uguale, anzi in alcuni casi assai differente.
Nel vagone cala il silenzio, gli altri passeggeri ammutoliscono, quasi raggelano, nessuno osa fiatare, ne protestare, si limitano a fare finta di niente, ma niente non è …  personalmente mi vengono in mente le storie solo lette al giornale, viste in Tv, raccontate in mille modi anche dal cinema e dal teatro; ma questo è tutto vero e raggela e sconcerta, spiazza; perché da quelle intonazioni da quel modo di esprimere preoccupazione, devozione, rispetto  a chi parla dall'altra parte del telefono con tono schietto, autorevole e senza scomporsi … c’è tutto un mondo difficile da comprendere, impossibile da decifrare se non vi si è totalmente calati, se non lo si vive nella quotidianità.
Uno dei due quajoni, il più giovane,  mi chiede educatamente in italiano: quale è la prima stazione dove sia possibile prendere la metropolitana per Termini e  a che ora ci potranno arrivare. Rispondo con simpatia " Valle Aurelia, prima delle 17,00". Ricominciano il giro di telefonate, il treno per Napoli parte da Termini alle 17,30 … tutto è calcolato, al secondo con precisione svizzera … sono ragazzi svegli, attenti, non gli sfugge nulla, buoni osservatori e ricordano tutto quanto gli viene detto.
A guardarli c’è contrasto con quanto poteva sembrare solo ascoltandoli, appena sono entrati nel vagone …  sembravano dei dannati, e bisogna ammettere che ad ascoltarli si prova un senso di smarrimento,  di prudenza attenta rispetto a qualcosa avvertito come minaccioso, profondamente estraneo e lontano dalla propria vita.
A guardarli, tutto questo si stempera, sono ragazzi simili a mille altri di qualsiasi parte d’Italia; eppure quel giorno, a differenza degli altri giorni, forse un caso e niente di più, il controllore dei biglietti non si è fatto proprio vedere!

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