Questo pupazzetto non ci rappresenta, ma esprime lo stato d'animo della precarietà,
a cui non Vogliamo Assomigliare ...
la scelta è ... In Direzione Ostinata e Contraria
D.O.C.









domenica 21 luglio 2013

IL MALE OSCURO


Il 19 luglio ero al negozio di articoli sanitari in via Genova a Viterbo. Alle 16,00 un tonfo  … la giornata era nuvolosa e non c’era molta gente in strada, le macchine passavano rapide … quasi che l’elettricità nell’aria desse l’input  a correr via il più in fretta possibile a ripararsi dall’acquazzone estivo che stava per precipitare.
L’oscurità determinata dai nuvoloni rendeva  bigia la giornata pervadendola di  un senso di tristezza, di smarrimento … e l’angoscia saliva ancor più al suono di  sirene e di automezzi che sopraggiungevano a forte velocità … carabinieri, polizia, croce rossa e pompieri.
Deve esser successo qualcosa, più su nella via … pensai perché tutti i mezzi sostavano  a due isolati più avanti …
L’acqua cominciò a scendere, piano piano, senza impeto.
 
Uscii  fuori dal negozio, diedi un'occhiata rapida, poi rientrai per recuperare un cartone d’imballaggio e stenderlo all’ingresso, come zerbino … ed evitare a chi entrasse di non scivolare e non impiastrare  l’interno di pedate.
Nella via è un continuo arrivare di gente del soccorso … e vedo convergere la folla in un punto, decido di chiudere l’ingresso e andare a dare un’occhiata.
Chiedo che cosa sia successo, qualcuno dice che un tizio è caduto dal quarto piano del civico 120 … non si sa se è un incidente , un suicidio o che sia stato buttato … è relativamente giovane, sui cinquanta ed ha famiglia.
Si pensa al dramma della disoccupazione, o forse a qualcos’altro … pare che sia ancora vivo, che respiri … tant’è che lo portano via a sirene spiegate direzione dell’ ospedale di Belcolle.
La mattina avevo visto un uomo anziano e grasso che faticava a camminare, sembrava un grosso panda in difficoltà, in mezzo al traffico … c’è una parte della via senza marciapiede, piuttosto rischiosa, perché le macchine sfrecciano a poca distanza a chi osa avventurarsi  a piedi … mi è venuto istintivo uscire e chiedere se avesse bisogno di aiuto … mi rispose appena,  con un cenno. Decido di scortarlo più su dove c’è il marciapiede, mi ringrazia e continua a camminare lentamente come un bradipo … dice che è uscito da poco dall’ospedale, e alla mia proposta di chiamare il 118 mi risponde deciso che vuole solo arrivare a casa, al 120, pochi numeri  civici più avanti del negozio dove lavoro, che è il 22.
La distanza è breve perché la numerazione è rientrante e i caseggiati intorno formano una piazza a ferro di cavallo, con l'apertura ad ore 15.
Non ho chiuso il negozio ma pazienza non  posso lasciarlo da solo e decido di scortarlo … mi ringrazia, quando arriva al portone, lo lascio, dice che c’è sua moglie in casa … ora ci ripenso e provo una pena  per quella persona, forse un malore, forse ha perso l’equilibrio ed è caduto giù … ma poi dicono che è giovane, è relativamente giovane … sui cinquanta, e provo sollievo … e mi vergogno a dirlo … perché comunque un’altra persona ha chiuso la sua esistenza, ha deciso di porre termine alla sua sofferenza, spinto da  quel male oscuro che rende sordi e ciechi al miracolo della vita.
Il giorno dopo su un giornale locale, appaiono le iniziali della persona che è giunta in ospedale in fin di vita … aveva un lavoro, una casa, una moglie e tre figli …  nessun problema economico apparente , se non una forte depressione che lo attanagliava da tempo e che il giorno del suo compleanno lo ha spinto giù dal balcone di casa …
Forse mi sto suggestionando leggendo la notizia, ma ricordo , poco tempo fa … un uomo di mezza età  un po’ smarrito, triste … che guardava, mentre stavo chiudendo la serranda, la vetrina del negozio con le varie carrozzelle per disabili … quella di comodo per interni, quella con le ruote grandi per l’esterno e quelle imbottite e con vari confort per i disabili gravi … mi venne spontaneo rivolgergli la parola, per dirgli qualcosa e distrarlo da quella tetra visione … vedrà … tra qualche giorno non ci saranno più a metter tristezza nella via … le metterò in una parte del locale più nascosta, e al loro posto metterò una panca ad inversione … per dare un’idea di sportività e davanti tutta la gamma di scarpe ortopediche, le più sportive con prezzi da urlo per la convenienza …
Lui mi guardò con occhi buoni … un po’ incuriosito, per il mio tono allegro … e rispose alla mia proposta di venirmi a trovare con la sua famiglia e che gli avrei fatto uno sconto eccezionale … lo dissi convinto, più che per ragioni commerciali, per cercare di dargli parola, un sorriso … anche un po’ di amicizia … perché  riconosco quella solitudine, quella pesantezza d’animo, quell’angoscia ed il freddo di quello sguardo perso, febbricitante, implorante … di occhi grandi e tristi …
“Ci penserò, vedremo … Buon giorno, Grazie!”
Ed è andato via, per sempre …

5 commenti:

  1. La depressione viene spesso confusa con la tristezza prolungata. Chi per primo ne soffre non sa dire dove sia la differenza. C'è chi è triste quasi per abitudine, a causa di diversi fattori non è in grado di superare le delusioni della vita, ma va avanti con relativa tranquillità. La depressione invece è diversa ma ha anche diversi livelli, alcuni vicini alla "semplice" tristezza e altri più profondi. Alcuni non ti portano al suicidio ma ti condannano a una vita mediocre e infernale. Che poi dipende da come ognuno la vede: per me il suicidio non è così terribile se davvero non hai niente da perdere. Se stai male fai il tuo possibile per smettere di soffrire, e se arrivi al suicidio è perché in teoria le hai provate tutte.
    Vero è che negli ultimi anni i suicidi facili, specie giovanili, sono aumentati drasticamente per numerosi motivi, se ne potrebbe parlare per ore.

    Tuttavia sono convinta che ci sia molta ipocrisia dietro al discorso di amore per la vita sbandierato dalla società. Dopotutto la morte incute paura perchè ignota, non perchè lei di per sé costituisca male. Il male casomai lo fa a chi resta. Il dolore della morte appartiene ai vivi. Ma più che altro è la paura che fa fare di questi discorsi, rendendo poco accetto il suicidio e influenzando pericolosamente (questo è il peggio) la capacità di intuirlo e prevederlo.
    Un amore per la vita che è in realtà paura della morte.
    Se si riuscisse a concepire il suicidio al di là del "avrà avuto un raptus" o del "non era in sè" (stesse frasi rivolte ai feroci assassini, solo per negare l'esistenza del male e di tutto ciò che spaventa la società), se si riuscisse a capire che una persona può obiettivamente arrivare al punto di non avere niente da perdere senza che si tiri in ballo la pazzia, allora si sarà molto più vicini a un modo efficace di aiutare le persone a trovare un barlume di speranza nell'aiuto che ricevono.

    Certo il giorno scelto da quell'uomo non ha niente di casuale.
    Forse la volontà di chiudere un cerchio. Il giorno del proprio compleanno è sempre un giorno di riflessione, perlomeno una volta diventati adulti. Da giovani è solo un'ansiosa attesa di salire di numero, è un traguardo verso un futuro idealizzato.
    Ma da adulti è il giorno in cui tirare le somme della propria esistenza, un giorno che obbliga a un riepilogo non sempre soddisfacente.
    Sarà per questo che da una decina d'anni a questa parte odio il mio compleanno, non lo festeggio, detesto rispondere agli auguri, lo vivo col fiato sospeso, come quando si deve passare davanti ai cassonetti, rapida e senza respirare.

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  2. Molto intenso il tuo commento e ricco di considerazioni toccanti.
    Mi fa piacere rileggerti e rincontrarti.

    Forse dovremmo smettere di fare bilanci della nostra esistenza, e detto da un contabile è tutto dire ... Lo so dirò una banalità, ma ci credo profondamente:
    Mai perdere la Speranza.
    Con questo non si esprime un giudizio sulle scelte di un altro essere umano, senza conoscere la sua esperienza i suoi travagli, i tentativi di uscirne ... a volte la mente gioca brutti scherzi, facendoti sentire un peso morto, una fonte di disperazione a chi più si vuole bene e la via di uscita sembra scontata, dignitosa, giusta ... a volte il male di vivere è così insopportabile che la resa dignitosa e liberatrice è tale da avere il sopravvento sulla valutazione delle conseguenze che tale gesto può avere nelle vite altrui, proprio di quelle persone che ci vivono accanto che crediamo di conoscere, o che pensiamo non prestino mai abbastanza attenzione alle proprie richieste di aiuto, alle proprie manifestazioni d'insofferenza.

    Bisogna imparare ad ascoltare la propria anima, sentirne il sorriso, il solletico delle ali di farfalla nella pancia ... gustare ogni attimo di momenti indelebili, fatti di piccole cose infinitamente grandi e scoprire che la gioia è dietro l'angolo ... basta sapersi ascoltare, basta accorgersi degli altri oltre ai propri problemi, spendersi per gli altri anche con piccoli gesti ... mangiare insieme, parlare, magari un sorriso ... un gesto affettuoso, parole concilianti, tenere e lievi ... mai taglienti, definitive e risolutive, che la nostra natura umana non potrebbe contenere e mantenere ... la spigolosità, l'egoismo, la paura dell'altro ... la propria grettezza, il senso di onnipotenza ed infallibilità, il credere gli altri sempre in debito ed in difetto nei propri confronti, sentirsi incompresi e ripudiati, senza ammettere i propri sbagli e vigliaccate ... l'incapacità di cogliere il disaggio anche in chi ci sta profondamente antipatico e che ci sembra il diavolo in persona ... se abbattiamo muri e stendiamo ponti, la nostra vita migliora e comincia la guarigione e la fede che è possibile amare ed amarsi, dimenticando le proprie necessità e priorità, perdonandoci e perdonando, sminuendo le offese ricevute e sopportando le prove che questa vita inevitabilmente ci chiede di affrontare, sia quel che sia e vada come vada ... fino all'ultimo respiro.

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    1. ... se non ci si riesce, e alla fine ci si arrende... forse un disegno più grande di noi ha voluto che le cose andassero in quel modo, piuttosto che in un altro ... punti di vista, condivisibili o meno, ma di certo crederci male non fa.

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  3. A volte basta solo farsi aiutare da chi ci è vicino...una parola sdrammatizza

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    1. Ciao SiR
      Pienamente d'accordo con Te.

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