Questo pupazzetto non ci rappresenta, ma esprime lo stato d'animo della precarietà,
a cui non Vogliamo Assomigliare ...
la scelta è ... In Direzione Ostinata e Contraria
D.O.C.









domenica 19 maggio 2013

L’ARTE E LA POLITICA


Il lato oscuro dell'Arte è la rappresentazione del falso a scopi di legittimare il potere e piegare le resistenze e l’avversione nei confronti di chi intende imporre la propria visione del Mondo.
Sembra che tutto ebbe inizio proprio a Roma, quaranta anni prima della nascita di Cristo. Nell'Urbe si opponevano due fazioni: la Repubblicana e la Monarchica. Gli appartenenti alle due fazioni erano riconoscibili per il diverso abbigliamento, quasi una divisa che non permetteva alcuna terra di mezzo, o si apparteneva ad una parte o all’altra. La fazione monarchica vestiva in modo eccentrico, sgargiante, orientale; quella repubblicana era più austera, elegante tradizionale. Erano due modi diversi di concepire il potere.
La Repubblicana, imponeva un’ Oligarchia, poche famiglie ricche e potenti governavano l’Urbe. La Monarchica s' ispirava ai poteri assoluti orientali e ne condivideva le impostazioni : un solo uomo al timone dello Stato, quasi una divinità assoluta che esercitava le sue funzioni senza limiti e vincoli posti dalle grandi famiglie. Entrambi si contendevano il consenso del Popolo, destinato comunque a subire l'una o l'altra visione politica.
 Lo scontro era inevitabile e non consentiva dialogo e compromessi. Roma conobbe una crisi mai vissuta fino ad allora, la guerra  civile minò profondamente la saldezza del potere politico, economico, militare dell’Urbe.

Un uomo cambiò tutto questo e trovò nell’arte il miglior mezzo  per generare consenso, e risolvere lo stallo politico che avrebbe portato alla rovina Roma. Ottaviano Cesare Augusto incominciò un’opera di persuasione sul Popolo e su i suoi avversari, i repubblicani, ossia le famiglie più potenti di Roma. La prima raffigurazione di Ottaviano giovane, con molti capelli ricorda Alessandro Magno, l’uomo che più ha incarnato il potere assoluto nel tempo classico ellenista, periodo a cui i romani amavano confrontarsi e rappresentarsi, parametro  di riferimento  al loro modo di concepire il Mondo.

Le rappresentazioni successive di Cesare Augusto, diffuse in ogni angolo delle provincie romane sono più austere, di un potere conservatore: i capelli sono più corti, il viso ha espressione matura e responsabile, di chi esercita il potere non nel suo esclusivo interesse ma in quello della Res Pubblica. Lo stesso viso appare raffigurato non solo in statue riprodotte "industrialmente", in serie, ma anche sulle monete. L’obiettivo è solo politico: far conoscere chi comanda e rassicurare tutti  i sudditi infondendo un senso di stabilità e di continuazione nel tempo.

La statua che maggiormente rappresentò Cesare Augusto è un vero capolavoro di persuasione e di falsità in quanto rappresentava tutto l’opposto della  realtà del personaggio storico. L’immagine di un generale senza la spada, che esprime un gesto d' imperio con il quale richiede  il silenzio, l'attenzione della platea,  sembra promettere pace, stabilità e prosperità. Il volto è sereno e non esprime durezza verso gli avversari, sebbene fossero particolarmente attivi nel contrastarlo, consapevoli degli effetti  deleteri  della loro graduale emarginazione dal potere di Roma. Ottaviano è rappresentato scalzo, quindi  si pone come un servitore umile alla causa di Roma, alle istanze del suo Popolo e dei più indifesi, simbolicamente richiamati dall’immagine del bimbo che si aggrappa fiducioso alla sua veste (tradizionalmente il putto rappresenta Eros, figlio di Venere, di cui la gente Julia ne vantava la discendenza ... ma la raffigurazione del bimbetto immediatamente suscita un senso di tenerezza ed è di per se rassicurante, se la paragoniamo  a quanto di evocativo sia il semplice nome di Erode ... in termini di potere spregiudicato).

In realtà non solo Augusto apparteneva ad una famiglia molto ricca ed influente, tutta protesa ad assicurarsi il primato al potere, ma intraprese una lenta opera di affievolimento dei poteri degli oppositori, con abilità, astuzia e spietata determinazione, tutt’altro  di quanto si volesse rappresentare con la sua rassicurante  immagine.
 La Pax romana Augustea, attirò il consenso del Popolo ma  inaugurò anche una tirannia che durò per ancora quattro secoli e mezzo.

Molti dittatori e poteri forti in seguito e nell’era moderna, si rifecero alla tradizione romana di utilizzare l’arte  come veicolo per imporre la propria politica, influenzando il Popolo con rappresentazioni che finivano per impressionarlo emotivamente, e con il solo obiettivo di allontanarlo  dalla verità seguendo propri scopi.

6 commenti:

  1. Interessante il tuo post. Ed è vero, la politica è da sempre un esercizio di potere, di un solo uomo o di un manipolo di uomini, sempre pronti a governare l'umanità secondo il proprio interesse e la propria visione del mondo.

    RispondiElimina
  2. Ciao Ambra
    mi fa piacere il tuo commento

    RispondiElimina
  3. voglio stare con i girasoli di Van Gogh, e se i miliardari si sono comprati i girasoli del grande artista, voglio stare con i mangiatori di patate di Van Gogh ... ti prego,. salvami l'artista povero e anarchico ... ciao

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non sono un esperto in materia, penso che l'Arte sia universale, e spero di non affermare un luogo comune nel dire che i canali che la esaltano e la portano alla fama sono controllati dal potere ...
      nonostante questo l'Arte Popolare, l'Arte considerata minore ha i suoi canali di espressione: la Piazza e le strade:-)
      e si fa apprezzare ugualmente tramandandosi di generazione e generazione.
      L'uso dell'Arte per fini politici, di propaganda è esecrabile, se questa diviene mezzo per diffondere menzogne...un esempio per tutti "Suss l'ebreo" film nazista che ebbe per obiettivo quello di fomentare l'odio e di giustificare qualunque abominio contro gli ebrei.
      C'è anche l'Arte scomoda al potere, quella che non imbelletta ma denuncia i problemi sociali e la condizione dei ceti meno abbienti, un nome per tutti Pier Paolo Pasolini, spesso deriso e ricordato solo per le sue debolezze ... ma a rivedere le sue interviste è strabiliante la sua capacità di comprendere gli sviluppi sociali, che sono contemporanei ai nostri giorni, in largo anticipo, denunciandone la corruzione ed il degrado della classe dirigente di allora, non dissimile da quella attuale.

      Elimina
  4. volevo dirti che ho aggiunto il link del tuo blog alla passeggiata consigliata da arpa eolica
    un nuovo blog a più voci nato da poco
    http://arpaeolica.blogspot.it/
    se mi dai licenza volevo inserire questo tuo interessante post su arte e politica
    ciao

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Francesco
      sono lusingato ...
      e mi fa piacere

      Elimina