Questo pupazzetto non ci rappresenta, ma esprime lo stato d'animo della precarietà,
a cui non Vogliamo Assomigliare ...
la scelta è ... In Direzione Ostinata e Contraria
D.O.C.









martedì 5 marzo 2013

TRE CHILOMETRI E MEZZO IN LINEA D'ARIA


Certe volte vorresti saper dire meglio quello che senti, soprattutto quando avverti il bisogno di dire tanto, e temi di non trovare il modo corretto per farlo. Che quello che provi non ci sta tutto in quattro righe, dalla sintassi incerta, messe nere su bianco, a voler ristabilire una verità per  riparare in qualche modo ad un torto del destino, aggravato poi in seguito da chiacchiere  del tutto ingiustificate. All’inizio, di fronte al foglio bianco si esita, le cose da dire sono molte e non sempre trovi l'incipit, ma poi ci si lascia andare dalla storia, senza pensarci più di tanto e si lascia parlare il cuore, null’altro.
Per ragioni che preferisco sorvolare e che non vi dirò per non tediarvi inutilmente, una mattina cercai su internet una scuola elementare  di Montopoli in Sabina. Trovo l’Enrico Fermi, via Gramsci SNC, telefono e parlo con la segreteria. Mi risponde una garbata Signora che mi ascolta pazientemente nonostante immagino  abbia da fare, sento la sua voce e ne percepisco  l’empatia, dopo che le ho parlato, con un certo imbarazzo e faticando non poco per esporle una richiesta rara, come poi in seguito mi ha confermato. Per ragioni legali avevo bisogno di trovare un attestato di frequenza, un qualche documento che provasse che mia Mamma sapesse scrivere, che aveva frequentato le elementari, almeno qualche anno dal 1931 in poi, e  fin dove fosse arrivata.
La Signora,  non si perse d’animo e nonostante fossero i giorni precedenti alle elezioni, mi promise che avrebbe fatto il possibile per fare una ricerca documentale, avvertendomi che negli anni trenta a Montopoli di Sabina, non c’era alcuna scuola elementare e che molto probabilmente doveva essere andata a Poggio Mirteto.
Passarono alcuni giorni,  quando vedo una pubblicità in Tv che mi riporta alla mente  una foto che avevo visto molti anni fa a casa di una zia, sorella di mia Nonna Materna. Una foto di una volta, con il Patriarca seduto al centro, vicino alla Moglie, attorniato da tutti i figli , le figlie, i rispettivi coniugi e i pargoli. Vista la  solennità della posa del mio Bisnonno Francesco, serio con i baffi ben pettinati e il cappello sulle ginocchia , doveva essere proprio un giorno particolare e felice, di quelli lieti che riuniscono tutta la famiglia. In un angoletto vedo far capolino una bimbetta di meno di dieci anni, con i capelli a caschetto tendenti al castano chiaro, magretta e dal viso sorridente e spensierato, farsi largo tra la selva di gambe, braccia e corpi … era Marisetta, mia Mamma.
Nel 1931 aveva sei anni e mia nonna Nunziata, romana di testaccio trapiantata con non poche difficoltà di adattamento a Montopoli in Sabina, aveva 29 anni e altre due bimbette: una di circa un anno, Angelina, e un’altra di meno di tre anni, Carmeletta. Come poteva ogni giorno portare Marisetta a scuola a Poggio Mirteto, a circa tre Km e mezzo di distanza, passando per una strada senza marciapiede, chi è della zona sa quanto sia ancora oggi insidiosa ... per di più allora maggiormente   isolata …  e poi andare a riprenderla all’uscita? A chi lasciare le altre due piccole, oppure come avrebbe fatto ad andare in autunno, o d’inverno portandosele dietro  ? Quella ragazza aveva il suo bel  da fare per stare a presso a quelle tre  marmocchiette, oltre  a  mio Nonno che già alle quattro di notte era alzato per  raggiungere i campi  dove lavorava. I parenti erano variamente impegnati e non si tiravano indietro ad aiutare quando potevano. Per Marisetta quei tre km e mezzo, a pensarci oggi sono niente, segnarono il suo destino  le negarono la possibilità di andare a scuola e le poche volte che ci andò non ne ricavò gran frutto. Le amiche del Paese un po’ la invidiavano per aver si tale “Fortuna”, e libertà da tale obbligo, sebbene uno zio che stava prendendo i voti in seminario le insegnò a scrivere e a leggere, e  fu maestro  molto severo e non sempre paziente, quantunque la lettura preferita fosse il Vangelo  o i Santini, di cui conservo ancora oggi una ricca raccolta di quel tempo,  che la rese  per il resto della sua vita molto devota.
Ripensavo alla foto di quella bimbetta allegra e alle parole buone e comprensive  di mia Madre  verso mia Nonna e mi dico che in fondo anche se non è potuta andare a scuola, non gli mancò mai la cosa più importante:  l’Amore Materno. 
Quando risentii la gentile Signora, mi confermò con un po’ di esitazione nella voce, quello che nessuno mi aveva detto, ma che avevo intuito . Marisetta andò per qualche tempo a scuola  e poi fu "ritirata" e null'altro volle dirmi.
Si preferì dire allora, per evitare seccature di altro genere,  che aveva delle difficoltà di apprendimento che era inutile portarla a scuola… ma questo era distante dal vero molto più di quei tre chilometri e mezzo, dimostrando fin da piccola di avere una mente svelta e in grado di capire, ricordare  ed osservare    molte più cose di chiunque altro ed in particolar modo di noi tre figli messi insieme  e nonostante fossimo andati a scuola, anche per  merito della sua "ostinata" insistenza!

4 commenti:

  1. Un omaggio tenerissimo alla tua mamma. Un ricordo carico di nostalgia, di grande affetto e di ammirazione per questa figura materna sfortunata, rivelatasi poi persona "colta" e attenta ai suoi figli, tanto da spingerli a quanto lei non aveva potuto avere, ad uno studio regolare.

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  2. Ciao Paolo!

    Una bella storia, come tutte quelle che vengono ripescate dal passato.
    Anche la mia unica nonna in vita ( e l' unica dei nonni che abbia visto ) non ha potuto proseguire la scuola.
    E' una donna molto intelligente, e quando ci parlo mi rammarico che non abbia proseguito la scuola. A quei tempi anche a dieci anni dovevi zappare la terra e dormire sui sassi.

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  3. Caro Paolo,
    è molto tenera questa tua ricerca del passato di tua mamma.
    Non dispiacerti per lei e per i suoi mancati studi perché all'epoca era più normale non andare a scuola che andarci.
    Mia nonna, che era nata nel 1906, diceva sempre di essersi fermata alla seconda elementare, ma di aver fatto la scuola della diplomazia e della vita, e di saperne più di suo figlio che si prese due lauree.
    Un abbraccio

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  4. La Scuola della Vita!
    Grazie
    O_B

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