Questo pupazzetto non ci rappresenta, ma esprime lo stato d'animo della precarietà,
a cui non Vogliamo Assomigliare ...
la scelta è ... In Direzione Ostinata e Contraria
D.O.C.









domenica 24 marzo 2013

IL MAPPAMONDO DI PALAZZO SPADA






Consiglio di Stato, Palazzo Spada, Biblioteca:
Mi presento sono il Mappamondo di Palazzo Spada ho circa quattro secoli. Sono stato ideato da un astronomo olandese, un tale Willem Blaeu, in un’ epoca non facile per la cartografia. Di certo non c’erano i mezzi di oggi, in particolare i rilievi satellitari.
Dicono che ho un gran fascino, che ho il potere di far sognare chi voglia avventurarsi a leggere la mia datata carta terrestre: vuoi per i colori, per i nomi curiosi, forse per le supposizioni, di cosa dovrebbe trovarsi in un dato luogo, visto che le scoperte geografiche non erano state ancora completate.
Dalla mia sala, attraverso una vetrata, rubandomi la ribalta, appare il gioco prospettico ed illusorio del colonnato di Borromini, che ammonisce: ciò che sembra è tutt’altra cosa da ciò che è.
Io in realtà sono l’antitesi dell’illusoria profondità di quel colonnato. Rappresento la certezza delle cose, almeno quelle conosciute e ne sono fiero, perché non voglio stupire, ingannare, sembrare ciò che non sono; semmai mi basta la curiosità e la fantasia delle persone. Del resto sono attorniato da libri e libri a non finire, e questo la dice lunga su cosa intendo per certezza dello scibile .
Dove mi trovo, la sala della biblioteca, prende il nome da me; ma questa sala, visibile dal cortile, è di certo più rinomata per la falsa prospettiva che inganna l’occhio e la mente di chi osserva. Forse i più non sanno che esisto, se non quando casualmente mi scorgono, allora ho modo di vedere sul loro viso lo stupore, anche per me.
Di cose ne ho viste e da raccontare ne avrei tante, ma in questo luogo dove l'inganno è diventato arte, una piccola storia vorrei raccontarvi, senza pretesa alcuna, rimanendo in tema.
Qualche decennio fa, in questa sala, frequentata da avvocati, giudici amministrativi, da solerti impiegati, funzionari dello Stato, da militari di leva con funzioni impiegatizie (scritturali), da operai tutto fare, per le necessarie manutenzioni; ricordo un giovane facchino di corporatura robusta, dai modi garbati, silenzioso, con uno sguardo triste, accedere alle sale in modo impacciato quasi temesse di disturbare sempre.
"Scariolava" quantità e quantità di libri, cartelle, documenti … senza tregua; mai un lamento, mai una parola non opportuna. Di certo godeva di trovarsi in un luogo di tanta bellezza, si vedeva che ne era rinfrancato che quasi la fatica non gli pesava, e forse si sentiva in qualche modo migliore per quello che il presente gli offriva.
Certo le persone, in quel luogo, lo consideravano solo per quello che faceva, un lavoro manuale; era invisibile, soprattutto per chi si aggirava, in quelle sale, totalmente prese dai propri impegni o dalla propria quotidianità.
Un giorno, accadde l’imprevisto, una di quelle cose che non ti aspetti ed io ne sono stato il testimone.
Era una bella mattina di aprile, di quelle che non si dimenticano, quando la primavera si fa annunciare con giornate di sole, con cieli azzurri e la gente sembra più felice e spensierata. In sala c’era un milite di leva dall’aria un po’ spocchiosa e annoiata, fino a quando apparve una bella ragazza , figlia di un’impiegata della biblioteca. In un angolo c’era anche il giovane facchino, invisibile e silenzioso, intento a sistemare una scaffalatura e a caricare libri. La ragazza, evidentemente su consiglio di qualcuno, si rivolse al giovane scritturale, laureando in giurisprudenza, per chiedere qualche "dritta" su come preparare l’esame di diritto privato, che il testo del Trabucchi di certo non rendeva di agevole impatto. Il milite si prodigò nell’elargire quanti più consigli possibili, sollecitato non poco dai begli occhi dell’interlocutrice e cercando il modo di ottenere un appuntamento. Rimasero entrambi, sorpresi non poco, quando videro approssimarsi il giovane facchino, a cui non avevano dato confidenza, neanche per un saluto, e rivolgersi educatamente a loro, girarsi verso la grande parete della libreria, guardare con attenzione e tirare fuori un testo: il Torrente. Lo diede alla ragazza e disse: “Vedrà … è tutta un’altra cosa” . Come se niente fosse, salutò e andò via con un sorriso, senza dire altro...
Per il giovane facchino era la cosa più naturale di questo Mondo, non un bisogno di riconoscimento altrui del suo valore ne un atto sterile di superbia fine a se stesso, visto che proprio in quei giorni "festeggiava" il primo anno da laureato in economia e commercio... semmai, per un attimo, dimenticando il ruolo che in quel momento adempiva con impegno ed attenzione, senza  sentirsene umiliato, rivolgendosi da ragazzo a dei ragazzi studenti come era stato lui poco tempo prima, e che mai dimentica la spinta originale di chi studia, il desiderio profondo di migliorare la sua condizione lavorativa in qualcosa di più appagante e stabile.



Ei ci sono anch'io!

Orologio solare
di fronte a Palazzo Spada, sul prospetto laterale di Palazzo Ossoli, affacciato nella stessa piazza, un quadrante solare monumentale seppur lineare è inciso nell'intonaco.
Declinante a ponente, è a ore francesi segnate da numeri romani, mentre le linee orarie delle 11, delle 13 e delle 17 sono evidenziate da fiori di giglio in ottone.

11 commenti:

  1. ...giornata del FAI eh??

    se non ci entri dentro, quel corridoietto della prospettiva, mica si capisce... bellissimo Palazzo, magnifica galleria di dipinti !

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  2. Avrai notato anche l'orologio solare nella piazzetta, davanti all'ingresso di palazzo Spada, sopra la fontana.

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    1. no, non mi sembra di ricordarlo questo orologio... con orologio solare intendi una meridiana? ma tu sei di roma?

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    2. Si sono di Roma:-)
      Mah, è un chiodo nel muro (essenzialmente), la cui ombra segna in base all'altezza del sole l'ora o l'arco temporale ... non è per intenderci la meridiana che si può osservare nella chiesa di Santa Maria degli Angeli

      Ciao Nella, mi fa sempre piacere leggerti

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  3. Bella l'idea di far parlare un mappamondo, Paolo!
    Ed emozionante anche la storia del facchino. Eri tu?
    ;)

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  4. Grazie O_B
    Qui! je suis ... comunque fu un anno indimenticabile, vuoi per la bellezza artistica del luogo (ed è vero che certi luoghi finiscono per avere una benefica influenza sulle persone rendendole migliori, più consapevoli, più esigenti) ... fu un periodo di intenso lavoro e di guadagno ... c'erano con me altri due ragazzi universitari (uno di architettura e l'altro di scienze politiche) ... con inventiva e tanta buona volontà riuscimmo a fare una mole di lavoro incredibile ... L'archivio non aveva un montacarichi e la scala era piuttosto ripida, scomoda e lunga ... settimanalmente dovevamo portare la carta da macero sul cortile interno, dove la croce rossa provvedeva alla sua raccolta. Per rendere più produttivo il lavoro, creammo con i ripiani degli scaffali dei binari , lasciando libera solo la parte centrale per salire le scale ... i binari erano messi a una distanza che permetteva di utilizzare la "Bravetta", un carello a due ruote gommate con impugnatura a mano, e superare senza problemi la ripida rampa, lunga più di una sessantina di metri, con curva al piano del cortile interno . In due persone (i colleghi si alternavano un giorno si e uno no) ... riuscimmo a fare il lavoro di una squadra di cinque, sei persone ... utilizzando un paio di giorni al massimo, con immensa sorpresa di tutti! ovviamente, provvedevamo a rimuovere gli scaffali dalle scale a fine lavoro.
    Svolgevamo anche altri compiti ... ma questo in particolare ci fece apprezzare, finchè non fu istallato il montacarichi e dichiarato agibile, cosa che avvenne un anno dopo.
    Ricordo soprattutto l'orario 8-13, con giornata pagata per intero:-) ... ma la cosa più bella era il percorso da largo Argentina fino al Ministero di Grazia e Giustizia, poi via S. Paolo alla Regola una stradina eccezionale ... la biblioteca comunale, dove si trova un mitreo di rara bellezza ... più avanti una chiesa utilizzata come ospedale nel 1849 dai patrioti italiani della Repubblica Romana, in quella Chiesa morì Mameli ... faceva un certo effetto passeggiare per quella stradina fino a Palazzo Spada ... più avanti poi Palazzo Farnese e vicino Campo dei Fiori e ogni giorno era una nuova scoperta:-)

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    1. ah ecco, fu una cosa episodica... ma le case romane sotto san paolo alla regola le facevano vedere, allora? e la piccolissima chiesetta di santa barbara dei librari, lungo via dei giubbonari l'hai mai trovata aperta?

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    2. No a dire il vero non ci ho mai fatto caso.

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  5. premesso che non si può vivere senza la cultura e la bellezza, se fossi stata io sarei stata attirata da te, con il tuo silente gesto, e non dall'altro ...
    ;-)

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