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D.O.C.









domenica 13 gennaio 2013

SPREAD CULTURALE E CRESCITA


L’istruzione è da sempre considerata l’unico strumento per ridurre le disuguaglianze sociali. I migliori programmi di sviluppo attuati non da organizzazioni internazionali, ma dagli stessi governi di Paesi del terzo Mondo, hanno prodotto i migliori risultati aumentando il tasso di alfabetizzazione tra la popolazione femminile e le classi più povere in genere. Far studiare le donne ha contribuito a produrre un effetto leva per il progresso, in quanto non solo le donne sono maggiormente responsabili e ben disposte ad emanciparsi attraverso lo studio, ma soprattutto perché in futuro, nel ruolo di mogli e di madri, rappresenteranno un elemento di stimolo per educare e sviluppare il progresso, divengono a loro volta fonte di sviluppo e di crescita sociale per  gli altri  componenti della famiglia.
In ogni Paese, anche il più egualitario, ci sono inevitabilmente delle disuguaglianze sociali, ma la cultura è l’unico mezzo per ridurre lo squilibrio e creare dei cittadini consapevoli.
Nei Paesi sottosviluppati e non solo, il problema non è garantire elezioni libere, far partecipare la gente al voto e controllare che non si verifichino brogli, ma è essenziale creare la consapevolezza attraverso l’istruzione  in chi vota sulla validità dei programmi di chi si candita, piuttosto che sulle promesse di denaro, generi alimentari donati agli elettori per ottenere il loro voto. Dove c’è ignoranza si vota chi dona di più o promette di eliminare questa o quella tassa, crea l’aspettativa di un vantaggio a chi riesce ad accumulare il maggior numero di voti, in cambio di  un mandato in bianco: si vota ottenendo un piccolo ed immediato vantaggio per poi pagare molto di più in termini di esclusione sociale e riduzione di welfare a causa di corruzione, sprechi e malgoverno della cosa pubblica. Dove la gente è culturalmente evoluta e maggiormente consapevole i candidati si presentano non con oboli, ne come super eroi, ma  con programmi ben dettagliati su cosa intendono fare dopo essere eletti, e se i risultati non sono all’altezza delle aspettative, non si ricandidano una seconda volta, perché la gente non li voterebbe più, la rottamazione è un dato di fatto ed è implicita nel ruolo assunto e non è necessariamente legata ad un dato anagrafico, ma esclusivamente ai risultati ottenuti e alle promesse mancate. Ovviamente i programmi devono essere non solo produttivi di risultati concreti ma eticamente accettabili, nessuno, spero, vuole leggere e votare un nuovo "MEIN KAMPF".
Ha ragione la Camusso quando afferma "Il Paese ha bisogno di un progetto, altrimenti il meccanismo è quello dell'egoismo di ogni singolo, degli egoismi sociali, delle frantumazioni. Ma una crisi di questo tipo si affronta con un grande governo e con una mobilitazione collettiva, non con le soluzioni dei singoli.il Paese ha bisogno di un progetto”.
In Italia abbiamo un problema serio che è l’ignoranza di ritorno. Non se ne parla abbastanza, ma è un problema vero. Il titolo di studio più diffuso è per il 50% della popolazione in età lavorativa, la terza media. Gli analfabeti sono percentualmente una quota minoritaria, il resto è costituito da diplomati e laureati. Da una recente indagine commissionata in Canada e negli USA, a cui si sono accodati vari Paesi, tra cui anche  l’Italia, risulta per il nostro Paese:
5% non è in grado di leggere
40% legge male e comprende con molta difficoltà
35% legge e comprende in modo appena sufficiente
20% Non ha problemi .
Questi dati non sono coerenti con la distribuzione dei titoli di studio, e con l’idea diffusa che la nostra società ha un grado di alfabetizzazione maggiore rispetto a cinquant’anni fa. E’ evidente che dopo le scuole primarie, c’è mancanza di stimoli ad accrescere e mantenere la cultura e questo porta le persone a disimparare, non esercitandosi, non informandosi, non partecipando. Scarsi luoghi di aggregazione, mancanza di corsi di aggiornamento, la scarsa incentivazione a frequentare le biblioteche, i musei,  i teatri e tutte le occasioni per stimolare culturalmente  le persone hanno per conseguenza l’ignoranza di ritorno, la diseducazione.
La Tv spazzatura e i giornali scandalistici e frivoli asserviti al potente di turno perdono il loro ruolo principale di informare e stimolare a conoscere di più, sono utilizzati per sviare l’attenzione dai fatti principali concentrando l’attenzione sul fatto morboso di comodo. Basti un esempio per tutti  la maggior parte degli italiani non hanno alcuna idea di come sia la vita nei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. La Tv ignora quasi del tutto le altre culture sorelle, difficilmente passano in prima serata  film o documentari di quei Paesi. Conosciamo l'Egitto di 6.000 anni fa e nulla o poco più di nulla dell'Egitto di oggi. I Tg non hanno corrispondenti da quei Paesi, perché costano troppo, salvo casi veramente  eccezionali, come guerre e rivoluzioni che comunque ci sono raccontate molto sommariamente senza che possiamo capire veramente come stiano le cose, senza punti di vista veramente indipendenti. Non è cosa da poco, se consideriamo che ogni Tzunami sociale originato da quei Paesi è destinato ad infrangersi da noi, con inevitabili contraccolpi, che è impensabile far finta di niente o limitarsi alle piccole liti di cortile dei nostri politici da operetta.
La crisi economica e una politica attenta al pareggio di bilancio porta a ridurre la spesa pubblica sociale, a colpire non gli sprechi, ma la spesa sull’istruzione e sulla salute a danno delle classi meno avvantaggiate e più povere della popolazione. La ricerca è svilita, concedendo  poche risorse e non puntando sul merito ma su logiche clientelari. Teleton è l’inganno che genera collettivamente l’idea erronea che le risorse sono comunque garantite e che almeno una volta l’anno se ne parli, ma manca un progetto di riforma e rilancio del sistema Istruzione Pubblica e di Ricerca, verso obiettivi concreti di rilancio Sociale prima ancora che economico. La modernizzazione passa esclusivamente dall’accrescimento delle coscienze individuali, lo aveva capito anche Giacomo Leopardi, quasi due secoli fa!
Nel  nostro Paese ci sono più di due milioni di giovani che non lavorano ne studiano ne pensano di cercare il lavoro. L’accesso all’università è sempre più selettiva, in genere i figli dei laureati hanno maggiori chance di accesso, di fatto  creando sempre maggiori disuguaglianze sociali, limitando gli accessi agli “ascensori sociali”. Lavoro sempre più precario, burocrazia inefficiente, corruzione; costituiscono un quadro desolante, un impoverimento culturale che non promette nulla di buono in avvenire, nonostante siamo il Paese che ha il maggior numero di opere d’arti, che fa largo uso di telefonini e che crede di essere più colto ed evoluto  rispetto a due generazioni passate: la quinta potenza economica nel Mondo. Per quanto ancora?

6 commenti:

  1. Un post serio, documentato e veritiero.
    Non mi stupisce l'ignoranza di ritorno, dato che gli strumenti culturali più importanti, più facili da consultare e di cui abbiamo la massima disponibilità sono le pietose pagine della tv.
    Con tutto questo non immaginavo che fosse solo un misero 20% a tenere alta la bandiera della cultura.
    Il problema però è ancora più complesso. C'è anche il lassismo educativo prima di tutto dei genitori e poi degli insegnanti. Ma il discorso si farebbe lungo e quello che tu hai scritto mi è piaciuto molto.

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  2. La fonte che rivela la sconfortante percentuale del 20% è emersa nell'intervista che ha seguito il documentario Why Poverty? su Rai Storia del 12 gen 2013. Si fa riferimento ad uno studio statistico commissionato dai governi del Canada e degli USA a cui si sono aggiunti altri paesi tra cui l'Italia... e si parla di questo 20%.

    L'altra settimana la puntata di why poverty? era ancora più sorprendente, uno dei paesi con mortalità infantile elevata, di ritorno, non è una nazione del terzo mondo, ma gli Usa ... a causa della crisi economica e della triste situazione degli americani che non avendo un lavoro non hanno una polizza assicurativa e non possono permettersi le spese mediche, temendo più di ogni altra cosa di perdere la podestà sui figli.

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  3. Tutto quello che scrivi ritrae fedelmente la situazione,ti condivido.
    E' drammatico che pur essendone consapevole, la classe politica non riesca a modificarsi e ad offrire nulla in termini di reale progettualità. Eppure, discorsi come il tuo non mi giungono nuovi, mi sembra che se ne parli tanto, ma a quanto pare la consapevolezza di quel che manca e della necessità di dare prorità al'investimento sulla cultura (che poi diventa anche e soprattutto un fatto educativo e di coscienza, come il buon Giacomino aveva anticipatamente colto)non è sufficiente al superamento delle singole corse e dei singoli interessi.
    Credo che manchi, più ancora delle risorse, degli stanziamenti,della capacità di lettura e progettazione fattiva, il senso stesso della solidarietà. Anche noi, ognuno di noi, alla fine ragiona sempre e solo guardando alle sue tasche, alle sue rinunce, ai suoi desideri.
    Giustissimo, e naturale. E' la nostra vita, la nostra storia; ma quella degli altri non inizia dove la nostra finisce senza punti di contatto. La soria degli altri si interseca, si abbraccia, appesantisce o sostiene la nostra, e non possiamo ignorare che il benessere e il malessere che ci sfiora sono intimamente connessi al nostro stesso benessere o malssere. La nostra è ormai, per come la vedo io, una società fatta di "single", si perde l'idea della coesione, del servizio, dello scambio utile, del rapporto umano. Se non si parte dal recupero di quei valori, temo che gli scenari futuri/attuali giustifichino un pessimismo più che leopardiano...

    Auguri per il problema che ti impedisce il sorriso (superato?).Hai ragione, quanto si apprezza ciò che non si dà per scontato!

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  4. Grazie, diciamo in fase di miglioramento ...
    Tengo aggiornata una lista, quando potrò ... recupererò con un surplus di sorrisi, a costo di sembrare uno scemo:-))





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  5. Non so ultimamente sembra prevalere il peso dello spread canonico, differenziale tra titoli di Stato italiani e Titoli Tedeschi ... si parla di recessione, di rischi default sempre latenti, di baratri, di politiche economiche più o meno attente, reattive, consapevoli in contrasto di altre più attendiste, negazioniste, disattente ai problemi della gente comune.
    Siamo sotto elezioni e la Politica propone le sue varie ricette ... promettono la felicita, il colpo di spugna, il cambiamento ... la solita storia, come sempre ... si proietta al futuro la soluzione ad un malessere raccontato quotidianamente dai media, forse anche troppo esagerato se consideriamo le condizioni di chi sta molto peggio di noi e che condividono il Mediterraneo come spazio mega condominiale.
    La Kappa pesante che si respira, amplificata da parole esagerate in campagna elettorale che parlano ovviamente a certi elettori, anziché ad altri ... la politica che si fa marketing, con la differenziazione dei loghi, non necessariamente delle idee, e con nomi che dovrebbero rapportarsi ad un determinato target di elettori ... i confronti in Tv. o le comparsate per convincere, per accattivarsi la simpatia e polarizzare il consenso ... le statistiche che anticipano e forse condizionano le scelte di chi deve esprimersi ancora ...
    La politica si adegua ad un modo di pensare materialistico, utilitaristico, del mondo produttivo e consumistico ... diventa obiettivo di spesa: scegli l'idea e a seconda che sia una parte o dell'altra (come mega sfere a cui si riferiscono una miriade di satelliti) sappiamo che alcune voci del bilancio pubblico avranno un incremento rispetto ad altre, almeno a sentire i cavalli di battaglia elettorali usati in prevalenza.
    La Politica dovrebbe prendere come riferimento il benessere della maggior parte delle persone, non di una sola parte in particolare ... dovrebbe migliorare non solo la condizione materiale ma anche spirituale della gente ... perché non ci sono solo beni materiali che rendono la vita confortevole. La felicità, parola grande, molto dipende anche da scelte individuali, oltre che da circostanze fortuite o incontrollabili ... ma la Politica può dare il suo contributo a migliorare le situazioni, influendo con scelte etiche, morali ... cercando di contrastare i forti interessi economici, la brama di potere e di denaro ... e scaldare ancora il cuore della gente con frasi e azioni che hanno per prologo "Io ho un sogno".

    Utopia? Forse, ma mi consolo al pensiero che come singoli o come collettività, un giorno ci accorgeremo o si accorgeranno che ci sono delle idee incoerenti con la natura umana, che il pensiero produttivo - economico non necessariamente deve prevalere ed incombere ... che la vita ha spazi suoi molto più ampi e necessità maggiori, grazie a Dio.

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    1. D'accordo con te, Paolo, sul fatto che produzione-economia non possano incombere fino a toglierci la vita. Condivido, un giorno ci si accorgerà "che la vita ha spazi suoi molto più ampi e necessità maggiori".
      Ho fiducia in questo, perché me lo dice la storia, dove le condizioni e le regole sociali che sembrano perenni ed immutabili non sono mai statiche. In realtà si trasformano talora rapidamente talora con tempi più lunghi. E nessuno può dubitare che siamo alla fase finale di un'epoca storica che sta morendo. E non mi pare esista la possibilità di creare una comunità mondiale peggiore di quella attuale. Anche i latifondi, tra le massime espressioni di potere economico e prevaricazione del passato, sono finiti o si sono trasformati.

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