Questo pupazzetto non ci rappresenta, ma esprime lo stato d'animo della precarietà,
a cui non Vogliamo Assomigliare ...
la scelta è ... In Direzione Ostinata e Contraria
D.O.C.









sabato 19 gennaio 2013

CHI NON HA NON E'


L'avvicinamento alla sofferenza, attraverso la parola e l'ascolto,
 anche la pericolosità può essere gestita ( F.Basaglia)
"Quanto resta di un uomo dopo che l’istituzione delegata a curarlo lo ha sistematicamente oggettivato riducendolo  a numero, a cosa? Si è detto che gli alienati vengono trattati più duramente degli altri malati perché sono uomini senza difese, e quindi senza voce e senza diritti, che nel mondo dei sofferenti equivalgono  ai negri, agli indigeni, agli apolidi, ai sottoproletari, agli ebrei; che come tali sono spesso vittime di pregiudizi e di privazioni. Fino a che punto questi pregiudizi e queste privazioni concernono alla natura della follia? Nel novembre del 1962 Gorizia, attraverso l’equipe psichiatrica diretta da F. Basaglia, ha risposto che non la riguardano affatto.
Poiché accade facilmente a chi ha perso tutto di perdere infine  se stesso, occorreva sostituire a chi è ridotto a sofferenze e bisogno, la possibilità di riconoscerci non attraverso un’esclusione che divide, ma una solidarietà che coinvolge ed affratella, che ci obbliga a cercare nel mondo comune, dal quale l’ammalato proviene, le nostre possibili complicità nel suo male. 
Con l’inaugurazione  in Italia della prima comunità terapeutica, la vita dell’ospedale psichiatrico è regolato da  assemblee di reparto e da assemblee generali . I malati riacquistano un ruolo umano e sociale, gestiscono se stessi  e la loro esistenza attraverso una continua comunicazione con chi li cura.
Soppressa la natura carceraria dell’istituzione, si comincia a studiare la natura del pregiudizio.

I rigogliosi giardini in cui attraverso le cancellate vediamo scorrere libera e serena la vita dei malati di mente, sono in realtà i giardini dei fratelli scomodi: sono i giardini di Abele.
Quando e perché il matto diventa socialmente discutibile e pericoloso? Alla fine del XVI secolo, allorché per razionalizzare la produzione, presupposto pratico della società borghese che inizia la sua ascesa al potere, si richiede l'emarginazione degli elementi socialmente improduttivi. Il malato del villaggio compatito ed infine tollerato, diventa il matto alla cui anarchia si applica senza discriminazione l'ipotesi della pericolosità e dello scandalo.
I lebrosai rimasti inutilizzati per due secoli, dopo la scomparsa della malattia, ritrovano una loro popolazione, i matti appunto, e diventano nuove isole di esclusione nuovi bacini di scarico della società dei sani.
Una legge antica ancora in bilico tra l'assistenza, la sicurezza, la pietà e la paura; continua a stabilire il confine tra l'uomo che di fronte alla società ha diritto di essere difeso e l'ammalato, in quanto ammalato di mente, che di fronte alla società perde questo diritto, perché la società lo giudica pericoloso a se,  agli altri e di pubblico scandalo.
Sorge una domanda: se il malato di mente è da ritenersi soprattutto pericoloso, le regole su cui si fonda l'istituzione che deve occuparsi della sua cura, sono state studiate in funzione di questa pericolosità o della malattia di cui soffre?
Occorre liberarsi di molto scetticismo e di altrettanta pigrizia per dare una risposta serena".

Tratto da I Giardini di Abele di  Sergio Zavoli  

3 commenti:

  1. Grazie Dott Soffio
    Considerato che il Dott Basaglia ha iniziato nel 1962 e che la legge che prende il suo nome è del 1978 ... si può affermare che i pregiudizi sono duri da sconfiggere, ma che
    " a parlare di verità, con perseveranza e senza imporsi in alcun modo, ma con l'evidenza dei fatti, prima o poi gli ostacoli si appianano".

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Colpisce lo stile letterario ed il tono della voce usato da Sergio Zavoli, nella sua inchiesta, si percepisce una compassione nel senso di " calarsi nelle ragioni dei più deboli"... Non deve essere stato facile, anche se si è nel 1968.

      Elimina