Questo pupazzetto non ci rappresenta, ma esprime lo stato d'animo della precarietà,
a cui non Vogliamo Assomigliare ...
la scelta è ... In Direzione Ostinata e Contraria
D.O.C.









lunedì 26 novembre 2012

COSI' SI FA


“Quando mio Padre è venuto a trovarmi al carcere dell’Ucciardone, mi ha profondamente impressionato: invece di raccomandarmi prudenza, mi ha teso la mano oltre le sbarre, guardandomi negli occhi, serio ed orgoglioso,  mi disse: “così si fa” intendeva “non si lascia sola la gente più debole”.
Il Padre era stato capostazione a Trappeto, il paesino in Sicilia, in provincia di Palermo. Nel '52 Danilo Dolci decide di tornare proprio lì, per le immagini di estrema miseria del paese che gli erano rimaste fin da bambino. In quel paesino comincia a tentare percorsi per creare occasioni di lavoro e superare lo stato di disoccupazione della zona... continua come dice lui, la resistenza senza sparare … contro la mafia il sottosviluppo, l’abuso dei diritti più elementari, quelli  sanciti dalla Costituzione Italiana e completamente ignorati, da uno Stato che dovrebbe, a maggior ragione, prendersi cura  di  quelle famiglie di disperati, costituite da braccianti, pescatori, vedove e disoccupati; dove  il disagio è  così sentito che i casi di malattia mentale sono più elevati che altrove. Lo Stato al massimo si adopera a reprimere con i metodi più brutali, anziché promuovere iniziative volte a migliorare le cause del male stesso: la mancanza di lavoro e di conseguenza  la povertà materiale.
Nato a Sesana (Trieste) il 28 giugno 1924 da Enrico, impiegato nelle Ferrovie dello Stato e da Meli Kontely, di origine slava. Studia in Lombardia diplomandosi presso il Liceo Artistico di Breva ed iscrivendosi successivamente alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano. Poco prima di discutere la tesi, nel 1950, decide di abbandonare tutto per aderire all’iniziativa di Don Zeno Saltini, e alla sua idea di Nomadelfia, a Fossoli, l’ex campo di concentramento.
Trasferitosi in Sicilia … assiste impotente alla morte per denutrizione di un bambino e ne rimane talmente impressionato che decide di mettersi  nel suo letto e di digiunare fino alla morte, se le autorità non faranno qualcosa a Trappeto … e se occorre altri seguiranno il suo esempio e prenderanno il suo posto, proprio in quel letto, fino a quando qualcosa succederà. La stampa ne diede risonanza  chiamandolo il "Gandhi  italiano",  e le autorità dovettero impegnarsi con opere concrete a salvaguardia della piccola comunità, perché altri bambini non morissero di fame o di malattie a causa della miseria e per l’inerzia di chi ha il dovere e il potere di fare qualcosa.
Quella volta che finì all’Ucciardone , fece veramente rumore, se il caso divenne perfino oggetto d’interrogazione in Parlamento. A Partinico, nel 1956, Danilo attuò lo sciopero alla rovescia. Se un operaio per protesta si astiene dal lavoro, un disoccupato sciopera nell’unico modo possibile: lavorando. Così centinaia di disoccupati si organizzarono per riattivare una strada interpoderale semi abbandonata e dissestata, ma le autorità del luogo, risentite ed infastidite, inviarono le forze dell’ordine per disperdere la folla e far arrestare  gli organizzatori .
 Scoppiò il caso Dolci, che  polarizzò negli anni a venire l'opinione pubblica: mentre si moltiplicarono gli attestati di stima e solidarietà, in Italia e all'estero (anche da personalità come Norberto Bobbio, Carlo Levi, Aldous Huxley, Jean Piaget, Bertrand Russell ed Erich Fromm), per molti avversari Dolci è solo un pericoloso sovversivo. Il cardinale Ernesto Ruffini, in un'omelia pasquale degli anni '60 indicò la mafia, il romanzo "Il Gattopardo", e Danilo Dolci come "le cause che maggiormente hanno contribuito a disonorare la Sicilia”.
Dolci non si atteggia a detentore di verità, non è un guru venuto a dispensare ricette, a insegnare come e cosa pensare. È convinto che le forze necessarie al cambiamento si possano trovare nelle persone più avvertite del luogo ( anche le più umili e ritenute ignoranti, possono dare un valido contributo); è convinto che non possa esistere alcun riscatto che prescinda dalla maturazione di consapevolezza dei diretti interessati. Sa quanto sia essenziale, per la riuscita di un’impresa, che ciascuno la senta propria: i progetti migliori, sulla carta più efficaci, falliscono se, calati dall’alto, sono avvertiti estranei, ostili. Per questo il lavoro di autoanalisi popolare, il metodo socratico, non costituiscono un dettaglio o, peggio, una scelta eccentrica: sono necessari alla riuscita di un programma veramente rivoluzionario e nonviolento. «Un cambiamento», sostiene Dolci, «non avviene senza forze nuove, ma queste non nascono e non crescono se la gente non si sveglia a riconoscere i propri interessi e i propri bisogni».
Proprio sviluppando l’intuizione di un contadino, nel corso delle riunioni dedicate ad analizzare l’arretratezza economica della regione e all’individuazione di possibili soluzioni, prende corpo il progetto per la diga sul fiume Jato. Tecnici esperti, consultati, confermano che l’idea di edificare un grande bacile per raccogliere la copiosa pioggia invernale e utilizzarla nei mesi estivi è tutt’altro che insensata. La realizzazione richiederà quasi dieci anni di lotte e mobilitazioni popolari. Questa diga, che ha sottratto alla mafia il monopolio delle scarse risorse idriche precedentemente disponibili, ha rivoluzionato la vita di migliaia e migliaia di cittadini, consentendo nella zona la nascita di numerose cooperative e una crescita economica assolutamente impensabile prima. 
 Al giornalista Franco Marcoaldi che gli chiede se si ritenga un utopista, Dolci risponde: «Sono uno che cerca di tradurre l’utopia in progetto. Non mi domando se è facile o difficile, ma se è necessario o no. E quando una cosa è necessaria, magari occorreranno molta fatica e molto tempo, ma sarà realizzata. Così come realizzammo la diga di Jato, per la semplicissima ragione che la gente di qui voleva l’acqua».
 
CIASCUNO CRESCE SOLO SE SOGNATO
C'è chi insegna
guidando gli altri come cavalli
passo per passo:
forse c'è chi si sente soddisfatto
così guidato.

C'è chi insegna lodando
quanto trova di buono e divertendo:
c'è pure chi si sente soddisfatto
essendo incoraggiato.

C'è pure chi educa, senza nascondere
l'assurdo ch'è nel mondo, aperto ad ogni
sviluppo ma cercando
d'essere franco all'altro come a sé,
sognando gli altri come ora non sono:
ciascuno cresce solo se sognato.
 
 

2 commenti:

  1. grazie per avere ricordato una delle più belle pagine della storia della Sicilia e un uomo buono e determinato (ce ne vorrebbero proprio tanti come Danilo Dolci). Provo a fare un link di collegamento a questo post sulla colonna informativa. ciao

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  2. Ciao Francesco
    E' strano come in Tv spesso si raccontino storie banali, biografie di personaggi poco edificanti che finiscono di far parte dell'immaginario collettivo ... poi un giorno, quando meno te l'aspetti, capita di conoscere le idee e le azioni di una persona di questa portata, e ti domandi come sia possibile che non se parli abbastanza, o che sia sconosciuto ai più.
    Persone come Danilo Dolci sono l'esempio di che cosa dovrebbe essere la Politica, con la P maiuscola, anche se non era un politico ... sapeva ascoltare la Gente e trovare soluzioni a problemi molto concreti.
    Morì povero, fu collocato nella bara con una tuta e non si trovò nemmeno un abito decente, ma la sua eredità morale è inestimabile ed il suo esempio è attuale, e dovrebbe guidare chi si propone oggi come altra Politica.

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