Questo pupazzetto non ci rappresenta, ma esprime lo stato d'animo della precarietà,
a cui non Vogliamo Assomigliare ...
la scelta è ... In Direzione Ostinata e Contraria
D.O.C.









domenica 30 settembre 2012

IMMAGINANDO


I Treni di Umberto Taccola

Chissà forse a tre anni affacciandosi dal suo balcone avrà visto passare per la prima  volta un treno, rimanendo li a bocca serrata e con gli occhi sgranati, indicando alla sua mamma  con il braccio destro alzato quello strano oggetto sbuffante su rotaie  metalliche  e traversine in legno, cosparse di sassi e che nei giorni di pioggia si riempiono di lumache.
A quella età certe cose ti rimangono dentro e per sempre.
La ferrovia alle sue origini è l’equivalente di internet  di oggi, un modo per ridurre le distanze e rendere possibili cose fin ad allora impensabili. Intere folle si potevano spostare per raggiungere comodamente luoghi un tempo distanti  assai, se consideriamo il tutto a misura di cavallo, ciuccio o scarponi; inoltre non provoca  mal di mare e i rischi di non arrivare sono molto bassi. 
La piazza della stazione, essendo il  luogo per eccellenza dove  arriva e parte tanta gente  per ogni dove,  è come la piazza della chiesa o del comune, un luogo importante dove ritrovarsi , dove fare affari, darsi appuntamenti, dove sono rappresentate opere teatrali, dove avvengono comizi.
Crescendo quel bambino  cominciò da prima a fantasticare sul Mondo, poi ad immaginare che cosa volesse dire comandare la partenza dei treni, decidere dove farli arrivare, la costruzioni delle stazioni; pensare che quella fosse l’opera di un uomo, ed immaginarlo come un uomo speciale, per quella sua dote di saper condurre ed influire direttamente o indirettamente, con le sue scelte, sulla vita di tanta gente.
Quel bambino divenne adolescente e spesso da solo stazionava lungo le rotaie del suo paese, immerso nei suoi ragionamenti, nei suoi itinerari immaginari, osservando le persone che viaggiavano, quelle che vi lavoravano, notando le differenze di ceto anche tra i viaggiatori e la povertà più evidente per chi non poteva permettersi il biglietto del treno.
Per i paesani, il solitario ragazzetto della ferrovia era stato appellato  “el matt”, per il suo entusiasmo ogni volta che passava il treno, il suo correre a fianco, con il rischio di farsi travolgere, ma lui era così e nessuno poteva capire davvero che cosa gli passasse per la testa.
Figlio del fabbro e di una maestrina, in quell’Italia cristallizzata in classi sociali rigide, dove le scalate ed il miglioramento sociale era solo un sogno,  la realtà solo fatica e nessun privilegio, nessuna scelta o chance per chi era di umile estrazione, del resto nemmeno ci si pensava, al massimo si sperava di ottenere qualche concessione  che migliorasse, di poco, la dura vita di quegli anni …  e questo il giovane, “El Matt” lo sapeva e gli bruciava, rendendolo attivo tra i socialisti e gli anticlericali di inizio secolo. Prese quel treno per emigrare in Svizzera, renitente alla leva, i suoi ideali non potevano ammettere l’assurdità della guerra e del militarismo (incredibilmente). Accrebbe la sua cultura rivoluzionaria, incontrando diversi dissidenti. Ripetutamente espulso da un cantone all'altro per il suo attivismo anticlericale e antimilitarista, rientrò in Italia nel 1904 approfittando di un'amnistia che gli permise di sottrarsi alla pena prevista per la renitenza alla leva e compì il servizio militare nel reggimento bersaglieri di stanza a Verona. Il 17 febbraio del 1907 venne posto in congedo dai suoi superiori, dopo una sua anticlericale e rivoluzionaria commemorazione di Giordano Bruno. La Polizia lo schedò come "sovversivo" e "pericoloso anarchico".
Dopo aver insegnato francese qualche tempo in una scuola privata a Oneglia, Imperia, 1908, dove collaborò attivamente al periodico socialista "La lima" con lo pseudonimo di "Vero Eretico", tornò a Predappio, dove si mise a capo dello sciopero dei braccianti agricoli. Il 18 luglio (mese nefasto) fu arrestato per aver minacciato un dirigente delle organizzazioni padronali. Processato per direttissima, fu condannato a tre mesi di carcere. Dopo 15 giorni è posto in libertà provvisoria dietro cauzione. In settembre venne incarcerato per dieci giorni, per aver tenuto a Meldola un comizio non autorizzato.
Quando sopraggiunse la guerra di Libia “El Matt” era  stato condannato a un anno, poi ridotto a cinque mesi e mezzo, di reclusione per le manifestazioni organizzate nel settembre del 1911 in Romagna contro la guerra in Africa … proprio Lui, l’uomo del destino, che il destino trasformò in altro, inspiegabilmente …
Per chi legge la sua biografia, non può far a meno di notare la frattura tra ciò che è stato in gioventù e ciò che è diventato poi in seguito.
Da sempre aveva capito il potenziale della nuova civiltà della massa, l’aveva sedotta, ammaliata e condotta dove credeva era possibile spingersi, osando oltre misura, come ha sempre fatto durante la sua esistenza, in politica e con le donne.
Non può non colpire la sua vicenda umana, a prescindere che lo si ammiri o lo si detesti, la sua parabola di uomo fuori dal comune, che dal niente si crea una posizione unica ed irraggiungibile per un figlio di un fabbro e di una maestra delle elementari, nelle acque stagnanti del Regno d’Italia,  ingessata come l’India, in caste incomunicabili tra loro.
Il destino non solo gli diede molto di più di quanto si potesse aspettare, ma gli tolse anche tutto, e negli ultimi giorni scrisse:
«La mia tragedia è grande. .. Conto meno del due di coppe … La gente mi odia … Nulla di ciò che ho costruito rimane. Ho 60 anni ormai e il tempo per ricostruire mi manca. Io sono ormai veramente un cadavere vivente... ».

Rai Storia    ULTIMO CARTEGGIO FRA MUSSOLINI E LA PETACCI 

11 commenti:

  1. In queste persone è molto visibile il daimon ... ciao Paolo, sono passata a farti un saluto.
    Un bacione caro.

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  2. Un destino insolito il suo. Insolito e tragico, per lui e per molti altri ancora.

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  3. Grazie Marina
    sei sempre molto carina e delicata:-)

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  4. Ciao Ambra
    documentandomi,spesso con trasmissione su rai tre:-), devo dire che mi ha sorpreso, e a quanto pare non solo a me (e non credo che si tratti di squallido revisionismo).

    Partecipi a questo giudizio ci sono anche personaggi come Antonio Pennacchi (lo scrittore dell'agropontino) ... lui ha fatto il percorso inverso: da iscritto al MSI, da cui è stato espulso, a sessantottino di sinistra, marxista - maoista, nonostante questo ha scritto Canale Mussolini ... definita dall'autore "l'opera per la quale sono venuto al mondo" (notare come la frase si presti a vare letture) e con il quele ha vinto la 64° edizione del premio Strega,nel mese di Luglio:-) 2010... con il merito di guardare a quel periodo (la bonifica dell'agropontino)con un occhio non di parte, distaccato, senza mitizzarlo ne demonizzarlo.

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  5. Amo i treni, li ho sempre amati. Mio nonno faceva il ferroviere e da piccolo mi portava davanti al primo binario alle 15, tutti i giorni, quando fischiando transitava a tutta velocità il mitico Settebello.
    I treni portano lontano. L'immaginazione galoppa a biella sciolta.
    Grazie del post, hai illuminato un luogo conosciuto con una luce nuova e potente.
    La vita è veramente lo spettacolo più bello e interessante che esista al mondo.

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