Questo pupazzetto non ci rappresenta, ma esprime lo stato d'animo della precarietà,
a cui non Vogliamo Assomigliare ...
la scelta è ... In Direzione Ostinata e Contraria
D.O.C.









sabato 9 giugno 2012

MAGISTRA VITAE

I Troiani, da lungo tempo sotto assedio ed in guerra, patirono lutti e stenti. Appena ebbero notizia, passandola rapidamente di bocca in bocca, della  fuga precipitosa dei Greci, si sentirono risollevati e pieni di gratitudine verso gli dei, per la  sorte tanto propizia. Non si resero conto di essere per la troppa gioia, indifesi e disarmati, ed ingenuamente caddero nel tranello di Ulisse. Bastarono un pugno di uomini, scelti per scaltrezza e coraggio, rinchiusi nel ventre di un gigantesco cavallo di legno, che nel cuore della notte, di un giorno funesto, calarono per le strade seminando  morte e scompiglio, aprendo le porte all’esercito invasore, e decretando la fine dell’egemonia di Troia.
 Enea “Ero solo nella città che cadeva, che non aveva più bisogno di me”.

216 A.C., mille anni dopo la distruzione di Troia, la battaglia di Canne fu per i romani la sconfitta ricordata per generazioni. Una possente armata di 70.000 uomini, addensati come non mai in ristretti spazi, con l'impossibilità di distendersi in manovra, cadde miseramente sotto gli agili colpi nemici, trasformando la piana in un acquitrino zuppo di sangue.
Non ci fu famiglia a Roma che non pianse un proprio caro morto in quella battaglia ... ma soprattutto mai Roma si sentì tanto indifesa e alla mercè di un nemico tanto forte.
Roma assorbì il colpo con inaspettata energia e si preparò come non mai, per sconfiggere Cartagine e costringere Annibale ad abbandonare l'Italia, iniziando così il dominio sul Mediterraneo che durò per altri sette secoli.

2 commenti:

  1. I corsi e ricorsi storici. L'uomo non la finirà mai di identificare in un nemico il proprio vicino e cercherà di sottometterlo. Per questo le civiltà nascono e - per quanto durino - alla fine muoiono.

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  2. La Storia Maestra di Vita. A chi non è capitato vivere un periodo della propria esistenza, particolarmente difficile ed impegnativo, sofferente, incerto sugli esiti o di cui si sapeva l'evoluzione e la sua inevitabile conferma ... uscire da questi momenti che tolgono il fiato, a volte anche la vitalità e l'entusiasmo ... poi come un miracolo avviene un risveglio, e la reazione è spesso scomposta, non facilmente arginabile, ma salutare, tonica e piena di buone cose: è la vita che si riaffaccia, in forme semplici e spontanee, che non vuole etichette, costrizioni, obblighi formali ... ma taglia dritto soprattutto nei rapporti umani, va all'essenziale, non si perde dietro all'astuzie, alla malizia ... capta solo la spontaneità e la gioia, semplificando ... ma quanto siamo esposti e fragili in questi frangenti ... anche eroi del passato, uomini abituati a sopportare a soffrire, a contenersi, ad ubidire ... si sono sciolti come bambini gioiosi nell'avverarsi dei loro sogni, aspettative e finendo per "cascare come tordi" a chi astutamente attendeva quel momento.

    Due esempi storici ... uno che non riesce a trattenere una gioia infinita e scomposta dopo tante sofferenze ... l'altra che ostinatamente vuole imporsi e trovare la soluzione ad un problema che mette in serio pericolo il futuro e la sicurezza di un'intera comunità ... il suo nemico, è tale perchè difende interessi uguali e contrapposti ... non può soccombere, vuole imporsi e difendere il suo esclusivo bene, usando ogni mezzo lecito ed illecito. Mentre nel primo racconto la gioia non è alleata a chi la prova, nel secondo esempio la sofferenza e la paura determinano una reazione risolutiva, uno sprigionare di forze che sono conduttrici di nuove energie e nuovi traguardi.

    Ciao Ambra

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