Questo pupazzetto non ci rappresenta, ma esprime lo stato d'animo della precarietà,
a cui non Vogliamo Assomigliare ...
la scelta è ... In Direzione Ostinata e Contraria
D.O.C.









venerdì 9 marzo 2012

SII SINCERO CON TE STESSO


… e,come la notte segue il giorno,ne seguirà che non potrai essere falso con nessuno. W.Shakespeare

Per quanto mi riguarda, ad esser sincero con me stesso, mi piace assai questa citazione:
Io sono io, null'altro vorrei essere.
seppure non mi piaccio su alcune cose
avrei nostalgia anche dei difetti. 

Joan Mirò esponente del Surrealismo. L’influenza delle teorie freudiane stimola la  ricerca in ogni campo delle arti, che intravvede attraverso l’esplorazione e la conoscenza del “ Se”, l’opportunità  di cambiare il Mondo e le sue regole convenzionali . Il Surrealismo è ostile ad ogni autoritarismo di qualunque matrice sia,  e alle degenerazioni del potere burocratico, lo stalinismo. Rivaluta la donna, energia positiva e costruttiva ,quando l’uomo non si pone a lei in rapporto gerarchico, competitivo  ed autoritario, “la compagna che a volte impara e a volte insegna” , vera rivoluzione per la mentalità del tempo.
Nulla di nuovo s’inventa, semmai si riscopre l’insegnamento Socratico del “conosci te stesso”,   ammicca all’alchemica illusione di cambiare il piombo in oro, non come processo elettrolitico, ma come metafora della trasformazione della pesantezza dell’ignoranza (piombo) con la conoscenza (oro). In fine, all’idea Buddista che siamo parte di un Tutto, in continua trasformazione.
Sbocconcellando  questi concetti qua e la , sono approdato  probabilmente allo scopo di questa ricerca, imbattendomi nella definizione di un concetto evolutivo del “se”, molto stuzzicante nonché consolatorio: l’ Impermanenza.
Ho trovato uno scritto sul web, talmente fatto bene che non saprei fare meglio, per questo lo riporto pari pari, citando per onestà intellettuale la fonte gasgas, lo so sembra fuorviante, ma vi assicuro, non è quello che lascia intendere dal nicknameJ
Sono dell’idea che niente succeda mai veramente per caso, ed ogni cosa prova che ognuno procede per diventare ciò che è. Questo è il senso profondo della nostra vita.

Per questo, nel corso della vita, dobbiamo fare i conti con molte cose; dobbiamo misurarci con meccanismi mentali e comportamentali che non ci appartengono, per realizzare quel miracolo di unicità e irripetibilità che ognuno poi rappresenta.
Ma poi, perché devo partecipare al tormentato percorso di crescita di altri individui? Perché si inseriscono nei miei pensieri e con meccanismi calcolati fomentano odi, rifiuti, paure e vendette?
Potrei in una parola semplice, "sbattermene"; potrei ignorare queste persone … insomma, è chiaro che io vivo in una comunità, in un "condominio" molto articolato, ma è giusto che i "condomini" mi rigettino addosso le loro idiosincrasie per sentirsi meglio? Loro?
Ma allora queste persone, come interferiscono con la mia vita? Con la mia crescita?

Bisognerebbe interrogarci sulla teoria che ci vede come un unico organismo collettivo. Tenuto conto che facciamo tutti parte di un Tutto, io piccola cellula, vorrei mantenermi sano in questo organismo in disfacimento; vorrei che la trasformazione diventasse trascendenza: che si potesse attuare una metamorfosi che mi porti ad una umanità nuova. E’ possibile?

Penso di sì: accettando l’impermanenza come principio base della nostra vita, sapendo che possiamo fluire e muoverci con le circostanze eternamente mutevoli della vita.
Penso che sia possibile essere "nel mondo, ma non del mondo"; con la consapevolezza che siamo disponibili a "morire" al momento presente, lasciando che gli altri "muoiano" intorno a noi. Essere disposti a "morire" qui, vuol dire essere disposti ad affrontare il fatto che il tempo e gli altri cambiano, se ne vanno, crescono non riuscendo mai del tutto ad essere all’altezza delle nostre aspettative.

Ecco che anche "loro", quelli che ci "importunano", allora trovano una funzione: misurano la nostra quantità di accettazione dell’impermanenza. Dovremo essere poi in grado noi di ritrasmetterla a loro. L’impermanenza è quello che ci salva. Significato di impermanenza: la rinuncia alle cose non consiste nel fare a meno delle cose di questo mondo, ma nell'accettare che se ne vadano via. Tutto è impermanente: prima o poi tutto se ne andrà. La rinuncia è uno stato di non attaccamento, di accettazione di questo passare.
Le foglie cadono; il letame e l'immondizia si accumulano; ma dal letame nascono i fiori, le piante: cose che pensiamo siano belle. La distruzione è necessaria. Senza distruzione, non ci potrebbe essere nuova vita e la meraviglia della vita, del cambiamento costante non potrebbe esistere. Dobbiamo vivere e morire, e questo processo è in sé perfezione. Tutto questo cambiamento non è, tuttavia, ciò che avevamo in mente. Non siamo predisposti ad apprezzare la perfezione dell'universo. Siamo inclini a trovare un modo per durare per sempre nella nostra immutevole gloria...
Concludendo a che cosa servono le utopie? (ad esempio il superamento della morte e della sofferenza, i  cambiamenti migliorativi della natura e della condizione umana ...)
 Nientaltro che a vivere meglio.
 Così è (se vi pare).

Sempre personalmente, smentendo tutto quanto scritto in precedenza, e soffrendo in questa vita e forse anche nella prossima, perchè profondamente sentimentale e non indifferente e cinico a quanto mi accade attorno, dico che valga sempre la pena lottare per ciò per cui si crede ... chissà alla fine della fiera, anche così non si ottenga un cambiamento, lottando perchè le cose non cambino.  

8 commenti:

  1. Ciao caro Paolo, come stai?
    sempre a filosofare eh?

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  2. Ciao Sara,
    bene, grazie,
    non avendo di meglio da fare ... :-))

    Che si dice in quel di Albenga?
    Che mi racconti di Te?

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  3. credo che noi si diventi quello che profondamente vogliamo diventare al di la di quello che diaciamo

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  4. Sono d'accordo con te-lottare per quello che si crede- anche se spesso ti sembra di andare contro i mulini a vento. Un abbraccio

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  5. Cara Giuliana,
    mi Beo del Tuo rincuorante Abbraccio

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  6. Soffio,
    credo che non posso darti che ragione, anche se propendo ad abbracciare l'idea buddista ... che siamo parte di un tutto

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  7. Non sono buddista, ma da sempre mi "sento" parte di un tutto e, non so dirti perché, questo mi affranca - almeno credo - dalla paura della morte. Perché so che pur nella nostra solitudine, non siamo soli. Perché noi seguiamo i passi seguiti da altri, da chi è venuto prima di noi, di chi ci sta al fianco e di chi verrà dopo di noi, andiamo tutti verso la stessa meta, insieme.

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  8. Ambra,
    Grazie per il tuo bel commento,
    Qui a Roma cìè una bellissima giornata,
    un anticipo di primavera
    Ti auguro comunque una Buona Domenica

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