Questo pupazzetto non ci rappresenta, ma esprime lo stato d'animo della precarietà,
a cui non Vogliamo Assomigliare ...
la scelta è ... In Direzione Ostinata e Contraria
D.O.C.









lunedì 12 marzo 2012

L'ARTISTA TACCAGNO (parabola Zen)

Gessen era un monaco artista. Prima di mettersi a disegnare o  a dipingere, insisteva sempre perché lo pagassero in anticipo, e  i suoi compensi erano molto alti. Tutti lo conoscevano come «l'artista taccagno».
Una volta una geisha gli ordinò un dipinto.
«Quanto puoi pagare?» chiese Gessen.
«Quello che vuoi tu,» rispose la ragazza «ma voglio che tu faccia il lavoro davanti a me».
Così un certo giorno Gessen fu chiamato dalla geisha. Ella dava una festa per il suo protettore.
Gessen, con eleganti pennellate, fece il dipinto. Quando lo finì, chiese la cifra più alta di quel tempo.
Ricevette la somma. Allora la geisha, rivolgendosi al suo protettore, disse: «Quest'artista non vuole che il denaro. I suoi dipinti sono belli ma la sua mente è sudicia; il denaro l'ha trasformato in una melma. Uscita da una mente così sporca, la sua opera non è degna di essere esposta. È a malapena adatta per una delle mie sottovesti». E togliendosi l'abito, chiese a Gessen di fare un'altra pittura sul dietro della sua sottoveste.
«Quanto mi paghi?» domandò Gessen.
«Oh, qualunque somma» rispose la ragazza.
Gessen stabilì una cifra spropositata, fece il dipinto come gli era stato chiesto di farlo e se ne andò.
In seguito si seppe che Gessen era tanto avido di denaro per queste ragioni:
Spesso la sua provincia era afflitta da una terribile carestia. I ricchi non aiutavano i poveri, così Gessen aveva un magazzino segreto, ignoto a tutti, che lui teneva sempre pieno di grano, pronto per quei casi di emergenza.
La strada che portava dal suo villaggio al Santuario Nazionale era in pessimo stato e per molti pellegrini il viaggio era estremamente disagevole. Lui voleva costruire una strada migliore.
Il suo insegnante era morto senza portare a compimento il desiderio di costruire un tempio, e Gessen voleva terminare questo tempio per lui.
Quando Gessen riuscì a realizzare questi tre desideri, buttò via i pennelli e gli attrezzi da pittore e, ritiratosi sulle montagne, non dipinse mai più.

4 commenti:

  1. Una parabola splendida. Un po' triste. E' la parafrasi di un detto popolare "L'abito non fa il monaco". Dico che è un po' triste perché poi nella realtà il giudizio degli altri si ferma alle apparenze, anche se era difficile non tacciare di taccagneria questo monaco.

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  2. Ho notato, caro Paolo, che ti stai dedicando alle letture orientali.
    Mi permetto di suggerirti, se non li conosci già:

    - Lao Tzu, "Tao te Ching"
    - Sun Tzu, "L'arte della guerra"

    Ti apriranno nuove prospettive.
    Basi e struchi

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  3. @ Ambra
    giudicare è cosa difficile davvero, mettersi nei panni altrui lo è ancora di più ... Sarebbe cosa buona chiarirsi sempre o sospendere il giudizio...
    Va riconosciuto che al momento opportuno, il monaco seppe fermarsi.
    @ OB
    Vada per il primo, il secondo passo ... la guerra, soprattutto la nequizia da un po di tempo, mi suscita sgomento e totale rifiuto, mi rattrista profondamente.

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  4. Sun Tzu si è rifatto a Confucio e al "Tao te Ching" che con la guerra c'entrano poco, per non dire niente.
    E' un libro che si insegna ad economia e può essere letto da diversi punti di vista: quello della guerra, quello lavorativo, sociale, familiare, ecc.

    http://it.wikipedia.org/wiki/L'arte_della_guerra

    Può essere utile anche per conoscere se stessi.
    Ti stupirà.

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