Questo pupazzetto non ci rappresenta, ma esprime lo stato d'animo della precarietà,
a cui non Vogliamo Assomigliare ...
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D.O.C.









mercoledì 8 febbraio 2012

SPAGHETTI WESTERN


Sarà che ho abitato sulla Tiburtina, vicino agli stabilimenti della De Paolis, oppure perché spesso mi capita di gironzolare dalle parti di Cinecittà  e non posso fare a meno di osservare, oltre le mura di recinzione, un piccolo set western, con edifici in legno e la tipica “strada principale”  di una città di frontiera, che mi piacciono gli "spaghetti western" e l’alone  mitico che essi incarnano, tipico degli anni sessanta.
A Settecamini , estrema periferia di Roma, sempre sulla Tiburtina, però oltre il raccordo anulare, la Elios Film, società creata nel 1962  da Alvaro Mancori, direttore della fotografia e poi produttore cinematografico, e dal grande  Edoardo De Filippo, realizzò, su progetto di Luigi Mannini, una "western town", che divenne il set più utilizzato in Italia per questo tipo di produzione.
Dopo l’epopea dei film in costume  iniziata negli anni cinquanta con Ben Hur, Quo vadis, Cleopatra e da tutto il sottogenere dei film mitologici greco- romani, soprannominati "sandaloni" dalla manovalanza dei set (sarti, falegnami, truccatori, comparse, tecnici , scenografi, cascatori,   ecc…) , si affermò il genere western all’italiana. Non ci sono praterie, bisonti, indiani, mandrie, non c’è il deserto, ne il Gran Canyon ovviamente, perché le location a basso costo, non permettevano riprese all’Estero e spesso si sopperiva alla mancanza di denaro con la tipica ingegnosità italica. Il genere”spaghetti western” è caratterizzato dalla violenza, dalle numerose morti sceniche, spesso spettacolari, dalle scazzottate, dalla musica, da una certa staticità e lentezza delle inquadrature, dai peones usurpati e sfruttati, dal prepotente il Don Rodrigo di turno, dalla figura del giustiziere buono (Ringo, Santana, Janco, Tex), anche se non sempre corretto ed onesto, ma mai prepotente con gli umili e gli indifesi.
Il western all’italiana, apparentemente senza spessore, ovviamente non mi riferisco a Sergio Leone che ha fatto scuola ed è stato riconosciuto anche all'Estero, ma ai film di genere che ne sono derivati; a ben guardare, sono una parodia degli anni ruggenti del boom economico, dell’espansione delle città, in immensi quartiere dormitorio, dove le palazzine sono tutte uguali, e dove non ci sono servizi, luoghi d’incontro, solo pratoni,  marane, e brigate di mocciosi, che sognano ed immaginano la loro vita brillare come quella degli eroi del Far West. Borgate e periferia, le nuove little town di frontiera, sono ben rappresentate nei fatti di violenza, di soprusi, di angherie da parte dei poteri forti e corrotti, dei malavitosi "rispettabili", ai danni dei mille e mille nessuno, i nuovi peones de tempi moderni. I saloon, le prostitute, l’alcool, il gioco delle carte, i soldi facili e la vita spericolata, non erano poi così distanti e lontani dalla realtà quotidiana di molte persone che bivaccavano o campavano come meglio potevano, nei quartieri dormitorio, di molte periferie anonime d’Italia, di quel Boom tanto cantato e da pochi assaporato.
Il sogno americano di crearsi il futuro con le proprie mani, di fare la bella vita, di tirarsi fuori da una triste realtà  fatta di povertà, d’ignoranza, e da tanta fatica di vivere; era alimentato dalla civiltà dei consumi, dal quotidiano rappresentato in Tv: di pupi biondi, di auto di grande cilindrata, di donne bellissime e di un senso di rispettabilità ed onorabilità che derivava dal prestigio di possedere cose,  simbolo della realizzazione, nell’immaginario collettivo, del successo materiale acquisito. Mentre la Tv era la fonte dei sogni, l’omologazione degli italiani in consumatori, lo "spaghetti western" era la rappresentazione del  mondo reale delle tante borgate, delle svariate  "via meglio che niente”, di tanta gente arrabbiata ed impotente, che arranca giorno dopo giorno, tra soprusi, violenza,  furberie, senza poter essere eroi, ma spesso dovendo sopportare e pazientare.
 
Pier Paolo Pasolini , comprese la portata del genere western all’italiana, e non a caso partecipò come attore non pagato, ma solo per il semplice gusto di esserci nel film di Carlo Lizzani “Requiescant” del 1967, dove interpretava il ruolo  a lui congeniale, di un prete rivoluzionario.
 De Andrè che degli ultimi, quelli che arrancano faticosamente in direzione ostinata e contraria, è riuscito a dare  voce in sue bellissime canzoni, interpretò a suo modo il genere spaghetti western con un'indimenticabile canzone.

5 commenti:

  1. che bel periodo! Hai reso con il tuo post l'atmosfera del western di "casa nostra"!
    un abbraccio

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  2. Bello e vero quello che scrivi

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  3. Sono tornata indietro nel tempo, tanti ricordi legati a quei films visti in nostalgica compagnia...e come se non bastasse De Andrè a coronare il tutto! Great!!

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  4. BUOOOONGIOOOORNOOOOO,
    cosa leggo???Western,TEEEXXX
    ma queste io le chiamo "LE TENTAZIONI"!
    ODDIO io adoro quei film e che dire di quei tramonti che sembrava di toccare il cielo rosso pur stando seduta sul divano e quel carro trainato che trasportava di tutto e di +?Quanti giornalini di Tex che ho letto, non li conto neanche,pensa signor Paoòo le mie amiche leggevano Hamony ed io il mio TEX... cmq senza dirlo a nessuno...LO LEGGO ANCORA!!Questa è una delle mie fantasie,poter chiudere gli occhi e catapultarmi in quel periodo,un pò duretto vero?Va beh PAZIENZA.

    Buona giornata
    Lorella

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  5. Mi scusi ho dimenticato...:E che dire delle bellissime,stupende e meravigliose colonne sonore di quei films?Nulla,solo fantastiche.
    PS: mi scusi ho scritto male il suo nome,troppa euforia
    Ancora buona giornata
    Lorella

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