Questo pupazzetto non ci rappresenta, ma esprime lo stato d'animo della precarietà,
a cui non Vogliamo Assomigliare ...
la scelta è ... In Direzione Ostinata e Contraria
D.O.C.









mercoledì 29 febbraio 2012

L'INTERRUZIONE DEL COMPITO

Nel lavoro a termine, quando sopraggiunge la scadenza e la missione è per varie ragioni interrotta o non rinnovata, bisogna mettere in conto l’inevitabile contraccolpo psicologico: è un’esperienza emotiva spiacevole e dolorosa. 
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Al termine della missione, si è come un treno in corsa che deve bruscamente arrestarsi, creando non pochi inconvenienti. L’abbrivio naturale è il bisogno di completare il lavoro iniziato come esigenza personale suscitato dalla consegna. L’energia mobilitata dal compito continua ad operare per un certo tempo e cerca vie di scarico. E’ questo accumulo di energie che crea in ognuno una sensazione spiacevole e fastidiosa. 
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Inevitabile che ci accompagni, la sensazione individuale di aver sbagliato, che qualcosa non sia andata e che la causa è da attribuirsi esclusivamente a noi stessi.

E’ su questo inganno che, la maggior parte delle persone vive l’insoddisfazione e la sensazione di fallimento.  Non consola la condivisione dello stesso problema, di coloro che vivono la precarietà, l’effetto è una sensazione di isolamento, e, con la paura, di perdere il lavoro, sopraggiunge anche una cattiveria che connota questi anni di scarsa partecipazione solidale, di competizione senza regole, in nome della famiglia, quando la si vuol rendere nobile, in nome dell’egoismo o dell’invidia, quando è ignobile e detestabile. C’è qualcosa di profondamente sbagliato in questi meccanismi, indotti da un sistema produttivo che toglie umanità e dignità alle persone. I privilegi sono l’unica discriminante tra gli esseri umani, la legge della giungla finisce per avere il sopravvento, in un mondo appiattito alle sole esigenze di chi consuma, prima ancora di chi lavora.

In un contesto di questo genere, il vero cambiamento sta nel domandarsi che cosa sono riuscito a dare della mia umanità a chi condivideva, con me, la stessa esperienza; che cosa   ho saputo cogliere di buono dalle persone che hanno intersecato il mio cammino, e, come sia riuscito o meno a costruire con queste persone un piccolo, seppur significativo, passo nella direzione opposta ad una realtà che ci vorrebbe come cani, ringhianti nell’arena, pronti a scannarsi all’ultimo sangue.
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Il lavoro a termine porta un certo grado di frustrazione,  di cui bisogna tener conto e a cui bisogna saper reagire. La passione spesa per fare bene il proprio lavoro , l'idea di averlo fatto al meglio delle proprie possibilità, ma sopra ogni cosa, l'essersi spesi, anche "con" e "per" gli altri,  in ciò in cui si crede profondamente giusto;  sia il necessario contrappeso alla perniciosa sensazione di aver fatto, soltanto, l'ennesima fatica di Sisifo.
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Il Mito di Sisifo, figlio di Eolo e fondatore della città di Corinto, fu secondo alcuni il più saggio e prudente dei mortali, secondo altri particolarmente incline al mestiere di brigante. Ciò su cui tutti concordano è la sua particolare dote di astuzia e scaltrezza: era colui che otteneva sempre qualcosa in cambio, tant’è che fu - si dice - il promotore del commercio.
Divenne tristemente famoso per la pena eterna che gli dei gli inflissero quando discese definitivamente nel Tartaro. Così ce lo descrive Omero nell’Odissea:
 "E poi Sisifo vidi, che spasmi orrendi pativa che con entrambe le mani spingeva un immane macigno. Esso, facendo forza con ambe le mani ed i piedi su su fino alla vetta spingeva il macigno, ma quando già superava la cima, lo cacciava indietro una forza. Di nuovo al piano così rotolava l’orrendo macigno. Ed ei di nuovo in su lo spingeva e puntava; e il sudore scorrea pei membri e via gli balzava dal capo la polvere".
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Camus sintetizza saggiamente che "la felicità e l’assurdo sono figli della stessa terra e sono inseparabili. Non v’è sole senza ombra e bisogna conoscere la notte." Allora il macigno è la vita stessa che richiede di essere accolta in ciascuno di noi consapevolmente, che pretende di essere non solo vissuta, ma anche saputa, prima ancora che "capita."

14 commenti:

  1. A mia figlia scade il contratto fra un mese: Non so immaginare lo stato d'animo se non glielo rinnovano...
    In bocca al lupo a te, amico mio, che la sorte ti sia propizia! Ciao

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  2. Ciao Lucia alias A_Z
    In bocca a lupo a tua Figlia...
    sono sicuro che saprà cavarsela al meglio.

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  3. Forza e coraggio, caro Amico!
    Anche se è difficile, o non vuoi, non scoraggiarti e pensa alle possibili soluzioni e strategie che con la tua solida esperienza puoi trovare!
    Ne hai passate tante, passerai anche questa e, un giorno, fiero, la ricorderai con il sorriso che ti contraddistingue.
    Ora ti senti Sisifo, ma se tu fossi Ulisse?
    Un abbraccio forte

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  4. Grazie O_B
    sempre molto cara ...
    più che un grido di dolore personale,
    è una considerazione su come in genere ci si senta al termine di una missione di lavoro temporaneo, e che cosa generi quel particolare stato d'animo.
    Un post di condivisione.

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  5. Meglio (che non sia un grido di dolore personale)!
    Comunque, tu partecipi alle mie vicende ("interessarsi all'altrui vita, farsene in qualche modo carico, illumina la tua anima e trasmette calore, anche se il contatto è solamente attraverso caratteri grafici e connessione virtuale") ed io alle tue.
    :))

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  6. O_B
    le vie della provvidenza
    sono infinite ... O:-)
    Ave O_B piena di grazia

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  7. ohhhh!!!!! troppa grazia!
    un bacio

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  8. Già... e quando la tua esperienza poi non vale nulla... ricominci..
    ma sai che confusione nella testa di questi giovani: oggi ti senti operaio, domani invece commesso, fra tre mesi posteggiatore di auto...vai in tilt!

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  9. A maggior ragione:
    una volta che si è scelta una via da percorrere bisogna fare di tutto, a costo di qualunque sacrificio per rimanervi fedele. Questo consente di maturare esperienza spendibile sul mercato del lavoro.

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  10. Il mito di Sisifo non è poi così astruso. Direi che è una metafora della vita stessa, viverla è una gran fatica. Ma con questo, ti auguro di riuscire ad alleggerire la tua trovando un lavoro decente e continuativo. In bocca al lupo.

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  11. Ambra,
    grazie, in ogni caso,
    ricevere ben auguranti
    saluti,
    di questi tempi,
    fa sempre molto piacere:-)

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  12. Paolo, sono in imbarazzo. Oggi ho controllato nello spam dei commenti, ne ho a centinaia tutti di anonimo, ma cosa scopro? Che c'era anche un tuo commento, anche molto bello, ad un vecchio post di Doc "Un uomo oggetto". Accidenti, stupido blogger. L'ho ripescato e pubblicato, anche se con molto ritardo. Scusa, io a blogger ogni tanto gli sparerei.

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  13. Ambra,
    non sentirti in alcun modo in imbarazzo, è capitato anche a me: blogger.com ... dispettoso.
    Il post di Doc sul mondo del volontariato e dei rapporti umani in genere, sa toccare corde profonde.
    Grazie per il "ripescaggio" e soprattutto per questa afettuosa dimostrazione di simpatia

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  14. Ciao Carissimo Grandioso Paolone...
    scorre assai veloce l'intento del tuo prezioso essere che vola per ascoltare la saggia voce di ogni tempo e di ogni luogo.

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