Questo pupazzetto non ci rappresenta, ma esprime lo stato d'animo della precarietà,
a cui non Vogliamo Assomigliare ...
la scelta è ... In Direzione Ostinata e Contraria
D.O.C.









mercoledì 22 febbraio 2012

COME UN PUGNO SUL NASO


Vi sarà capitato di dover vivere un momento non particolarmente esaltante della vostra vita, di essere tristi o arrabbiati per particolari circostanze, e perdere la propria stima , vivere delle insicurezze e chiusura in se stessi, avere timore per il futuro. Uno stato d’animo,desolato, anche se non continuo ma pur sempre presente,  in modalità silenziosa,  durante l’intera giornata.
 Così capita una notte, di aprire svogliatamente la televisione, che non si riesce a prendere sonno, e, ti ritrovi ad ascoltare una storia, che ti colpisce come un pugno sul naso, e ti fa meditare, come se un’entità benevola ti parlasse, a mezzo del tubo catodico, per farti coraggio e dirti di non disperare e di non mollare.
La storia di Dominique J. Green non è una favola a lieto fine, per quanto le premesse ci siano tutte, mano a mano che si dispiega la sua vicenda, costellata di violenza, ingiustizia, sfortuna e poi riscatto, fiducia, amicizia. Prima ancora di capire, tutta la vicenda, di valutare le circostanze, le attenuanti, le assenze … ascolti la voce di una persona che non c’è più, il suo tono pacato e calmo di persona  rassegnata al suo destino, con una  sentenza di morte definitiva e sostanzialmente inappellabile, di una giustizia che investe più nel togliere la vita, che nel dare ancora un’opportunità.
  Al di là di quanto sia deplorevole la pena capitale, che condanna solo e sempre chi non è in grado di difendersi, senza considerare i problemi etici di uno Stato che sceglie la via più facile, diventa a sua volta  assassino per garantire l’ordine pubblico, sottraendosi da ben più onerosi compiti quali l’impegno di combattere con ogni mezzo l’ingiustizia e il degrado sociale. Colpisce sopra ogni cosa il percorso umano di Dominique.Nonostante i fallimenti personali e  un sistema punitivo che annichilisce e toglie la stima in se stessi, che getta nella disperazione totale, non fornendo altre prospettive di farti sentire causa principale di tutti i problemi, e quindi meritevole di essere prima isolato e poi eliminato. Green non ci sta a recitare la farsa che gli è stata imposta, e quindi decide di fare comunque del suo meglio, anche in quelle circostanze così disumane e tragiche per qualunque individuo che vi sia costretto.
Chissà se avesse avuto delle chance avrebbe potuto dispiegare le sue non comuni doti d’intelligenza, e di umanità, non sarebbe finito in carcere, a causa di amicizie sbagliate e soprattutto non avrebbe partecipato a quella maledetta rapina, poco più che quindicenne, dove un uomo, padre di famiglia, perde la vita per un magro bottino … 50 dollari. Dominique poteva patteggiare la pena ed ottenere l’ergastolo, ma non ci sta a prendersi una colpa non propria, lui non ha sparato, sebbene tutti gli indizi lo accusano senza appello, e  perfino i complici, finiscono per patteggiare, addossandogli  tutte le colpe. L’avvocato d’ufficio non ha alcuna esperienza in campo penale, così la condanna è gioco facile per chi lo accusa senza farsi troppe domande.
Chi lo ha conosciuto stenta a credere che quel ragazzo sia stato davvero colpevole, si trovano di fronte ad una persona calma, riflessiva, gentile … un bravo ragazzo, così lo definisce Mario Marazziti della comunità di Sant’Egidio di Roma, che ha preso a cuore la situazione di Dominique, e lotterà per ottenere la commutazione della pena capitale in ergastolo. Anche i familiari del defunto chiedono, inascoltati, un’altra opportunità per Green, profondamente cambiato in tredici anni di carcere. Il Vescovo Desmond Tutu, più volte in visita nel penitenziario, è colpito dalla spiritualità  e dall’umanità di quel ragazzo; noterà  da subito con sorpresa,  nonostante la tragicità e tutto il peso di quella situazione, che non vi è alcun rancore, alcun desiderio di rivalsa, ne livore, ne atteggiamenti misantropici, ne desiderio di isolarsi e chiudersi in un ostinato autismo, ma semmai un sincero desiderio di perdono e una volontà di capire e comprendere, con la serenità non di chi è colpevole e sa di esserlo, ma di chi pur offeso profondamente da un’ingiustizia tanto palese, si fa portatore a suo modo di un’istanza di giustizia per tutti coloro che non hanno visibilità e voce.
Green rinasce una seconda volta stimolato dall’affetto, dall’amore di tante persone che lo incoraggiano, lo sostengono e si battono al suo fianco per ottenere Giustizia. Non si dispera, non trattiene per se quella effimera gloria, ma condivide con chi lo ascolta il senso profondo da dare alla vita, anche quando apparentemente sembra non averne alcuno ed è prossima alla fine: irradiare Speranza e Volontà di Risorgere.

(Dominique J Green è stato giustiziato nel 2004.)  

5 commenti:

  1. Caro Paolo, la pena di morte è una di quelle realtà inconcepibili per me. Grazie per il bel post Paolo.
    Un bacio Marina

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  2. Qualcosa è nel mio ultimo post, Paolo.

    Pena di morte...mai!

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  3. Secondo me è un segno il fatto che tu abbia acceso la televisone e ascoltato PROPRIO quella storia. Qualcuno ha voluto suggerirti una riflessione per recuperare fiducia, per spronarti a non mollare e a non perdere mai la speranza. In bocca al lupo e riacquista presto la tua serenità, che è importante per lottare!
    Ciao Pa'!

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  4. Conosco la storia di Dominique... e spesso mi chiedo come una società civile può accettare la pena di morte. Soprattutto quando è facile creare mostri...
    Un abbraccio

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  5. Grazie a Tutte
    per le buone parole ... ed il sostegno ...
    presto passerà, promesso, come la neve, che qui a Roma non ha lasciato traccia:-)

    Il prossimo post sarà un pò pesantuccio, ma è un tributo sentito a Mio Padre, che con il passare del tempo, riscopro sempre sotto una nuova luce.
    A presto!

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