Domenica 18 dicembre,ore 8,30: la
macchina non vuole saperne di mettersi in moto. Voglio portare dei fiori sulla
tomba dei miei Genitori e non mi farò fermare, da un imprevisto, sono deciso a
farlo, a qualunque costo, non intendo rinviare oltre. Scarto l’idea di chiamare
amici o parenti, credo che il guasto all’auto non riguardi la batteria, ma
sopra ogni cosa sento che la visita al Cimitero è qualcosa di personale, intimo,
non mi va di coinvolgere nessun altro, salvo poi scrivere un post in seguito, registrando alcune delle sensazioni e dei pensieri, che mi hanno accompagnato lungo la strada.
Torno a casa, consulto internet, scelgo
il percorso e vado . Fm1, ferrovia cittadina, stazione Nomentana per stazione
Tiburtina. Tra attesa e tempo di percorrenza, ci sono voluti meno di dieci
minuti. Alla Stazione Tiburtina, non riesco però a muovermi come prima, sono
cambiate molte cose, a causa dei recenti lavori. Fa freddo, la mattinata è
nuvolosa e piovigginosa, mi fa male un ginocchio e la schiena. Raggiungo a piedi la via Tiburtina e prendo un
bus per piazzale del Verano, angolo via Cesare de Lollis, vicino alla città
universitaria. Spunta un pallido sole, tra folate gelide di vento, che mi
drizzano i peli della barba incolta di tre giorni, porto un copricapo di lana,
che limita le dispersioni di calore ed è confortevole. La via è deserta,
qualche auto e pochi Bus transitano, temo che l’attesa del C3, linea che
funziona solo il sabato e la domenica ,non sarà affatto agevole. Mai farsi scoraggiare da prospettive
avverse, perché dopo meno di cinque minuti vedo spuntare la vettura, con mio
grande sollievo, a bordo solo tre persone, compreso il conducente. Mi accomodo,
ben contento, ma poi rimango meravigliato dall’estenuante percorso, del Bus: Castro Pretorio, Stazioni Termini, Santa Maria Maggiore,
via Merulana, via Labicana, Colosseo, Circo Massimo,Via dei Cerchi-Bocca della Verità, Via del Teatro Marcello, Piazza Venezia, Via del Corso, Via Veneto, Villa Borghese (non ci siamo fatti mancare niente, forse il Gianicolo, prego chi di dovere di provvedere :-) … certo se
provavo a farmela a piedi forse facevo prima J,
della serie, non si è mai soddisfatti. Pazienza, godiamoci la visita turistica
del tutto inaspettata. Piazzale Flaminio, Piazzale della Marina, Via delle Belle Arti, viale del Vignola, spero che a breve saremo a Piazza Antonio Mancini e
poi si Spera di arrivare a Ponte Milvio, corso Francia per imboccare, Dio volendo, la Via Flaminia. E’ più di un ora che sono partito da casa … a
pensare che con la macchina in un’ora ero già andato e tornato.
Ricordo, durante il militare,( lo
so esagero, manco fossi Mario Rigoni Stern, ma passando, "pure", vicino allo Stato Maggiore
dell’Aereonautica i ricordi sono riaffiorati da soli), di quando trasportavo su un pulmino, una
delegazione di Ufficiali Somali, una decina di persone, alloggiati all’aeroporto dell’Urbe, sulla Salaria,
per condurli al palazzo delle Civiltà, o Colosseo quadrato, all’Eur,
giustappunto dall’altra parte della città. Credendo di fare cosa gradita ogni
mattina, per una settimana, percorsi una strada diversa, non la più diretta,
ma quelle più panoramiche … ora mi rendo conto di quanto, quegli Ufficiali,
siano stati educati e gentili, a
sopportare senza un lamento :-)
Ricordo all'epoca il loro interesse soprattutto per gli articoli da ferramenta, e le auto usate da portare nel loro Paese, era quasi commovente la loro predilezione per le vecchie fiat 128 e 127.
Gente all'apparenza pacifica e tranquilla, che comunque dimostrò in ogni loro discorso, un gran rispetto e simpatia per la nostra cultura. Spero che se la siano cavata, dopo lo sconquasso avvenuto in Somalia all'inizio degli anni novanta.
Ricordo all'epoca il loro interesse soprattutto per gli articoli da ferramenta, e le auto usate da portare nel loro Paese, era quasi commovente la loro predilezione per le vecchie fiat 128 e 127.
Gente all'apparenza pacifica e tranquilla, che comunque dimostrò in ogni loro discorso, un gran rispetto e simpatia per la nostra cultura. Spero che se la siano cavata, dopo lo sconquasso avvenuto in Somalia all'inizio degli anni novanta.
Intravvedo la targa di una via,
siamo nei pressi di viale Giulio Romano, finalmente! ma quando il conducente fa
capolino, intuisco che non promette niente di buono; infatti chiede a noi,( a quel momento sette persone in tutto), se
qualcuno conoscesse la strada, perché lui la linea la sta facendo per la prima
volta … Per fortuna una signora molto anziana , che quando è salita sembrava un
bradipo e ci ha tenuti bloccati per un tempo indefinibile, dimostra una conoscenza della strada e una lucidità
mentale, da far invidia davvero, oltre ad una simpatia unica ed innata, con il suo accento
romanesco di altri tempi e la voce da sora Lella (vedere il film Bianco, Rosso e Verdone), nonché il suo dolce
intercalare “nì ”, sta di fatto che la nonnina riesce miracolosamente a fargli
fare il percorso senza saltare una fermata, fino al cimitero di Prima Porta, dove dopo un applauso di cuore e parole di
gratitudine alla cara nonna, scendiamo tutti, per prendere i fiori all’ingresso.
Dato che i lavori sulla Flaminia hanno complicato non poco, con deviazioni e
sottopassi, la via del rientro, temo che
il conducente si sia definitivamente perso.
Dal cancello d’ingresso del
cimitero al punto di arrivo interno, occorre fare ancora due chilometri , che
in auto , è solo una frazione minimale di tempo, ma farla a piedi, in un giorno
freddo e piovigginoso è tutt’altra cosa davvero. Mi incammino, con il mazzo di
fiori, in senso contrario alla strada,
facendo attenzione alle macchine e agli schizzi delle pozzanghere, ha tutto il
sapore di un‘ avventura, con qualche pericolo visto la fretta con cui sfrecciano
su per la strada, rischiando di trasformare una visita temporanea in un
soggiorno definitivo, che poi non si capisce a cosa sia dovuta tanta fretta,
pure qui!
Lungo il percorso, nelle
vicinanze, scorgo una lastra di marmo nera, e
leggendo il nome mi è parso un segno del destino, un incoraggiamento a
stringere i denti ed andare avanti, nonostante la vescica piena, e il sincrono dolore
al ginocchio e alla schiena: niente popò di meno che la tomba del Generale Umberto Nobile, lui che
ha trasvolato l’Antartico con il dirigibile Italia, sfortunato viaggio
raccontato nel film del russo Michail K.
Kalatozov “la Tenda Rossa”, dove
sono descritte le innumerevoli traversie dei sopravvissuti sul pack, in un
gelido clima, tra orsi polari e ghiacci sempre
a rischio rottura su un mare freddissimo e spietato… certo! Quello che devo sopportare, a confronto, sono proprio quisquiglie.
Passo a fianco ad un portico con all’interno file di tombe a più livelli, e mi
rendo conto della gente lì indaffarata, mentre
in auto, in genere, non mi capita di farci caso, e questo crea una comunanza che mi fa sentire meno solo, nel vuoto che provo.
Finalmente arrivo alla meta. Mi
concedo un maggior tempo di raccoglimento di fronte ai miei Cari, ringrazio al
cielo che vicino alla fila di tombe su cinque livelli, c’è un altarino con una
Madonna, su cui posso poggiare la fioriera dei miei e preparare i mazzi di fiori senza
dovermi piegare, il dolore al ginocchio e ai reni si è fatto più acuto, ora che
sono fermo. Sebbene il corridoio deserto è illuminato da grandi lucernai, da cui filtra
una luce opaca e grigia,di un giorno da neve, e, ci sia una penombra appena illuminata dai tenui lumini
elettrici posti sulle tombe, le foto dei miei
Genitori mi scaldano il cuore, ristabiliscono in qualche modo un legame che mi
conforta.
Il viaggio di ritorno non è stato
meno disagevole di quello di andata. Il
freddo mi è entrato fin dentro le ossa, forse per questo ho avvertito
maggiormente una pena, una sensazione di estraneità e di disaggio accompagnata anche
da pensieri cupi, un “ magone” che secca le labbra ed il palato, pur
mantenendomi saldo e deciso a tornare a
casa, quanto prima, dove so che mi aspetta un brodo caldo, in mura confortevoli
ed amiche.
Dedicato anche a Roald Amundsen (appare in foto prima del Gen Nobile) che, nonostante non corresse buon sangue con l'esploratore italiano, a causa di forti diatribe sulla precedente missione Norge, non ci pensò nemmeno un secondo, con estrema generosità, lasciando da parte ogni risentimento, per partecipare attivamente alla ricerca dei superstiti; in quella stessa occasione, scomparve in mare e non fu mai più ritrovato.



Avventura molto triste...ma liberatoria...caro Paolo.
RispondiEliminaGianna,
RispondiEliminaGrazie per il Tuo commento,
è vero nel raccontare, certe sensazioni ... si stemperano e si ridimensionano.
Ps
Trattandosi di un racconto "Epico", dovevo enfatizzare gli aspetti drammatici ... ma senza eccessi, almeno spero, stemperando con qualcosa che strappa un sorriso (il ricordo militaresco e il goffo autista del bus e l'arzilla vecchietta ... che senza tanti giri di parole disse al giovane autista "ehm bè ... perchè te sei fatto assegnà sta linea, se sei così imbranato, potevi fartene assegnare un' altra. "Chiosando, generando un'ilarità generale" ... "ni" sei proprio un cojone, che detto nel tono disarmante della dolce vecchietta, non risultò nemmeno offensivo, ma quasi consolatoria e affettuosa:-)"
Un saluto
questa si chiama "Odissea".....
RispondiEliminaE già Cara Giuliana,
RispondiEliminauna Paolissea ^_^
Buona Giornata
Ho letto senza fermarmi, ho viaggiato con te e mi hai fatto vedere con i tuoi occhi il percorso, ho visto anche la vecchietta gagliarda, sentito l'applauso e ricordato Roald Amundsen. Grazie per tutte queste emozioni.
RispondiEliminaTi auguro un felice 2012
Ciao
Rosy,
RispondiEliminaGrazie per il Tuo Entusiastico commento, che non posso negarlo, fa davvero piacere:-)
Tanti Auguri
di un 2012 pieno,
ma soprattutto Sereno e Tranquillo.