Questo pupazzetto non ci rappresenta, ma esprime lo stato d'animo della precarietà,
a cui non Vogliamo Assomigliare ...
la scelta è ... In Direzione Ostinata e Contraria
D.O.C.









domenica 2 ottobre 2011

ZIO AUGUSTO

Giugno 1986, da tre mesi ero al Reparto Servizi Generali,allo SMA (Stato Maggiore dell’Aeronautica),  presso la Caserma Romagnoli; quando fui assegnato alla mensa dell’ITAV( Ispettorato delle telecomunicazione e Assistenza al Volo), presso l’Eur, vicino all’Archivio di Stato (anni dopo ebbi occasione di lavorare da esterno anche all’Archivio, ma questa è un’altra storia).
 Nominato per elezione  rappresentante Cobar  (della caserma) e poi rappresentante Coir (di tutte le caserme della seconda regione aerea), la vita militare di fatto era comunque la stessa, di un qualunque altro aviere: servizi di lunga h24 all’autoreparto, notturni in camerata, compiti giornalieri di servizi vari ( nello specifico autista auto giardinette, fruttò la patente D, che sono riuscito a conservare anche dopo il militare).

Avevo, in particolare, la cura di un furgone trasporto merci, un fiat 238, ricordo ancora la targa AM 17237, e lo avevo ribattezzato zio Augusto … perché era lo stesso tipo di furgone utilizzato dallo zio, e perché come lo zio, nonostante gli anni e gli acciacchi, mordeva ancora la strada e la vita. Motore benzina 1200 di cilindrata della fiat 124, depotenziato, poteva raggiungere tranquillamente 120Km/h. Capacità di carico di tutto rispetto: 6,5 mc. Dal 1967 al 1983 fu “il furgone” per eccellenza, prima di essere soppiantato dal Ducato. Ho guidato anche la versione ambulanza, e chi se lo scorda, proprio il giorno del capodanno 1987 ( li possino fa bu bu :-)
Il primo giorno, indimenticabile, all’arrivo al piazzale dell’Itav, c’era un gran trambusto per via di un aviere della Vigilanza, un Vam: aveva lasciato candidamente, come se nulla fosse, la sua mitraglietta PM 12, coperta da un giornale, sul tavolino dell’ignaro usciere, per andare a prendere un caffèJ La cosa di per se grave, assai grave, era ancora più rilevante, perché all’ingresso c’era una trupe della Rai per la consueta intervista ad un ufficiale del servizio meteorologico. Poi seppi che l’aviere, era stato lasciato dalla ragazza e che per farsi più male, del male che già dovette sopportare di suo, si fece punire apposta … ehhh, l’Amore …  vuoi l’età, la costrizione della vita in divisa, erano spesso la molla di gesti auto lesivi e ridondanti, che facevano pena assai (una volta un ragazzo, per le stesse ragioni, minacciò di buttarsi dalla finestra dell'ultimo piano della Caserma Romagnoli, poi tutto si risolse al meglio, o al peggio ... perchè anni dopo seppi che si sposò con la sua fiamma (come si dice in questi casi hai voluto la bicicletta ... e mo pedala :-)
Conobbi il mio diretto superiore, il Maresciallo di mensa, Pupparo. Era un sottoufficiale "anomalo", senza offesa alcuna alla categoria, che abituata a trattare con la truppa, assume per lo più atteggiamenti grevi. Sempre in borghese, una fisionomia che ricordava il ritratto di Machiavelli, esile, intelligente, svelto come un gatto, furbo come una volpe, dal portamento elegante, avresti pensato che era un ufficiale, gentile e cordiale. Fui contento di essergli stato assegnato, osservandolo imparai molte cose, soprattutto quando si andava ai mercati generali, in via ostiense, per l’approvvigionamento.  I commercianti lo conoscevano e lo rispettavano, gli mostravano le cassette che gli tenevano da parte, lui le controllava, tra una battuta e l’altra, in verità non parlava molto, ma i suoi occhi registravano tutto … soprattutto esaminava sempre a fondo le cassette della frutta e della verdura. Nei calcoli era imbattibile.
Anche "zio Augusto" pareva contento del nuovo incarico, tanto che non mi ha mai lasciato per strada, e non ha fatto mai un gesto di stizza: perdere olio, fare fumo, bucare una ruota, surriscaldare l'acqua del radiatore ...  anche quando lo si caricava all’inverosimile e per di più, portavo con me due avieri dei servizi di truppa! Solo una volta ruppi un faro, la cupola in vetro, durante una manovra di parcheggio ... ci volle un po’ per abituarmi al suo muso piatto; prontamente sostituii il faro, il giorno stesso, senza dire nulla, a mie spese, per non incorrere in punizioni o servizi di camerata o peggio ancora alle latrine (sob, sob), vera tortura per un ragazzo di ventitré anni ... dover rinunciare alla libera uscita.
Il maresciallo Pupparo mi parlava di sua figlia, con grande affetto, laureata in lettere, si arrangiava, tra un concorso e l’altro, a dare ripetizioni di latino e greco.
Si vedeva che Pupparo era nel complesso sereno e contento, apprezzato e rispettato, sia nell’ambito militare che fuori. Conquistai la sua fiducia, così  spesso mi incaricava di andare da alcuni fornitori, a ponte Galeria, per acquistare la carne o lo scatolame ed altre cibarie; avevo provvista di soldi, personale per il carico e soprattutto due belle figliole nei rispettivi punti di rifornimento, che stentavano a credere che fossi di leva e che mi guardavano meravigliate ed incuriosite … il resto da gentiluomo, preferisco non raccontarlo O:-) ... anche perchè c'è poco da raccontare!

Buona domenica a tutti.

2 commenti:

  1. Quando ero ragazzina adolescente avrei voluto essere nata maschio e non femmina. Ma poi pensavo che avrei dovuto fare il servizio militare da tutti dipinto a tinte fosche e allora ero felice di essere donna.

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  2. Ciao Ambra,
    i giorni che precedettero la partenza al Car presso Taranto, qualche timore a causa delle leggende sul nonnismo, cominciava a serpeggiare e rendermi inquieto... ma poi la realtà fu ben diversa. Non che fossero del tutto assenti droga, sopraffazione, delinquenza ...come nella vita civile, bisogna sapersi barcamenare, in questo senso è stata un'esperienza ricca e positiva, che ricordo con piacere e simpatia ... d'allora ho smesso di preoccuparmi prima di ogni evento o cambiamento:-))

    Un saluto
    da Paolo

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