Questo pupazzetto non ci rappresenta, ma esprime lo stato d'animo della precarietà,
a cui non Vogliamo Assomigliare ...
la scelta è ... In Direzione Ostinata e Contraria
D.O.C.









lunedì 17 ottobre 2011

RIEVOCAZIONI

Che strano destino mi è capitato di vivere fino ad oggi.
Da sempre, praticamente lavoro venendo a contatto con tanti posti differenti e conoscendo le persone più svariate. Ho iniziato in una cooperativa di servizi, poi ho lavorato in diversi studi commercialisti e presso alcune aziende clienti degli studi, in fine da poco più di un decennio lavoro con le società interinali o di somministrazione.
Ho lavorato nei posti più svariati e fatto un po’ di tutto, dai lavori manuali a quelli di concetto.
Con la cooperativa ci fu, in particolare, un breve ma intenso periodo di lavoro presso la Nuova Pignone sulla Tiburtina, poco fuori il grande raccordo anulare. C’è una ragione particolare, perché ricordo quei giorni e proverò a raccontarvelo, anche se non è facile, infatti si tratta in qualche modo di associare l’esperienza reale e concreta, con qualcosa d’indefinito come un’esperienza onirica, ma anch’essa straordinariamente reale, qualcosa che poi non si è ripetuto e che mi ha lasciato non poco meravigliato.
Andiamo per ordine.
1994 eravamo una squadra ben affiatata di giovani mattacchioni mandati a lavorare presso la Nuova Pignone, all’epoca era già del gruppo General Electric, comunque entrando in quella mitica azienda, anche se eravamo degli outsourcing, non potevi far a meno di respirare ed apprezzare il genio e la creatività italiana.
 Il nostro compito si limitava a imballare, un certo numero di centraline elettroniche, per il controllo del gas nelle pipeline. La loro destinazione era la Turchia. Il capo magazzino ci accolse, dicendoci che avevamo tempi strettissimi, per fare il lavoro. L’imballaggio delle centraline, tecnologicamente avanzatissime  e molto costose, avvenivano utilizzando lo stesso materiale e principio usato per le confezioni del caffè macinato. Si impacchettava il manufatto, lo si metteva sottovuoto, aspirando l’aria e con delle pinze roventi si sigillava l’involucro. Poi si utilizzavano delle casse in abete con un particolare rivestimento anti urto, dove in due collocavamo la centralina che pesava circa 160Kg, utilizzando delle cinghie, lo stesso principio con cui si cala la bara nella tomba. Negli spazi poi si collocavano dei Sali disidratanti per  diminuire l’effetto dannoso dovuto all’umidità. In fine si collocava il coperchio e, facendo molta attenzione, si siggillava con una pistola sparachiodi.
Per una settimana fummo impiegati senza sosta ad imballare quante più centraline possibili, ed ogni sera, dovevamo aver prodotto un numero standard di colli che  uno spedizioniere provvedeva a ritirare.
Creammo due squadre parallele e due linee di lavoro, in competizioneJ da una parte i romanisti dall’altra i laziali, in tutto 12 persone: sei per squadra. Due movimentavano i pezzi, due creavano il sottovuoto impacchettando e due imballavano nelle casse, alternandoci  alle diverse funzioni per riposare.
In quella occasione vinse la RomaJ e fummo nettamente superiori, anche con un uomo in meno, verso la fine della settimana^_^
Veniamo ora alla cosa che ha dello straordinario e che non potrò mai dimenticare. La fatica fisica era tale che la sera mangiavo appena qualcosa, per poi buttarmi sul letto e cedere al sonno del giusto, profondo e ristoratore. Faceva male tutto, ogni tendine, ogni parte del corpo … era dolorante e teso. Non avevo tempo ne voglia per fare stretching, ma solo una gran voglia di recuperare le forze dormendo. Fu così che feci un sogno talmente vivido e reale, da non dimenticarlo mai più per il resto della mia Vita.
 Mi ritrovai in mezzo ad un campo di battaglia in epoca medievale, con tanto di armatura e spada, a menar mazzate a destra e a manca.
Lo so cominciate a pensare che sia un po’ matto, forse tutto matto, o comunque che ci sono cose più carine da sognare … sta di fatto che non erano scene di un film, ne qualcosa che potessero richiamarle; quando ero piccolo mi piaceva lo sceneggiato, la freccia nera, ma non era nulla di paragonabile … e sembrava qualcosa di molto reale. Soprattutto ricordo la sensazione di euforia, lo slancio e la fatica di quella lunga, bestiale,  giornata di battaglia.
Quando mi sveglia ne fui sorpreso … e non mi capitò mai più di vivere quelle sensazioni.  

4 commenti:

  1. Insomma hai rivissuto nel sogno la lotta e la fatica della giornata, ma molto più romanzata. Forse c'era un'associazione all'epoca medioevale perché, chissà, in un'altra vita ti sei trovato a menar colpi in piena battaglia medioevale.

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  2. Fantasioso eh Paolo?
    ..Ogni tanto menare colpi in battaglia aiuta a stendere i nervi...
    ^__^

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  3. Ciao Ambra,
    la tua è l'unica spiegazione razionale che mi sono potuto dare, aver rivissuto durante la notte l'entusiasmo, di quei giorni di lavoro, caratterizzati dall'impegno ma anche vissuti in allegria e oggi ricordati con nostalgia:-))

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  4. Saggia Sara:-)
    ... menar colpi aiuta ... ma un sorriso è un toccasana insuperabile

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