Questo pupazzetto non ci rappresenta, ma esprime lo stato d'animo della precarietà,
a cui non Vogliamo Assomigliare ...
la scelta è ... In Direzione Ostinata e Contraria
D.O.C.









venerdì 14 ottobre 2011

EH SANTA ... PUPA !!


Diceva Luchino Visconti, quando Suso Cecchi D’Amico lo rimproverava perché trattava male gli attori o il personale della troupe: ” Hai presente i cavalli, occorrono maniere forti per farsi rispettare e fare in modo che seguano quello che vogliamo da loro e non il contrario … così è  la stessa cosa con gli esseri umani. Ogni tanto è necessario”.
Qualche volta la domenica per stare all’aperto, specie se è una bella giornata, vado ad un maneggio sopra Formello.  Cavalcare mi distende, non penso a niente, mi godo il percorso lungo sentieri erbosi, tra alberi su erte e ripide, per giungere a costeggiare un ruscelletto … tutti in fila indiana, di solito intenti a gustarci una giornata di sole coltivando l’illusione di essere nel Montana e di guidare una mandriaJ Certo la prima volta, qualche decennio fa, non fu propriamente facile. Andai con degli amici di università, che da veri fetenti vollero saggiare il mio coraggio, dato che non avevo mai cavalcato. Pensai ,prima di arrivare: “ e  che sarà mai”  poi  tra me “chi sa, in un’altra vita, sarò stato un cavaliere” tanto la cosa me la immaginavo facile.
All’arrivo, dopo i convenevoli con i fattori, l’attesa che ci rangiungessero altre persone, ci movemmo verso i box dove erano i cavalli. “Tranquilli - disse la nostra guida- la maggior parte sono castroni, cavalli docili e pazienti, conoscono il sentiero e poi procederemo in fila indiana, chi non ha mai cavalcato dovrà imparare solamente ad andare a ritmo, al resto ci penserà il cavallo”. Chi ha parlato se la tirava un po’, con l’aria da macio, modi bruschi, per farsi sentire dai cavalli e per impressionare le "cavalle umane" …  a me francamente stava sul cavolo, fu un errore farglielo capire perché fu lui a scegliere il cavallo per me. Certo non era un mustang, ma non era nemmeno un castrone … lo capii subito dallo sguardo sveglio ed irridente del ronzino … attenzione! Qualcuno urlò “ i cavalli mordono” presi così le briglie con molta accortezza, gli passai al fianco, evitando di trovarmi dietro per evitare calci, e, poi misi il piede sinistro sulla staffa, mi diedi uno slancio e  salii in groppa. Mi ritrovai ad un’altezza inusuale, istintivamente serrai le ginocchia e puntai i piedi sulle staffe e quando si mosse, appresi ad assecondare il ritmo, il movimento mi era naturale, ma la sella era dura e per una settimana e più ho portato i lividi sulle chiappe doloranti.
L’intenzione era di guidare il cavallo, ma non c’era verso, andava per fatti suoi e ogni tanto aumentava la velocità e questo era un problema, per chi come me non era avvezzo a   cavalcare. La ragazza davanti, una tipa con treccia, cap, stivaloni e tenuta da perfetta cavallerizza, mi gridò qualcosa, non riuscii a capire che cosa diavolo volesse … poi mi accorsi in qualche modo che il mio cavallo aveva cinque gambe, intuì qualcosa, ma non feci in tempo perché il cavallo che mi precedeva sferrò un calcio poderoso. Il mio cavallo tornò ad avere quattro gambe, mentre per quanto mi riguarda, con le Espadrillas ai piedi, non mi ruppi il malleolo o il perone per puro miracolo, ma per un mese appoggia il peso del corpo solo su un piede. Mi precedeva una cavalla in estro, la ragazza ha cercato di avvertirmi, per questo mi gridava di non avvicinarmi troppo.
Tutto il tempo che ne seguì, fu dedicato a  non far correre e soprattutto a non far avvicinare ronzino alla pupa,  sferrandogli qualche poderoso pugno sul collo e tirando il morso, o agguantando la criniera, quando vedevo la distanza accorciarsi troppo, prevedendo l’arrivo di un altro calcione che, per altro, ci lisciò, per puro miracolo, altre tre volte almeno. Poi, se non bastasse, l’altro fetente, il capo fila, decise di tagliare giù per un sentiero in ripida discesa, gridandoci di buttarci all’indietro e di accompagnare i movimenti del cavallo … il quale abbassò testa e collo, si aprì il vuoto davanti a me, sentivo il cavallo scivolare, ma riusciva a tenersi in equilibrio … il cuore mi batteva, qualcuno strillava come se stesse sulle montagne russe, io mantenni un atteggiamento dignitoso, dietro, mi seguiva la mia ragazza, che per altro se la cavava assai bene, ed io non volevo screditarmi ai suoi occhi, dopo tutto ero il suo micione, mica un fregnaccione qualunque … avrei voluto prendere a pugni quel deficiente che ci guidava ed ero deciso a farlo appena sceso da cavallo, chiedendomi come potesse non considerare l'eventualità di un infortunio, e perchè azzardasse così tanto.
 Si sentivano a distanza il ronzio dei motori su di giri, provenire dal circuito di Valle Lunga e quello ci riportò nella dimensione spazio temporale presente, svanirono in un puff i sogni  di essere nel Montana e di guidare una mandria.
Il ronzino cominciò ad ubbidire, riuscìmmo ad intenderci, in fondo lui mirava alla bella cavallina davanti, io avevo la mia al seguito, ed entrambi ci davamo, diciamo così, ma è chiaramente una forzatura pe' ronzino, che, decise di sventolar la sua virtù senza tanti giri di nitriti:-), un contegno di rispettabilità, per ben impressionare e farci apprezzare  dalle rispettive pupe. Mi accorsi che anche ronzino aveva un rivale, che cercava di allungare, diciamo così...  la zampa sulla cavallina, me ne  accorsi da come, ronzino, sventolava la sua coda, era come se uno sciame di mosche gli punzecchiassero le chiappe, e, perché spesso emetteva, muovendo le orecchie, un verso nervoso e di avvertimento, all’altro, che faceva lo svagato, il finto gnorri.
Quando finalmente arrivai, la mia bella, forse intuendo le mie intenzioni nei confronti della guida, mi buttò le braccia intorno al collo, ringraziandomi per la gita e la novità … lasciai correre i cattivi propositi, perchè l'inesperta guida per farsi perdonare,  le sue  leggerezze,   offrì a tutti  del buon pane e prosciutto accompagnato da vino fresco e birra a volontà. Perdonai mentre mangiavo, scordando, ogni altra cosa, soprattutto quel fetente di ronzino che battezzai Rodolfo Valentino, che quando scesi fece un nitrito gioioso quanto irridente … mentre io ho visto le stelle, solo appoggiando il piede a terra, gridando “Eh Santa … Pupa!” ... ho pure pagato, per farmi accartocciare come un pedalino.

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