Questo pupazzetto non ci rappresenta, ma esprime lo stato d'animo della precarietà,
a cui non Vogliamo Assomigliare ...
la scelta è ... In Direzione Ostinata e Contraria
D.O.C.









domenica 16 ottobre 2011

DISARMONIE

Sono i dettagli a far capire chi abbiamo di fronte. Spesso l’espressione del viso, la voce e la sua tonalità, i gesti, aggiunto al fatto che non conosciamo chi ci corrisponde, possono farci prendere un abbaglio. Aggiungi delle situazioni che inconsapevolmente, ma inesorabilmente abbassano le proprie difese, il grado di attenzione e di stare accorti, quale ad esempio una riunione informale tra colleghi di lavoro, in occasione di un compleanno.
 Eppure non doveva sfuggire quel particolare che seppur notato non fu abbastanza considerato, e in più di un’occasione aveva fatto suonar le ideali campane per la difesa.
Notai l’accortezza di certi che parteciparono alla festante riunione, misurando parole, consumando il necessario per un brindisi e dileguarsi come razzi. Non sfuggì l’infastidita spiegazione di una procedura lunga e complessa, ma non complicata, solo arzigogolata e gonfiata, perché di fatto non provvedessi a quella funzione, gelosamente amministrata da due persone che si rimpallavano e mantenevano il gioco a loro piacere, seppur in stanze differenti; l’una e l’altro provvedevano a due fasi della stessa procedura. Non doveva sfuggire il tono da regazzina viziata ed ingrata, che si rivolge alla propria madre con pungente durezza, nonostante questa anziana si prodigasse e si affannasse nell’accudire i figli di questa fino allo sfinimento o al rimbambinimento, tanto sottolineato e deriso dall’ingrata. Quello era il vero volto di chi mi stava davanti, no quello gentile, falsamente disponibile e pronto a far credere tutt’altro.
Non mi pesa l’essere stato assunto temporaneamente per occuparmi di bilancio e ritrovarmi ad archiviare, a fotocopiare, a fare lettere già impostate, semplicemente, cambiando data, nome del fornitore ed altro piccolo dettaglio … in fondo sei pagato anche se ti occupi di tutt’altro. Certo pesa, quando ti ritrovi a non fare niente, e guarda caso solo a te il sistema contabile, in rete, si blocca inesorabilmente e ti costringe ad una forzata sosta per tutto il giorno, che alla sera sei più stanco che se avessi lavorato senza soste.
Non ti sfugge l’occhiata indagatrice del capetto di reparto, che esamina il tuo volto per cogliere disappunto o qualche segno d’impazienza o d’imminente ira. Sopporti se in stanza, c’è un continuo vociare, parlare di tutto e di niente, spesso con sciattezza e trivialità, quasi a cercare una reazione, ma questo è il meno, anche se alla lunga stanca. Lasci correre, quando ti fanno notare che hai archiviato male dei fascicoli, anche se riportano protocolli non recenti, che quindi non hai personalmente archiviato. Stringi i denti se la tua vicina da segni evidenti di isterismo, e ti tratta con spigolosità e risentito accento. Sopporti, sopporti e continui a sopportare: rimbalzano frecciatine, battutine a cui non puoi ribattere se non dimostrando malanimo, coda di paglia e asocialità. Stringi i denti e sorridi, lavori e tappi le orecchie, continui a fare quello che devi, con educazione e buona volontà, sempre disponibile e pronto a fare. Sei in una cittadella, attorniata da alte mura, cammini sulla cresta merlata di quelle e vigili ogni mossa e prendi provvedimenti per le dovute contromosse. Sei arrendevole, sei docile, perché ogni resistenza ogni volontà d’imporsi costerebbe caro: il lavoro stesso. Di questo ne sei consapevole e non ti passa per l’anticamera del cervello di prenderti delle libertà, ne con la collega più carina, ne con quella che "apparentemente" sembra più imbranata. In questo modo, mantenni accorta distanza e tono dimesso, nonostante fosse messo in bella vista, direi a posta, lo stanziamento in capitolato di spesa, a mio nome, per altri 12 mesi, circa, la durata della missione interinale.
Poi venne il giorno che dovetti spendere il mio nome, la mia credibilità, il mio essere competente o meno nel fare o dire qualcosa, e questo determinò una scelta di condotta un chiarire fin dove potevo spingermi, mantenendo una libertà di azione, un mio spazio, necessario per arrivare allo scopo.
 L’oggetto era la richiesta dei Durc (documento unico di regolarità contributiva)  alle aziende fornitrici di servizi e di beni. Contattare i fornitori in qualunque modo e convincerli a mandare quell’attestato di regolarità contributiva, necessario affinché la procedura dell’ente di natura pubblica, potesse adempiere, in tempi brevi, all’emissione del mandato di pagamento. Spiegata la finalità i fornitori si dimostrarono ben felici di inviarmi l’oggetto della mia richiesta.
 Il successo della mia iniziativa, aveva il prezzo di chiedere un’azione affrancata dallo stretto controllo di chi mi coordinava e che mi  limitava non poco, e che  rischiava di ridurmi all’inattività,  se mi fossi mantenuto nei limiti operativi imposti. Il punto essenziale, è che dovevo trovare una mia strada, per gestire quei dati in un archivio e condividerli con una cartella pubblica in rete. Occorreva un sistema di check costante in formato exell, dei durc in archivio dati. Tutto questo riuscii a fare, ma a modo mio!
La loro alternativa, al momento non praticabile,  era l’avvio della procedura di richiesta, direttamente  per via telematica all’ente previdenziale, per conto dell’azienda fornitrice. Questo avrebbe richiesto tempo e soldi per istruire il personale necessario e nel frattempo avrebbe bloccato i mandati di pagamento, creando non pochi problemi pratici.
 Così decisero di attivarmi allo scopo precipuo di richiedere i durc ...

La causa del contendere: arrivavano i durc, ad un e-mail che non potevo vedere, in più se arrivavano dovevo attendere che venissero stampati. Spesso venivano stampati più volte.  Nulla mi fu detto della cartella condivisa, a cui per altro, non avevo accesso. Alcuni Fornitori, qualcuno più spigoloso degli altri, da me contattattati  inviavano il durc, di cui poi si perdeva traccia. Insomma: il Caos, più totale:-)) Inoltre, la difesa della controparte, un'altra interinale (la solita guerra tra disperati), fu di stravolgere le carte, lasciando intendere, con malizia, una qualche forma di stalking, da parte mia ... difendersi la pagnotta, giustifica qualunque colpo basso, ma questo era davvero troppo!! 
Dovetti affrancarmi da chi mi marcava troppo stretto in stanza … inevitabile fu lo scontro … pochi minuti, forse una manciata di secondi di parole serrate, tono schietto, a voce semi alta … poi tutto tacque.
 Seguirono giorni di tranquillità, perfino momenti di ilare e buona convivialità. Nulla traspariva in superficie. La mia funzione produsse un risultato concreto, ottenuto con cortesia e disponibilità in chi si affidava sperando di vedersi pagare quanto prima le  proprie fatture. Continuai inoltre il mio lavoro di routine: archiviare, sistemare, inserire fatture, come un mulo che gira intorno alla macina. Il capetto lasciò fare e nulla disse del tuono a ciel sereno, di cui sembrava ormai appianata ogni coda velenosa. In stanza c’era maggior calma, pazienza da entrambi i lati, tranquillità ed accorta volontà a non ripetere l’esperienza, come se le persone non debbano mai chiarirsi, come se il cozzar di personalità sia cosa deleteria e sbagliata. Nonostante questo, mi sono accorto di essere ben voluto, in modo sincero, da tante altre persone, disinteressate, in ogni altra stanza, e da ogni altro addetto: dalla sorveglianza, alle pulizie, agli operatori informatici (non ebbi più problemi con la rete!), ai legali, all'ufficio del personale  
Fino all’ultimo giorno ero convinto che nulla ostacolasse il perdurare della missione, non montai mai di orgoglio o di superbia, mi mossi nonostante la piccola vittoria personale, con molta cautela, ma …
... il capetto mi disse che non tollerava nel suo gruppo disarmonie, che il fatto avvenuto aveva incrinato tra di noi la fiducia; senza dire una parola per le attenuanti del caso, senza giudicare i risultati, senza stendere una mano di comprensione e concedere, almeno per una volta ancora, il beneficio del dubbio.
 Era quanto bastava, decisi di non ascoltare altro, ne di pietire per essere giustificato.  Decisi di restituire il badge, farmi firmare il foglio presenze di fine missione e congedarmi … guardando al futuro con Speranza e rinnovato impegno, respirando a pieni polmoni ed esprimendo la mia libertà di scelta, costi quel che costi… mandando a quel paese, di fatto, ma senza essere villano, tanta falsità e bieca imbecillità. Rimanere lì, per me, non sarebbe stata più la stessa cosa: avevamo rotto ogni possibile futuro intendimento.

2 commenti:

  1. Hai difeso la tua dignità, Paolo.

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  2. Gianna
    Grazie dell' affettuosa solidarietà ...
    già:
    Tutto è perduto
    fuorchè l'onore.

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