Questo pupazzetto non ci rappresenta, ma esprime lo stato d'animo della precarietà,
a cui non Vogliamo Assomigliare ...
la scelta è ... In Direzione Ostinata e Contraria
D.O.C.









sabato 22 ottobre 2011

CHE COSA MI ASPETTO DA UN LAVORO A TERMINE?

La soddisfazione principale che mi prefiggo ogni volta che intraprendo un lavoro a termine, è di lasciare, quanto più possibile, una buona traccia del mio passaggio.
Superato un primo momento di ambientamento, analizzo i vari problemi e cerco di trovare quello di maggior importanza, lavorando per una sua soluzione soddisfacente, ovviamente senza tralasciare tutto il resto.
Per es. in un'azienda era forte l'esigenza di ristabilire il controllo degli incassi con le Ri.Ba., e conseguentemente costruire un sistema valido operativo con reports periodici di aggiornamento giornaliero degli incassi, verificando anche situazioni pregresse non risolte. In sostanza un foglio Exel in più colonne e con un gioco di filtri, rendere evidenziabili per ogni cliente le ricevute bancarie riscosse e quelle ancora da riscuotere. Un sistema molto semplice che permise di evidenziare numerose sorprese;
in un'altra azienda, configurata come gruppo, una galassia di aziende, creare un data base in Access "working progress" con tutte le informazioni utili d'aggiornare alla CCIAA, pena costose sanzioni;
in altra situazione era forte la necessità di costituire un controllo giornaliero dei flussi di cassa, ripartiti contabilmente in cinque società, ma fisicamente indistinti in unica tesoreria, trattandosi di una sala giochi, con un controllo specifico dei flussi di cambio moneta delle slots machines (distinguendone l'appartenenza per società), evidenziando con maggior cura i guadagni da ciò che non lo era: Ogni macchina ha una sua quantità di moneta non immessa dai clienti , ma dal gestore e che rappresenta l'eventuale premio in caso di combinazione vincente.
Quello che mi prefiggo è di trovare la soluzione, elaborare un metodo di lavoro, lasciare traccia e quando mi è data la possibilità, farlo apprendere alle persone che continueranno a lavorarvi dopo di me.
Sotto questo punto di vista la maggior parte delle "missioni" di lavoro, mi hanno dato soddisfazioni e consentito di trovare altro lavoro.
Il lavoro temporaneo costituisce una galassia variegata, e mi rendo conto che generalizzare è scarsamente utile, ma può essere un metodo di approccio valido anche per altri che condividono la mia situazione.
Per esperienza, nel mio specifico lavoro, non ha senso la difesa del proprio "orticello", creando aree che nessun altro sa gestire. La contabilità in se stessa, non da di questi privilegi, forse la conoscenza di un sistema operativo contabile (Oracle, Sup, Team System ecc..), ma sono sempre vantaggi molto provvisori e non duraturi; tuttavia si possono avere delle sensibilità e delle capacità di analisi dei problemi che altri non possiedono. Si possono creare degli strumenti di controllo e di gestione, extra contabili, per particolari problematiche ... in questo caso il lavoro acquista un plusvalore e l'apporto del singolo diviene unico ed insostituibile, fino a che le nuove metodiche non siano acquisite da altri, ma tutto ciò non esclude che si possa arrivare ad analizzare  gli stessi problemi seguendo altre vie.
Fossilizzarsi su poche cose "essenziali" garantisce un primato in un'azienda, così come lo sono i rapporti che col tempo vengono a crearsi tra le persone in quel contesto, ma se occorre, come spesso accade, cambiare scenari operativi è meglio avere la massima apertura ad acquisire sempre nuove metodiche, e a condividere il proprio lavoro, garantendosi, la necessaria trasparenza del proprio operato: una maggiore visibilità e valutabilità  oggettiva consente maggiore inattaccabilità da chi, per proprio tornaconto, cerca di garantirsi il suo lavoro mettendo in cattiva luce l'operato altrui, con sottile astuzia senza ostilità apparente.
Ovviamente non è garantito nulla in situazioni contrattuali svantaggiose, dove c'è forte turnover al minimo cenno di insofferenza al proprio modo di agire, sentito come possibile minaccia o percepito scomodo o semplicemente non gradito; almeno si cerca di limitare i danni e di ben influenzare chi, interno o esterno all'azienda, ha occhi e ragione per giudicare un operato di per se trasparente e  corretto; perchè di una cosa son certo:


il  lavoro ben eseguito non passerà mai inosservato, e sarà il seme che porterà del nuovo frutto!

2 commenti:

  1. Buone e serie osservazioni, ma noi vecchi pensiamo che il lavoro a termine non ti offra molti spazi di stabilità per il futuro. Discorso appunto da vecchi ?? forse. Ma le tue osservazioni sono molto valide

    RispondiElimina
  2. Niente affatto, è un discorso solido ed incontrovertibile: la stabilità lavorativa è il terreno migliore in assoluto che consente vero progresso individuale e sociale.
    Da non più "giovane" eccetto lo spirito, che è evergreen:-) devo però confrontarmi con la realtà di aziende che non assumono, se non per periodi limitati di tempo e per particolari esigenze...poi ci sono quelle che non pagano a fine lavoro, ma questa è un'altra storia ... quindi è un "di necessità virtù", ma non "dispero" e continuo a cercare... prima o poi per la legge delle probabilità, la ruota dovrà girare favorevolmente anche dalla mia parte:-))... anche perchè tutta l'esperienza accumulata basterebbe per altra vita ...ma la prossima, vorrei occuparmi di altro, possibilmente ... ehhh, Buon Dio! (parlo alla moglie affinchè la suocera intenda:-)

    RispondiElimina