Questo pupazzetto non ci rappresenta, ma esprime lo stato d'animo della precarietà,
a cui non Vogliamo Assomigliare ...
la scelta è ... In Direzione Ostinata e Contraria
D.O.C.









giovedì 8 settembre 2011

CHIAROSCURO


Torno in dietro nel tempo, quando pesavo qualche chilo in meno e lavoravo in una ditta di traslochi, tra un esame e l’altro all’ università, tutta la vita davanti, e la faccia tosta di chi la sa lunga, senza rendersi conto di essere un cucciolo appena svezzato.
Gianni (nome di fantasia) , faccia da braveheart.  Capelli lunghi  e biondi, grandi occhi chiari, personalità magnetica, grande simpatia della gente semplice di periferia. Battuta sempre pronta, uno spiccato spirito di osservazione che tutto vede e valuta. Da giovane era, nel giro, temuto e rispettato. Anni di carcere, per una rapina in banca finita male, lui che aveva fatto il palo, fu l’unico ad essere arrestato, ma non rivelò mai i nomi dei suoi complici. Pagò il debito con la Giustizia e non si vantò mai di quel passato. Mi ha sempre colpito la sua logica semplice e lineare, la capacità di trarre conclusioni , arrivare a capire le situazioni senza fare troppe “pippe mentali”, ed individuare le soluzioni, anch’esse semplici, efficaci. Faticosamente riuscì a guadagnarsi il vero rispetto con il lavoro. Si sposò ed ebbe una figlia, il centro di ogni suo pensiero e preoccupazione, la fonte del suo mantenersi sostanzialmente integro, lui che lavorava nell’azienda di traslochi per arrotondare lo stipendio di impiegato pubblico. Colpiva per la sua umanità e per le paternali che spesso elargiva, sul lavoro, a qualche giovane che dimostrava  di essere più furbo e più svelto degli altri, ammonendolo che la galera è un inferno.
Albano, così lo chiamavamo per la singolare somiglianza con il noto cantante,  era un altro traslocatore. Poche parole, dai modi simpatici, si faceva ben volere, anche se l’eczema sulle sue mani era visto con diffidenza dai più. Non aveva la patente, era stato carcerato per problemi di tossico dipendenza, nessun familiare che lo potesse aiutare; tutto questo non gettava ombre sul suo carattere, pronto ad aiutare se poteva, anche con semplici battute per alleggerire le ore di lavoro. Una cosa mi colpì, la sua capacità, come le scimmie di rango inferiore, di percepire in anticipo il pericolo, e la sua naturale tendenza a proteggersi, chiudendosi in un atteggiamento di chi non vede, non sente e non parla. Traumi, post effetto di anni di detenzione, ricordati con qualche parola di angoscia e subito rimossi parlando di altro.
Lupo, di nome e di fatto. Quando ci presentavamo  a lavorare dai clienti della ditta di traslochi, per lo più enti pubblici, ricordo lo sguardo dei capetti, nostri referenti, dipingersi in un  misto tra la diffidenza, la paura e la necessità di farsi rispettare da quel soggetto così poco rassicurante. Aveva l’aspetto di un pit bull, un animale incattivito dalle botte e dalle cattiverie subite, nonostante non facesse nulla di veramente malevolo, e lavorasse sodo, era come se portasse un segno infame, se dalla sua persona si diffondesse qualcosa di negativo, tanto da  non essere gradito e richiesto, salvo poche eccezioni e nonostante le buone parole di noi che lo conoscevamo. L’ho rincontrato per puro caso, dopo anni, alla stazione ostiense, vagava allucinato, fece fatica a riconoscermi, inquieto come un animale braccato e perso.
Cavallo pazzo, per la sua somiglianza ad un indiano metropolitano, proveniva da una zona periferica di Roma non tranquilla, di quelle che se non ti adegui, diventi il soggetto, di attenzioni non carine, di chi usa la sopraffazione e la violenza come unico modo di espressione. Ricordo la sua testardaggine, nel voler migliorare le sue condizioni di vita, soprattutto la mania di portare con se un libro, che si sforzava di leggere, non curante delle innumerevoli prese in giro di chi non aveva familiarità con i libri; l'impegno e la fatica di mantenere comportamenti decorosi e consoni ad una persona rispettabile, nonostante l’aspetto poco rassicurante e la faccia da  ladrone.
Biscazziere, aveva perso tutto, si era fidato di persone sbagliate che frequentavano il suo locale, una sala da biliardo, divenuta un centro poco raccomandabile. Non era facile sopportare il suo modo di parlare, di comportarsi, soprattutto quando ricordava, da smargiasso, il suo periodo di detenzione, mostrando tatuaggi e raccontando storie di ordinaria violenza e di cattiveria gratuita. C’era una cosa che lo riscattava, bisognava dargliene atto, il legame profondo con suo figlio, un ragazzetto cresciuto tra mille problemi di auto accettazione, sempre pronto a seguire i più svelti e meno raccomandabili, come fratelli maggiori, lui figlio unico di un padre per molti anni assente, o vissuto di scorcio, tra una visita e l’altra; ma così presente ora, con la sua ansia di riscatto, attraverso la vita di quel figlio, un po’ lento, ma profondamente onesto.

Ragazzi come tanti altri che un destino, un gioco, un caso si sono trovati dall’altra parte del muro di recinzione, di un luogo, che tutto nasconde e di cui è facile dimenticarsi della sua esistenza. Persone che in situazioni normali avrebbero vissuto altre vite, magari se avessero incontrato chi si fosse preso cura di loro, con maggior affetto, seguendoli e conducendoli verso un’ alternativa possibile, insegnandogli che ogni scorciatoia per riscattarsi da un’esistenza di esclusione e di frustrazioni, non è altro che franare verso l’inferno e la disperazione. Alcuni hanno trovato riscatto e sono degni di gran rispetto, per lo sforzo non comune che hanno dovuto compiere, altri si sono definitivamente persi . Colpa anche di una società troppo cinica e priva di pietà, dove sempre più marcate sono le differenze sociali e dove il successo si manifesta con aspetti superficiali ed esteriori dell’avere.    

2 commenti:

  1. Bei ritratti, anzi bellissimi! Sarà un caso (per via del nome, o per il fatto del libro?) ma quello che mi piace di più è Cavallo Pazzo... Il primo, Gianni, mi mette un po' a disagio, non certo per l'essere stato in galera, ma per il fatto che la sua storia, stringi stringi, sembri dominata dall'importanza del dio denaro: non solo quando fa il palo, ma anche e soprattutto nelle vesti di "rispettabile" sposato che fa il doppio lavoro e le paternali ai più giovani...
    Splendido anche lui, in ogni caso, per il suo pagare in prima persona senza fare i nomi degli altri.

    p.s. procedura di commento lunghissima anche per colpa della verifica parole: se ti va, prova ad andare su impostazioni/commenti e disinserirla... :D

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  2. Sono abbozzi di ricordi dopo più di 24 anni:-)
    Grazie per l'indicazione "verifica parole", che ho modificato

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