Questo pupazzetto non ci rappresenta, ma esprime lo stato d'animo della precarietà,
a cui non Vogliamo Assomigliare ...
la scelta è ... In Direzione Ostinata e Contraria
D.O.C.









sabato 13 agosto 2011

AGNIZIONE

Processo narrante attraverso il quale il personaggio, al termine di una serie di vicende, viene riconosciuto da altri o acquista in prima persona nuova consapevolezza della sua vera identità, riscattandosi e guadagnando in serenità.
Due esempi, di questo mirabile “processo” narrativo, che mi sono capitati sotto il naso ultimamente: sono il film “Ombre dal profondo” del 2001 diretto da Lasse Hallström, (tratto dal libro di E. Annie Proulx Avviso ai naviganti)


e La vita accanto (Einaudi, 2011), il romanzo della scrittrice esordiente Mariapia Veladiano, vincitore del Premio Calvino e finalista al Premio Strega 2011.
Minimo denominatore delle due opere sono il deficit sociale dei protagonisti, brutti e goffi, irrimediabilmente insicuri delle proprie possibilità, senza aspettative, senza alcun talento particolare e con nessuna possibilità per riuscire ad imporsi nella dura gara della Vita, come è rappresentata ai giorni di oggi: una competizione feroce basata su aspetti troppo superficiali ed effimeri, di natura eclusivamente consumistica, non naturali e per questo pericolosi perchè  troppo riduttivi e destabilizzanti.
Uso le parole della Veladiano:
"  ... Credo di avere intercettato emozioni nuove in questi anni, soprattutto un timore grande di essere inadeguati, di appartenere, per una ragione qualsiasi, alla schiera crescente dei possibili esclusi da una normalità sempre più stretta. Esclusi per ragioni etniche, sociali, culturali, estetiche, addirittura di… gusti. Quanto è difficile oggi affermare la propria originalità! Questa paura mi ha attraversata e l’ho riconosciuta: chi di noi non ha avuto qualche volta il timore di non essere amato, accolto? ...
... Oggi si tende a considerare positiva l’ostentazione del potere, della forza, della ricchezza, dell’arroganza. Nell’aria che si respira c’è una crudeltà che non è oggetto di riprovazione e questo non aiuta ad accettarsi. Non credo alla mistica dell’escluso che lotta solitario e disperato contro il mondo. E chi non ha la forza cosa fa? E chi non ha il carattere e la cultura e gli strumenti necessari? Il mondo deve cambiare, come dire, insieme, un po’ alla volta. Così i rapporti salvano, ci salviamo gli uni gli altri. "

I due protagonisti troveranno il riscatto e nuovo slancio vitale grazie al ritrovato "Patrimonio Sociale", inteso come complesso di relazioni affettive e di reciproco scambio di aiuto e sostegno, calore e comprensione. Riusciranno a vedere le cose con altri occhi, ad andare oltre le apparenze, a sentire più in profondità e a perdonare, scoprendo che il bene e il male spesso sono faccia della stessa medaglia, riconciliandoli con il passato e rinnovandoli alla luce di nuove consapevolezze.

Viktor Frankl. " Qualunque tentativo di ridurre l'uomo, ciascun uomo, ad un insieme di bisogni, o di considerarlo ciò che non è, nella sua unicità e irripetibilità, è fargli e farci violenza. Ma nella violenza non c'è conoscenza, né Speranza.
"Conoscenza e Speranza vera è darsi la possibilità di chiamare l'altro per nome. È costruire luoghi di autentica umanità. La confusione, la corsa, l'ansia di produrre sono il presupposto della Babele: l'illusione, cioè, di giungere al massimo visibile, ma l'impossibilità tragica di non poter ascoltare chi ci è affianco e costruisce con noi".L'uomo che noi incontriamo, l'uomo ferito, l'uomo che vive nella notte, ha davanti due possibilità: rigettare se stesso, oppure accettare se stesso. E noi sappiamo che si accetta solo chi ha sperimentato l'amore, la vera accoglienza, la solidarietà. È questa la condizione che conduce l'uomo a prendere posizione rispetto al proprio presente e al proprio passato.

Accogliere non è sempre un'esperienza di gioia, nel senso della gratificazione. Spesso si sperimenta l'impotenza, la frustrazione, il senso profondo di ferite che erano rimaste sopite per molto tempo e improvvisamente ricominciano a sanguinare. E' in quei momenti che si sperimenta la propria insufficienza, la sana scoperta che  non si ha la risposta al bisogno di nessuno, ma che possiamo soltanto essere con l'altro, camminare a fianco, anche senza proferir parola, senza credere di avere la ricetta, senza guardare con sufficienza e dall'alto in basso, senza giudicare, senza classificare ...  non per "togliermi o togliergli" il dolore, ma per portarlo insieme in cammino, instancabilmente decisi a non mollare, qualunque sia l'asperità da superare, confidando negli altri, nell'amicizia, nelle circostanze, nella fraternità; non perchè obbligato a farlo, ma perchè consapevole che distogliere lo sguardo, fare finta di niente, o credere di dover dare una dura e necessaria lezione, finirà per farci perdere irrimediabilmente e soffrire ancor di più.

 Per restare con i piedi ben ancorati a terra, va detto che se manca questa consapevolezza, o non ci si sente abbastanza forti, capaci per prendere una decisione risoluta, costi quel costi, è meglio non creare aspettative in chi crede in noi e spera di essere accolto, sostenuto, incoraggiato, non lasciato solo; meglio essere chiari anche nel chiudere la porta e nel rompere i ponti che ... generare false illusioni ed attese ... non si potrà essere biasimati, se non si può dare più di quel che si è, o per varie ragioni non si è disposti a fare .

Il discorso si fa greve e dato il periodo ferragostano, non è il caso:-)
Buon Ferragosto.

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