Questo pupazzetto non ci rappresenta, ma esprime lo stato d'animo della precarietà,
a cui non Vogliamo Assomigliare ...
la scelta è ... In Direzione Ostinata e Contraria
D.O.C.









giovedì 19 maggio 2011

COSA VUOI FARE DELLA TUA VITA?

Liberamente tratto www.logoterapiaonline.it  pensiero di Viktor Frankl.

C'è una domanda che sorge all'alba dell'umanità e che accompagna la sua storia in maniera continua e penetrante e che è rivolta ad ogni uomo, in qualsiasi tempo, in qualsiasi luogo, in qualsiasi situazione: "Dove sei? Dove ti trovi in questo momento?". È la domanda rivolta da Dio al primo uomo che si nascose dopo essersi accorto drammaticamente della sua finitudine, del suo limite, potremmo dire, della sua morte: "Dove sei? Sei in cammino? Se sì, a quale punto sei? E in quale direzione stai andando?"

Quando ci viene rivolta questa domanda? Essa concretamente si leva ogni volta che un uomo si incontra con un altro uomo. È l'altro, infatti, che stimola la domanda. Non siamo noi a porla, è l'altro, con la sua stessa esistenza, che chiede: "Dove sei?".
L'incontro con la persona sofferente, con l'anziano, con il malato terminale ci offre certamente l'interrogativo: "Mi aiuti? Ho bisogno di te!". Ma ad un livello più profondo, più intimo, chiede a ciascuno: "Tu, dove sei? Cosa vuoi fare della tua vita? In quale direzione stai andando?"
 Il meccanismo della compassione, del cum patire, scardina in tal modo il nascondimento, la chiusura in sé, fa uscire dal guscio in cui ci si è rintanati, apre uno spiraglio al qualcosa, al qualcuno che ci cerca, apre la possibilità dell'incontro, dell'accoglienza.
Cogliendo la domanda che l'altro mi pone, per il semplice fatto che egli esiste, che io lo vedo e lo incontro, la mia vita diventa cammino e si trasforma in strategia di Speranza, poiché la sua forza riposa nel coraggio di Amare.
 
Ogni atto d'amore, quando è veramente tale, dischiude delle possibilità, è sorgente di creazione, migliora. Ogni atto d'amore, quando si trasforma in un incontro sincero e gratuito con l'altro, fa schiudere il cammino della speranza ed è capace di andare al di là della pura e semplice soddisfazione dei bisogni. Qualunque tentativo di ridurre l'uomo, ciascun uomo, ad un insieme di bisogni, o di considerarlo ciò che non è, nella sua unicità e irripetibilità, è fargli e farci violenza. Ma nella violenza non c'è conoscenza, né speranza.
"Conoscenza e speranza vera è darsi la possibilità di chiamare l'altro per nome. È costruire luoghi di autentica umanità. La confusione, la corsa, l'ansia di produrre sono il presupposto della Babele: l'illusione, cioè, di giungere al massimo visibile, ma l'impossibilità tragica di non poter ascoltare chi ci è affianco e costruisce con noi".
 L'uomo che noi incontriamo, l'uomo ferito, l'uomo che vive nella notte, ha davanti due possibilità: rigettare se stesso, oppure accettare se stesso. E noi sappiamo che si accetta solo chi ha sperimentato l'amore, la vera accoglienza, la solidarietà. È questa la condizione che conduce l'uomo a prendere posizione rispetto al proprio presente e al proprio passato.
Ogni incontro porta con sé anche dei rischi: la cosificazione dell'uomo e la sua manipolazione.
La cosificazione ha luogo quando il processo di soddisfazione dei propri bisogni occupa la quasi totalità dello spazio e del tempo, invece di essere l'occasione per la manifestazione e la comprensione dell'uomo nella sua totalità.

La manipolazione si verifica allorché ognuno propone le proprie esperienze, i propri schemi ed i propri valori culturali, inglobando o ridimensionando ciò che è proprio della persona che incontra. "Sono capace di prevenire e di soddisfare tutti i tuoi desideri", sembrerebbe quasi che egli dica. Il passo verso il delirio di onnipotenza è, a questo punto, breve.
Quali atteggiamenti assumere per realizzare degli incontri aperti alla Speranza?
Occorre alimentare dentro di sé l'accoglienza dell'altro come persona, senza nascondersi né difendersi dietro il proprio ruolo e quindi senza trattare l'altro come un caso, ma riconoscendogli piena fiducia e totale dignità, qualunque sia il suo stato, anche se è un barbone che non si lava da anni, che puzza.

Occorre poi ascoltare l'altro e comprenderlo, così come accettarlo nella sua globalità, come è in realtà e non come vorrei che fosse. Ed infine consentirgli di esprimersi liberamente e di prendere decisioni con responsabilità personale, in modo da percepire nella maniera più ampia possibile il proprio orizzonte intenzionale, e così trovare strade alternative, dilatando spazi e dimensioni della vita.
 Il rapporto, allora, prima ancora che essere e delinearsi nella sua dimensione psicologica e sociale, rappresenta lo svolgersi di un incontro tra due persone che hanno pari dignità. E su questo piano, prima ancora di tutte le parole, di tutti i messaggi non verbali, di tutte le speranze e di tutti i condizionamenti, si comunica esistenzialmente un'unica, grande verità:
 "Tu per me esisti! E sono contento di condividere con te il cammino faticoso e, talvolta, in apparenza fallimentare della ricerca di senso".
 L'importante allora è camminare insieme, perché solo un itinerario di solidarietà permette di scorgere le infinite possibilità di significato racchiuse nella nostra esistenza.
Un giorno di tanti secoli fa, un rabbino, appartenente a un movimento mistico ebraico, entrò nella sala in cui alcuni studenti della legge stavano, di nascosto, giocando a dama. Timorosi al suo apparire, i ragazzi misero subito da parte la scacchiera con le pedine. Il rabbino se ne accorse e, invece di rimproverarli, volle dare loro una lezione di vita, tratta proprio dal gioco che stavano facendo. E chiese loro: "Sapete dirmi quali sono le regole della dama?". I ragazzi restarono perplessi e non sapevano che cosa rispondere. Al che egli soggiunse: "Ebbene, ve le spiego io. Le regole del gioco della dama sono tre: 1) Fare un passo per volta; 2) Si può andare solo avanti; 3) Una volta arrivati in alto, si può andare dove si vuole".

L'augurio è che ognuno di noi, alimentando e qualificando la propria concezione della vita, sia capace di procedere per piccoli passi, andando sempre avanti, mirando con costanza e con impegno alla realizzazione di incontri unici e originali, capaci di inondare la vita di Senso e di Speranza.
             

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