Questo pupazzetto non ci rappresenta, ma esprime lo stato d'animo della precarietà,
a cui non Vogliamo Assomigliare ...
la scelta è ... In Direzione Ostinata e Contraria
D.O.C.









lunedì 2 maggio 2011

MONTOPOLI IN SABINA

La domenica appena trascorsa, avevo il desiderio di rivedere alcuni luoghi particolarmente cari, legati alla mia infanzia, visite che periodicamente si facevano, con tutta la famiglia, presso dei parenti di nostra Madre a Montopoli in Sabina. Detto fatto, senza troppo esitare sono partito: Passo Corese, Valle Carbone, Colonnetta, I Granai, Montopoli , la Chiesa di San Michele e la splendida Torre Ugonesca che domina tutta  la vallata del fiume Farfa, con la sua rinomata Abbazia.
Sono arrivato alle 14,00 e il Paese era semideserto. Ho trovato la Chiesa di San Michele socchiusa e all’interno non c'era nessuno. Mi sono seduto ed ho immaginato come potesse essere  quando si sposarono i nostri genitori, piena di gente e di parenti, giunti da ogni dove, per assistere  alla cerimonia.
Forse ... il rivedere alcune raffigurazioni al suo interno,  l’ ascolto dell’assoluto silenzio, la particolare luce; mi hanno rapito completamente,  e mi sono assorto  nel seguire certi ragionamenti, ispirati da quel luogo sentito armonioso dall’anima mia … tanto da non accorgermi che avevano chiuso le porte della Chiesa. Poco male, pensai, passerò per la canonica … ma, fui sorpreso dal costatare che non c’era alcuna porta comunicante … tutte rigorosamente chiuse, senza alcun modo di richiamare l’attenzione del parroco, del sacrestano o della perpetua; per mezzo di un campanello, un citofono. Niente panico, pensai, dopo tutto era un bel posto per stare fino a sera, ma decisi di fare qualcosa … così mi sono diretto al portone principale per ricontrollare i chiavistelli, e manovrando senza indugio riuscii, comunque,  a sortire fuori. Resta un mistero come abbiano fatto a chiudere senza che me ne accorgessi, e soprattutto a chiudere i chiavistelli dall’interno per poi uscire dalla chiesa, non visti ne sentiti. Un vero rompicapo.
Dirigendomi alla Torre Ugonesca  … riordinai i pensieri di pochi istanti prima: il dolore induce alla rabbia per trovare una qualche forma di sfogo … ma questa produce altra sofferenza, solitudine e disperazione … Meglio lasciare al dolore  Tempo e  Silenzio ,necessari per farlo trasformare in qualcos’altro … un modo di entrare in contatto con quello che siamo veramente, una presa di coscienza che dona nuove prospettive, possibilità di crescita e di comunione con gli altri. Occorre solo Tempo e Pazienza.
Alcune bambine giocavano ai piedi della Torre, il loro dialetto e le loro voci, le ho sentite familiari, da intenerirmi … a guardarle mi sembrò di scorgere, in quei visi, nostra Madre, ancora piccola, che correva felice, a scavezzacollo, giù per quelle stradine medievali …  una vera monellaccia:-) ... solo il richiamo affettuoso di nonna Filomena Polsella in Lancia (1879-1939), la nostra bisnonna, che spesso con una tazza di buon cioccolato e dolcetti, o piccole e semplici sorprese … riusciva ad acquietarla tra baci e carezze,  mai dimenticate.

2 commenti:

  1. Dolcissimo post:parliamo di tante cose,ma poi torniamo sempre alle origini.Luoghi,voci sensazioni che ci riportano alla memoria momenti di tenerezza, di vita, sapore di affetti, di famiglia.E il bisogno di non sentirci soli,di trovare ancora la grande quercia,ove ripararci.

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  2. Grazie Chicca:-)
    soprattutto il bisogno di ritrovare le proprie Radici, per capire dove sono proiettate le foglie di quella Quercia divenuta Tutt'uno con la propria Anima;-)

    Un Saluto da Paolo

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