Questo pupazzetto non ci rappresenta, ma esprime lo stato d'animo della precarietà,
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D.O.C.









giovedì 17 marzo 2011

STUPORE E DIVERSA CONSAPEVOLEZZA

Ciò che colpisce è lo stupore dei cronisti, nel raccontare la Storia d'Italia, come se nel rivisitare gli eventi che caratterizzarono il nostro Risorgimento, da sempre noti, questi, siano osservati e riscoperti con altri occhi e diverse consapevolezze, finendo per coinvolgere e commuovere chi  vi assiste.

I luoghi che più mi hanno sorpreso sono:

 via S.Paolo alla Regola, dove l'occhio più distratto, non può far a meno di leggere un'iscrizione,sulla facciata dell'OSPIZIO DEI CONVALESCENTI E PELLEGRINI, adiacente alla Chiesa della Ss.Trinità dei Pellegrini
 "In questo ospizio Goffredo Mameli e molti altri valorosi morirono di ferite a difesa di Roma per la libertà d'Italia nell'anno MDCCCXLIX" (1849), perchè durante gli scontri avvenuti a difesa della Repubblica Romana l'ospizio fu trasformato in ospedale militare. Al capezzale del giovane Mameli, la bella Cristina Trivulzio Belgiojoso, che ebbe al tempo dell'insurrezione romana, l'organizzazione degli ospedali, compito assolto con grande capacità e competenza. Cristina inventa le "infermiere", un corpo di volontarie laiche dedite ad aiutare i malati, ad assisterli e a confortarli. Fino a quel momento negli ospedali ad aiutare i medici c'erano solo i "facchini" per il trasporto dei malati, gli attuali portantini. Mazzini la definì, senza mezzi termini ... oggi diremmo "una rompi palle" ... pronta a battagliare e ridire su tutto; Pio IX l'accusò di aver reclutato tra le infermiere molte prostitute ... ma Lei non si lasciò giudicare senza ribattere con arguzia, e,senza alcun timore reverenziale, raccontando che le donne, da lei scelte, hanno dimostrato, in massima parte,  una forza non comune alla fatica, alla sopportazione, mai refrattarie alla vista di corpi straziati, in grado di reggere lo stress in situazioni di urgenza e di pericolo ... dando prova di una forza mai scevra di dolcezza e compassione.

Il Mausoleo Ossario del Gianicolo

Il Mausoleo è costituito da un’ara circondata da un quadriportico.
L’Ara di granito rosso di Baveno (Lago Maggiore) presenta sui quattro lati dei bassorilievi figurazioni allegoriche richiamantisi all’antichità romana come la Lupa capitolina con il cartiglio recante S.P.Q.R., teste leonine, gladi romani, insegne legionarie, ad indicare come la Repubblica Romana del 1849 si ispirasse all’antica Repubblica Romana nei suoi valori di democrazia, di primato del bene pubblico, di forza e di sacrificio.
Il Quadriportico in blocchi di travertino, situato su di un piano sopraelevato dalla strada ed al quale si accede tramite una scalinata, è costituito da tre archi a tutto sesto per lato senza copertura; le pareti sono adornate all’interno di elementi allegorici, marmi policromi, bassorilievi ed iscrizioni con versi di Gabriele D’Annunzio tratti dal poema di rievocazioni garibaldine: La notte di Caprera. Sull’attico della facciata principale è scolpita, in rilievo, la scritta: “Ai caduti per Roma 1849-1870” , ed il motto: Roma o morte.
Attraverso una duplice gradinata ed un Portone di bronzo, anch’esso decorato da motivi ispirati alla romanità, si accede, sotto la costruzione, al Sacrario costituito da una austera Cripta che raccoglie le ceneri e ne celebra scolpiti i nomi degli innumerevoli caduti, dai più illustri, come Goffredo Mameli, il ventenne poeta soldato, l’autore dell’Inno Nazionale, a Righetto tredicenne trasteverino, morto come tanti altri volontari adolescenti, nel contesto della vicenda rivoluzionaria: Ciceruacchio, l’eroico popolano Angelo Brunetti, fucilato con due figli a Ca’ Tiepolo,  Giacomo Venezian, ufficiale della II Legione, caduto all’assalto di Vigna Barberini, Edoardo Negri, l’eroe trentino delle Cinque giornate milanesi caduto sulle mura di Roma nel 1849.

Intorno al 1860 Roma contava poco meno di duecentomila abitanti, fra cui duemila mendicanti, altrettanti frati e oltre cinquemila tra suore e preti. Dentro le mura, orti e vigneti circondavano le basiliche e le rovine romane. Greggi di pecore attraversavano il Corso e Piazza di Spagna, i buoi stazionavano ai Fori e si abbeveravano alla Fontana del Tritone. Solo in piccola parte le strade erano selciate. A piazza Navona  si teneva il mercato.
Nello stesso periodo Torino contava circa 173.000 abitanti, Firenze poco più di 100.000, Milano oltre 200.000, Napoli oltre 400.000 e Palermo circa 200.000.
Come ultima riflessione, particolarmente coinvolgente il discorso del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sul sentimento di Unità Nazionale. L'invito a guardare a quanto di buono è stato realizzato, nonostante gli errori e qualche "caduta di stile", siamo pur sempre un grande Popolo per le Tradizioni e la Cultura che ci caratterizzano, rendendoci nel contesto internazionale, una presenza importante, connotata da un'anima sensibile, umana, tanto da farci riconoscere, con un pizzico di compiacimento, nella classica, ma appropriata definizione "Italiani Brava Gente".
Fratelli d'Italia
Stringiamoci a coorte!
siam pronti ... alla "Vita" ... anzichè alla morte!
 e non potrebbe essere diversamente
in quanto, condiviso, Valore Supremo

Auguri a Tutti.

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