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domenica 20 marzo 2011

IPPOLITO NIEVO


Garibaldi non fu soltanto un gran generale, colui che dimostrò di fatto che gli italiani sanno combattere, non scappare, ma seppe anche leggere nell’animo delle persone che lo attorniarono. Non a caso scelse Ippolito Nievo, come responsabile della cassa garibaldina . Giovane avvocato, scrupoloso fino all’inverosimile, e ,soprattutto uomo onesto, per fare un paragone dei giorni nostri, un Giorgio Ambrosoli dell’epoca.
Sbarcati a Marsala e dopo la conquista della Sicilia, il Nievo divenne Sovraintendente delle Finanze dei territori occupati e dovette amministrare ingenti somme requisite al Banco di Sicilia. La cassa garibaldina fu foraggiata oltre che da offerte spontanee dei partecipanti alla spedizione, dei simpatizzanti del nord Italia, anche da cospicue somme messe a disposizione dal Regno Sardo. In pochi sapevano che oltre a queste disponibilità, la cassa garibaldina poteva contare su somme ingenti provenienti dalla massoneria inglese, a cui Mazzini, esule a Londra, era riuscito a far convergere somme di rilievo.
La posizione di Ippolito Nievo era molto delicata, perché richiedeva spesso di dover chiudere un occhio sulla gestione dei fondi da parte di chi era stato delegato a dover impiegare quel denaro. Sta di fatto che il giovane avvocato fosse una persona molto precisa e irreprensibile, come risulta da alcuni cartigli che sono sopravvissuti presso l’Archivio di Stato di Palermo. Numerose lettere dello stesso Ippolito Nievo denunciavano lo stato di malessere per il gravoso compito assunto, e per le continue richieste di lasciar correre su alcune operazioni “disinvolte”.
Va detto a onor del vero che Cavour non vedeva di buon occhio quanto Garibaldi stesse realizzando, temendo che nel meridione si costituisse una Repubblica Autonoma, o che il Generale conquistasse anche Roma, rompendo gli equilibri internazionali, per poi cedere il tutto a Vittorio Emanuele II, in qualche modo sminuendone il rilievo assunto fin dal principio. Per tali ragioni cercò di controllare la spedizione e soprattutto di spargere una serie di dubbi sul comportamento dei garibaldini. Ci furono accuse, sparse ad arte,  di malversazione, di corruzione a ufficiali Borbonici, per indurli ad essere arrendevoli … sempre respinte a ragion veduta da Ippolito Nievo, sostenuto dai suoi precisi registri.
Il grande Contabile aveva però numerosi nemici, sta di fatto che chiamato a dare conto a Torino della gestione della Cassa, partì da Palermo, ma scomparve in Mare davanti alle coste del golfo di Napoli, il 4 o 5 marzo 1861, nel naufragio del vapore Ercole … nessun relitto venne mai ritrovato … tutti gli incartamenti sparirono e di Ippolito Nievo, non si seppe più nulla.
Una commissione parlamentare anni dopo non ravvide alcunché di anomalo e ne alcuna necessità di iniziare un procedimento per le accuse di malagestione della cassa garibaldina.

Fonte Rai Storia - Giovanni Minoli
Ippolito Nievo
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-637e6202-ede2-462b-afdf-682f505966b3.html

http://www.ippolitonievo.info/   di Fausta Samaritani

4 commenti:

  1. Sapevo che Ippolito Nievo era uno scrittore, e che era scomparso in un naufragio, ma non ho mai saputo del suo importantissimo ruolo nella spedizione dei Mille ...talmente mi ha sorpreso questa storia che ne ho conservata traccia in questo blog, compreso il link della puntata di Giovanni Minoli, dove è possibile ricavare maggiori e più dettagliate notizie.

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  2. Nievo non era stato "chiamato di dare conto a Torino della gestione della Cassa", ma era stato incaricato dal suo superiore in grado, l'Intendente Generale dell'esercito garibaldino Giovanni Acerbi, di tornare a Palermo, a raccogliere la contabilità e portarla a Torino, dove lo stesso Acerbi doveva presentare il resoconto contabile della Spedizione al ministro della guerra Manfredo Fanti, del Gabinetto di Cavour. Quindi Nievo era un "passacarte", tornato in Sicilia per ordine di Acerbi. Somme ingenti donate a Garibaldi dalla Massoneria inglese non ce ne furono: se ne è parlato nel 1988, in un convegno della Massoneria piemontese, ma da 23 anni si aspetta la pubblicazione di questi documenti che a mio parere non sono mai esistiti. Mazzini non ebbe alcun ruolo nella Spedizione dei Mille. Nievo non era un avvocato: si sa della difesa che fece a se stesso, in una causa in cui era stato tirato in ballo per un frase contenuta in una sua novella. In Sicilia il Tribunale di Guerra lo incaricò di sostenere la difesa d'ufficio di un picciotto che aveva rubato e che era stato riconosciuto come un volgare malfattore. Altre esperienze come avvocato non se ne conoscono. Non ci fu mai una commissione parlamentare per "la mal gestione della cassa garibaldina". Ci fu uno scontro alla Camera, tra Cordova e Crispi, sulle finanze della Sicilia, che il passaggio della guerra (ma anche l'abolizione della tassa sul macinato) avevano portato al rosso. Ma la questione riguardava il ministero delle Finanze e non il ministero della Guerra. Nievo, come vice intendente, era un dipendente del ministero della Guerra e non delle Finanze. Rileggere l'Epistolario di Nievo, per vedere che mai egli aveva "chiuso un occhio" su chi si approfittava della sua buona fede. Non era invece d'accordo con il prodittatore Mordini, che per Decreto elargiva posti ai siciliani, nominando per nome e cognome e assegnando gli stipendi anche agli spazzini e ai bidelli. Così Mordini aveva aggravato i debiti della Tesoreria palermitana. Ma Nievo che c'entrava? I documenti sulla Intendenza e vice Intendenza siciliana si conservano all'Archivio di Stato di Torino e sono contenuti in 466 faldoni, zeppi di carte.

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  3. Grazie Fulvia
    sono entrato nel tuo sito e l'ho trovato sorprendente

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  4. Grazie della visita. Aggiornamenti e nuovi argomenti, sul sito dedicato a Ippolito Nievo. Le nostre pagine sono molto visitate.
    Fulvia

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