Questo pupazzetto non ci rappresenta, ma esprime lo stato d'animo della precarietà,
a cui non Vogliamo Assomigliare ...
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D.O.C.









sabato 23 ottobre 2010

L’URLO DI ROMA

11 settembre 1599, ore 12,00 - Piazza di Ponte Sant’Angelo:

Beatrice ha ventidue anni ma ne dimostra meno di diciotto eppure è l’unica che sale il patibolo eretta e sicura, atteggiando le labbra, secondo alcuni presenti, ad un impenetrabile sorriso. La sua fiera bellezza suscita dapprima commozione nella folla, poi rabbia, che fino all’ultimo aveva creduto che sarebbe stata graziata. L’urlo, al momento in cui le viene recisa la testa dal busto, si ripercuote di colle in colle, riportano le cronache, e certo è udito da sua Santità Clemente VIII della famiglia Aldobrandini.

Udisti? Alla pulzella Il padre tolse l’onore, e il papa, sol di nome clemente, toglie ora la testa.

Con questa tetra pasquinata i romani dicono addio a Beatrice Cenci che è destinata a entrare nella leggenda, dopo tutto l’eccesso delle fantasie sorte intorno al movente del parricidio, ed anche l’impopolarità di una sentenza considerata ingiusta.

Vanno a morte con Beatrice il fratello maggiore Giacomo, da prima straziato con ferri roventi in tutto il corpo, quindi mazzolato a morte e squartato ( la sentenza specifica che il corpo “sia fatto in brani da appendere agli uncini del palco”); e la matrigna Lucrezia Petronia Velli a cui sarà tagliata la testa. Viene risparmiato Bernardo per la sua giovane età, il minore dei Cenci, ma è costretto ad assistere alle pene dei parenti e condannato a “remigrare in perpetuo sulle galee, cosicchè la sua vita sia a lui di supplizio e la morte di sollievo”.

La ressa e l’emozione di quanti assisterono alla fine dei Cenci è tale da provocare, tredici morti ed oltre seicento feriti. Si racconta di gente calpestata nel trambusto,stroncata dal caldo, caduta nel Tevere. In molti, stando alle cronache,sarebbero impazziti per l’orrore, giungendo anche a togliersi la vita.

Per dirla alla Carlo Lucarelli, una brutta storia di misteri e segreti della protagonista di una tragedia famigliare nella Roma del Cinquecento tra depravazione e parricidio; o come direbbe Carlo Emilio Gadda “quel pasticciaccio brutto di ... Rocca della Petrella” dove si compie l’ultimo ed inevitabile atto contro la bestiale figura di Francesco Cenci, padre e padrone, despota assoluto dei destini dei suoi famigliari. Si pensò in un primo momento ad una disgrazia accidentale, ma alcuni indizi crearono il sospetto di omicidio e le indagini portarono all'arresto dei Cenci e dei sicari, che sotto tortura confessarono il delitto. Nel processo in cui tutta la città fu coinvolta, nonostante l'appassionata difesa dell'avvocato Prospero Farinacci, il papa non concesse la grazia: la loro condanna a morte doveva essere d'esempio come monito al popolo e questo gli consentì di confiscare i beni a una delle famiglie più ricche di Roma.

Una mattina d’estate di quindici anni fa, presso la galleria d’arte di palazzo Barberini, non potei far a meno di rimanere colpito e calamitato dal ritratto di Beatrice Cenci, pur non conoscendone la storia, semplicemente osservando quel ritratto gentile, attribuito al Guido Reni, di una struggente malinconia; tanto da approfondirne la storia, visitare S.Pietro in Montorio, sul Colle Giannicolense, luogo dove fu sepolta,e quell’anno, a dirla tutta... m' innamorai anche di una ragazza che gli assomigliava non poco.

Accompagno questo post con la colonna sonora di "lezioni di piano" che, durante la visita a S Pietro in Montorio, fece da sottofondo ... perchè stavano provando per il matrimonio del giorno dopo e finii per raccontare la storia alla graziosa sorella della sposa :-)

Ps
 non mi dite che ci vuole ... uno bravo ...(psicoterapeuta s'intende)  che ... lo so già! ;-)

Bibliografia da cui ho attinto generosamente: Beatrice Cenci di Franco Cuomo,  Rendina Editori

2 commenti:

  1. Bellissimo post :)
    Comprendo perfettamente l'essere incantati da un quadro, specie sconosciuto.
    Tristissima la storia di Beatrice Cenci, e questa musica non fa che sottolinearne i toni malinconici.
    Non avevo idea la si usasse nei matrimoni, è un pò troppo triste.
    Lo psicoterapeuta lo teniamo per la prossima volta, và! ;D

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  2. Ciao Iride
    chissà forse il film fu galeotto:-)
    ...comunque eseguita con un violino risultava assai gradevole.

    Troppo Buona:-))

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