Questo pupazzetto non ci rappresenta, ma esprime lo stato d'animo della precarietà,
a cui non Vogliamo Assomigliare ...
la scelta è ... In Direzione Ostinata e Contraria
D.O.C.









domenica 19 settembre 2010

L' ANIMA DELLA CASA

Dopo tanti anni vissuti in una casa ogni angolo, ogni mattonella, ogni piccola porzione di essa finiscono per parlare al cuore di chi la osserva e ne è stato o continua ad essere suo ospite.

Credo che le Case assorbano in qualche modo l’energia di chi vi ha abitato … mantengano memoria dei momenti di Vita, belli e brutti … conservandone intatto il calore di empatia, il senso di accoglienza, di luminosità che percepiamo in qualche angolo remoto della nostra mente o del nostro animo.
A volte mi sembra di rivedere ancora nostra Madre in cucina, intenta ad impastare, mentre sta parlando con nostra Sorella … con arte e maestria, immergere le mani nella fontana di farina, in quel piccolo vulcano dove la lava è costituita dalla chiara e dai tuorli d’uovo. Mani ed avambracci possenti, che plasmavano la pasta rendendola sfoglia a forza di rullate ritmiche del mattarello … nel mentre … le sue rapide occhiate che non ci perdevano mai di vista, o il suo ascoltare … il filo del discorso con l’interlocutore di turno … Era in continuo andirivieni per la casa … Ancora oggi quando apro uno sportello dell’armadio ritrovo tracce di un ordine pratico e di una precisione ammirevole, difficile da emulare … essenze in sacchetti sopravvissute al tempo … reperti di archeologia affettiva … che costituivano uno degli odori caratteristici della casa.
L’arte principale di nostra Madre è la conservazione … solo dopo ho potuto capire ed apprezzare il senso della sua gioia nel mostrare a nostra Sorella e a tutti noi, coperte o lenzuola ed altro... come se fossero nuove ed acquistate da poco, nonostante il loro uso quotidiano, ma che erano parte del suo guardaroba nuziale … datate qualche decennio. Gesti e parole a me, in quel tempo, incomprensibili e un po’ scontate, ma che per loro dovevano rappresentare molto di più, un linguaggio tra donne che doveva risalire alla notte dei tempi.
La stanza buona, dove la famiglia si riuniva nei giorni di festa o per particolari occasioni.: la sala.
Noi figli entravamo il quel luogo, avvertendone tutta la sacralità e la carica di divieti … non correre, non giocare, non toccare … la porta quasi sempre chiusa a chiave … mobili in palissandro stile inglese, specchio con cornice dorata, tavolo ovale con cristallo colorato e sedie imbottite … un angolo della casa, perennemente disabitato ma significativo, solenne.
Da noi il metodo Montessori non avrebbe avuto successo, ma non per questo siamo cresciuti meno spontanei e sicuri dei nostri mezzi, capivamo la ragione di quei limiti, e soprattutto sapevamo di essere amati sopra ogni cosa …
Il terrazzo era il nostro regno … le partite con mio Fratello a palletta, o tappi di bottiglia … in estate lo allagavamo, come una piccola Piazza Navona, fino allo scalino delle finestre … ed era un rincorrersi e spingersi … un tirarsi l’acqua, un cadere fra mille risate e … la inevitabile esasperazione degli inquilini del piano di sotto, per non parlare di nostro Padre che teneva tanto alle sue piante … temeva la nostra irruenza e noi i suoi rimbrotti.
Nel bagno principale, la lavatrice spaziale, per via dei complicati meccanismi di programmazione, imbullonata al suolo, che quando azionava la centrifuga vibravano anche le pareti.
Nostro Padre di tanto in tanto lo vedevamo armeggiare con il metro, e quello era un brutto segnale … stava progettando l’ennesimo spostamento dei mobili e dei locali … tempi duri si prospettavano per noi che ne costituivamo la “forza lavoro coatta” …
La stanzetta con i letti a castello, l’armadio che aveva seguito la nostra famiglia in ogni suo spostamento, quasi un monumento fatto mobile … la scrivania e gli scaffali della libreria … in casa non ci stavamo molto tra scuola, amici ed esplorazioni per la città … a parte quando si giocava o si studiava con mio fratello maggiore che per quanti anni passino, rimane sempre tale … quello più in gamba e che la sa più lunga di te … ma a cui si vuole sempre un gran bene …
La stanza di nostra Sorella era zona extraterritoriale … una casa nella casa … la principessina adorata da nostro Padre, bonariamente dileggiata da noi fratelli e difesa da nostra Madre, anche se sapeva difendersi più che efficacemente da sola … comunque se c’era da far caciare anche la nostra Amata Sorella non si tirava di certo indietro … e tra risate, scherzi, battute, litigi, lamentele e piantarelli … la casa si animava di tutti noi.

11 commenti:

  1. Quanti ricordi intensi e belli della tua mamma.
    Peccato che ci accorgiamo dopo dei saggi messaggi dei nostri cari, inviati con lo sguardo, con il linguaggio delle mani e del corpo....

    La propria casa...quanta ricchezza affettiva.
    La camera di mio figlio sposato, è intatta come l'ha lasciata.

    Finite le ferie, torno a casa volentieri.

    Baci Paolo.

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  2. Molto bello questo ricordo, Paolo...in tante cose mi ci sono ritrovato: anche se le nostre esperienze sono state diverse, le affinità di certe emozioni universali per noi italici di fine '900, sono innegabili ed impagabili :-) Credo poi che la casa sia sempre un'estensione della nostra anima...

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  3. Ciao Carissimo Paolone,
    hai proprio ragione, perchè in quell'aspetto unitario tutto si compenetra a livello energetico, tutto irradia l'essenza o l'impressione lasciata nella pellicola dell'anima, ogni vibrazione, ogni emozione ogni pensiero rimane impresso nel celato libro d’oro della vita. Le finalità sono la memoria e quando da essa si può apprendere per superare ogni errore e per trasformare ogni in conoscenza in conoscenza ogni insipienza in sapienza, ogni male in un amore più grande…. È il divino cammino di ogni pellegrino che come un figliol prodigo prima o poi ritorna alla casa del padre celeste… La strada è lunga, e spesso occorrono molte esistenze, ma come ho sempre detto alla fine, sebbene con tempi e mezzi differenti, tutte le strade conducono a Roma che anagrammato vuol dire AMOR…

    Una Buona Domenica Carissimo Amico mio…

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  4. Che belle immagini. Ti invidio tantissimo.
    Io non ho mai avuto una casa mia, quand'ero piccola la cambiavamo spesso e non facevo in tempo ad affezionarmici. Però poi sono andata a vivere da mia nonna, verso gli otto anni, e li ho vissuto un pò di quell'atmosfera, ma poco davvero, con una famiglia sfasciata che non può darle l'anima e una casa che non è veramente la tua, è difficile vivere quello che hai vissuto tu. Sei stato davvero fortunato :)

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  5. Stella,
    hai colto l'essenza del blog, perchè è vero che le case hanno un'anima, ma più concretamente l'anima della casa è la Madre.

    Gli insegnamenti dei propri genitori sono il solo e più grande bene che ci accompagna per tutta la Vita...in qualunque sorte o circostanza.

    Con affetto

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  6. Gillipixell,
    un'epoca che ha segnato profondamente la memoria di ognuno di noi,e con molti aspetti in comune.

    Un saluto

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  7. Raffaele,
    fiat voluntas Dei...nel lungo percorso della conoscenza che inevitabilmente dobbiamo percorrere.

    Buona settimana a Te

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  8. Iride,
    Forse è per questo che hai reso Te stessa una casa? Da quel poco che ho letto di Te, di certo si avverte una profondità non consueta ...
    e una capacità di condivisione e di partecipazione da renderti accogliente come una dimora:-)

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  9. Ma daiii....troppo gentile XD
    in effetti è così, talvolta bisogna far di sé stessi una casa..

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  10. Che belle immagini! spero tanto che i miei due figli ricordino con altrettanta tenerezza la loro casa e soprattutto la loro mamma

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