Questo pupazzetto non ci rappresenta, ma esprime lo stato d'animo della precarietà,
a cui non Vogliamo Assomigliare ...
la scelta è ... In Direzione Ostinata e Contraria
D.O.C.









martedì 3 novembre 2009

"IL POETA CONTINUA A TACERE" di Abraham B.Yehoshua



Recensione di Odette Miceli
''Anzitutto devo descriverlo. Descrivere il suo aspetto. Lo posso fare, perché è come se la sua fisionomia fosse già compiuta, anche se non ha ancora diciassette anni. Da tempo lo vedo come qualcuno che non cambia, che non cambierà. Leggermente curvo, alto e forte, ma anche un po’ piegato come sottomesso. Il viso un po’ schiacciato, i lineamenti grossolani, spessi, quasi da deficiente. Ha i brufoli sulla fronte e sulle guance. Un velo scuro di peluria. I capelli corti. Gli occhiali. Lo so bene, anzi lo dico fin d’ora: la gente pensa che sia ritardato. E’ un’opinione generale''.
L’incipit del racconto breve di Abraham B.Yehoshua è fulminante. Disilluso, evocativo, eccezionale come solo i grandi autori sanno fare. Non c’è nessun Dio, per quanto ebreo, l’autore non ricorre ai tipici fatalismi: l’uomo, la sua natura, il suo presente, il suo passato sono artefici di come siamo di ciò che siamo.
C’è un padre che ci parla, un poeta emerso dalla massa indistinta, che in seguito a convulse circostanze, disorientato, ammutolisce. Decide allora di tacere, c’era già chi parlava abbastanza senza sapere bene cosa dire: la sua voce faticava ad essere voce. Sentiva nell’aria l’insorgere di grandi mutamenti, lui non capiva bene, non ne poteva parlare. Il suo canto si levava disarticolato, disilluso, si era chiuso. E in questo silenzio la sua vita cambiò: l’esistenza non si lascia scorrere quietamente senza sferrare i suoi colpi di coda sotto forma di un’attesa inconsapevole, vergognosa. Per l’appunto, la vergogna. Ti fa abbassare il capo, ti cuoce, ti mangia, ti brucia e, poi, ti fa morire.
E’ la protagonista principale, la si snocciola a grani come melograno fluorescente: porta chiusure e funesti eventi. Il più grande: la nascita del figlio involuto cresciuto senza entusiasmo, quasi gli mancassero le forze, vivendo solo con se stesso senza essere un sognatore. Socialmente offeso il padre-poeta sbarra tutte le porte, perde contatti amicali e familiari (la moglie consunta si esaurisce pochi anni dopo il parto avvenuto in tarda età, le figlie si sposano giovanissime entrambe lo stesso giorno divorate dall’ansia di lasciare la casa) rimane solo con il bambino che lo accompagna serio e impenetrabile nelle sue passeggiate quotidiane. L’equilibrio sembra ristabilito: eppure c’è tensione.
Sembra che l’autore abbia scelto la formula breve per scaricarvi dentro tutto il sentimento e la sua forza, quasi come se in un romanzo questa si affievolisse. Pur tacendo il padre-poeta parla del figlio, delle domande che gli pone, delle risposte che riceve; gli entra dentro, lo spia, lo segue; infine lo picchia. Niente di quanto gli era capitato nella vita poteva paragonarsi a quanto gli stava capitando in quel preciso momento: aveva vissuto in un mondo dotato di senso, anche se, spesso, non riusciva a mettere a fuoco i propri pensieri, almeno era un mondo che rimaneva fisso in un posto: quello che, invece, vedeva andava in fumo nel momento stesso in cui lo realizzava per il semplice fatto che non esisteva. Ne era la pura contraddizione. Silenziosa. Muta. Il padre si sentiva come un binario morto. Indietro non poteva andare, né avanzare.
Il bambino gli evocava il rintontire della pernice in volo, la povera pernice che si alza torpidamente in volo mentre i cacciatori le sparano contro e i cani aspettano di andare a recuperare la preda con le zampe penzoloni in alto e la lingua tra le fauci. Come i maestri (che cercavano di convincerlo a portare via il bambino da scuola per poi dimenticarsi di lui che se ne stava tranquillo e isolato all’ultimo banco) come il bidello (con il quale intercorrevano rapporti ambigui); come i compagni (che lo tormentavano e poi usufruivano dei suoi servizi). In verità era servizievole si prendeva cura della casa, del giardino, del padre prevenendone i bisogni, i desideri, guardandolo con i suoi occhi miopi che vedevano il mondo senza distanze, senza divisioni. Un giorno capitò qualcosa di sensazionale, passavano gli anni incessanti, il poeta invecchiava e si ammalava solo la chioma bianca e folta e la vivacità dello sguardo ancora erano vivi.
Il ragazzo tornò da scuola eccitatissimo quasi in stato semi confusionale. Cos’era successo? Avevano letto delle poesie e la maestra guardandolo aveva accennato a suo padre. Lui non aveva capito, ma voleva sapere. Allora il poeta lo condusse in biblioteca e gli mostrò i volumi che aveva pubblicato, aprì il cassetto della scrivania e tirò fuori i quaderni e i frammenti di poesie: gli spiegò che si sentiva prosciugato già prima della sua nascita e che da molto tempo, ormai, non scriveva più. L’espressione del ragazzo cambiò come se avesse sentito una notizia tremenda. Quello era solo l’inizio. Si era in estate. Le giornate erano di un azzurro continuo, quando il ragazzo scatenò la sua folle campagna contro la silenziosità del padre. Si impadronì dei quaderni e disseminò foglietti ovunque applicando tentativi di torture. Voleva che scrivesse per essere felice. Prese a trascurare le faccende domestiche, il giardino assunse ben presto un aspetto selvatico, sparì da casa per giorni. Le maestre avevano spiegato che la solitudine è essenziale per i poeti. Maledette maestre! Il padre gli parlò a lungo, non fu facile, dalle risposte confuse del ragazzo comprese che lui pensava che non fosse felice. No. Non lo era. Non lo erano. Erano soli. Li avevano lasciati soli. Qualcosa si ruppe dentro di loro: la consapevolezza di essersi separati.
L’inizio della tragedia. L’inizio della follia. Il padre-poeta reagisce cercando di assicurare un futuro al figlio: lo affida ad una coppia di anziani rilegatori disposti a farlo lavorare; mette in vendita la casa; si prepara a partire.
Il ragazzo capisce che deve mettersi in gioco, se il padre si sente sterile lui è fecondo, scopre, però, di non farcela, ma non si dà per vinto. Non vuole tacere. Non ha nulla da dire: è il silenzio che gli fa male. Comincia una nuova vita sbalestrata, torna di notte, passeggia per casa, cerca di scrivere. Diventa l’attendente di un giovane poeta e il servo di un direttore di periodici. Il padre lo rimprovera: non l’ascolta. Continua con frenesia a scrivere sostituendosi al dimissionario padre firmando con grafia incerta un qualcosa di demenziale sulle pagine del giornale di domani.
Da un intervista a Abraham Yehoshua
"Ho insegnato a lungo all' Università di Haifa ma non sono un ricercatore, mi occupo solo di scrittura.....Il mio scopo é quello di illustrare ai miei studenti i segreti della cucina letteraria....A chi vuole scrivere dico sempre: leggi, leggi,leggi, meglio leggere che frequentare laboratori di scrittura per imparare a usare le frasi."

11 commenti:

  1. Sei consapevole del fatto che in numero di caratteri mi hai superata?
    Bene. TZE'!!!!!!

    C'è molto materiale sul quale riflettere in questo post.
    Ci sono passaggi da sviscerare, molto crudi, veri ed importanti...
    Solo una domanda....
    Come mai?
    intendo...
    Cosa ti ha spinto a confezionare questo post?
    Lo stato d'animo, la riflessione....i pensieri retro quinte....
    o magari, semplicemente è ciò che stai leggendo...
    chissà....
    Chiedo...

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  2. Un po’ di tutto …. mia Cara Tzè … Sei molto acuta e non potrei mentirti …
    Yehoshua è incredibile...riesce ad attrarre il lettore dalle prime righe...
    Quando si ha un problema alcuni lo affrontano altri lo fuggono, si crea un vuoto intorno, a volte inspiegabile.
    Ti domandi che cosa c'è che non va? Poi comprendi che anche gli altri vivono i loro problemi, e c'è il fatto di essere orgoglioso ed indipendente...e tutto questo già spiega molto...del perchè ci si allontani irrimediabilmente.
    Il bel racconto induce a riflettere ...
    la scelta di confezionare questo post...è di risaltare tutte quelle situazioni di simbiosi...di aiuto a persone care...costi quel che costi ... quando è forte il legame di affetto tra le persone...che tutto passa in secondo piano.
    Mia cara Tze,Tze mi domando...
    ma quanto scrivo...mi hai attaccato il virus della TzeTzemania ... mille non meno di mille parole... ehhhh
    Un Abbraccio, so un pò raffreddato...ma un bacetto te lo mando volentieri.

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  3. non avevo mai letto niente di suo. è molto interessante! la parte finale sui corsi di scrittura è fulminante: chiuderebbe una parte di mercato....

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  4. Pupottina.
    se tiene dei corsi di scrittura...sarò tuo allievo...contaci:-)
    nonostante il consiglio di Yehoshua.

    Felice Notte

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  5. PERO'...sei un uomo eclettico, molto a 360°. Con te non ci si annoia di sicuro.:)

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  6. Grazie...
    sei molto gentile

    Cara Nicole
    un saluto

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  7. Buon Giorno Grandioso Paolone,

    c'è sempre da imparare anche e soprattutto dagli altri, anche perché alla fine e nell’essenza GLI ALTRI SIAMO NOI.

    Ciao Carissimo e Stammi Bene.

    un piccolo suggerimento per potenziare il tuo sistema immunitario. Ogni tanto, prova a prendere del brodo caldo estratto dalle cipolle, inghiotti anche nel frattempo che sorseggi un paio di spicchi d’aglio e prendi sistematicamente qualche uovo 1 o 2 volte la settimana. Provaci perché sono sicuro che ti farà un gran Bene, lascia perdere le medicine per questi stati febbrili è quella giusta reazione del corpo ad attacchi esterni – bisogna dargli solo il tempo di agire

    Vale per qualsiasi influenza compreso la AN1H1 – ti dice qualcosa IL MARCHIO DELLA BESTIA?

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  8. Bene..proverò il rimedio...
    No!de che cosa si tratta??
    Ciao Raffaele

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  9. è descritto nell'apocalisse di Giovanni

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  10. Raffaè,
    Me sa ...che ci stiamo avvicinando all'apocalisse...
    visto tutto quello che capita di vedere ai nostri giorni...
    alla radio questa mattina parlavano della notevole quantità di cibo che viene letteralmente buttato...
    cibo ANCORA BUONO che viene espulso dalle catene dei super mercati...perchè appena scaduto o prossimo alla scadenza...un'altra pazzia della logica economica!!

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  11. Caro Paolo,
    Senza nessuna obbligante imposizione, ma solo per quella attrattiva affine e scevra ricerca interiore che conduce a tante verità, la lascio al tuo prezioso contemplativo saggio cuore:
    http://www.misteria.org/Nibiru%20o%20pianeta%20X%20nello%20Zodiaco%20di%20Dendera.htm

    Come ti chiedo anche d’investigare su Yuz Asaf.

    Ciao Caro Amico Mio, Rimettiti Presto.

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