Questo pupazzetto non ci rappresenta, ma esprime lo stato d'animo della precarietà,
a cui non Vogliamo Assomigliare ...
la scelta è ... In Direzione Ostinata e Contraria
D.O.C.









domenica 20 settembre 2009

LO CAPISCE?



Tratto da Liebesopfer, Sacrificio d'Amore, di Hermann Hesse
(Tedesco....chi l'avrebbe detto!..... ehhh!)


Lei è già stato innamorato, non è vero? Più di una volta, non è vero? Si,si. Ma non sa ancora cosa sia l'amore. Non lo sa, le dico. Una volta avrà pianto per tutta una notte? E dormito male per un mese intero? Magari avrà scritto delle poesie e una volta o l'altra avrà giocato un pochino con l'idea del suicidio? Si, lo so com'è. Ma questo non è amore, sa. L'amore è un'altra cosa.
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Dieci anni fa ero ancora un uomo rispettabile e appartenevo alla migliore società. Ero un funzionario amministrativo e un ufficiale della riserva, ero benestante e indipendente, avevo un cavallo da sella e un domestico, abitavo in una casa comoda e facevo la bella vita.
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Palchi a teatro,viaggi d'estate, una piccola collezione d'arte, equitazione e vela, serate da scapolo con Bordeaux bianco e rosso e prime colazioni con spumante e sherry.
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A tutta questa roba ero abituato da anni, però sapevo farne a meno facilmente. Dopotutto chi se nefrega delmangiare e del bere, dell'equitazione, non vero? Un pochino di filosofia e tutto diventa rinunciabile e ridicolo. Anche la società e il buon nome e il fatto chela gente si tolga il cappello davanti a te in fin dei conti è inessenziale, anche se decisamente piacevole ...........
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Morire per una donna amata è cosa rara oggigiorno (piccola nota personale: siamo nel 1907 ...ehhh). Eppure sarebbe la cosa più bella. - Non mi interrompa, lei! Non sto parlando dell'amore a due, del baciarsi e dell'andare a letto insieme e dello sposarsi. Sto parlando di quell'amore che diventa l'unico sentimento di una vita.
Questo amore rimane solo anche se, come suol dirsi, viene "corrisposto". In sua presenza tutta la volontà e tutta la forza di una persona tendono appassionatamente a un unico fine e ogni sacrificio diventa voluttà. Questa specie di amore non vuole essere felice, vuole ardere e soffrire e distruggere, è una fiamma che non può morire prima di aver consumato tutto ciò che le è possibile raggiungere.
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Non occorre che lei sappia niente della donna che ho amato. Forse era meravigliosamente bella, forse appena graziosa. Forse un genio, forse tutt'altro. Che cosa importa, buon Dio! Era l'abisso in cui dovevo sprofondare, era la mano di Dio che un giorno era intervenuta nella mia vita insignificante. E da quel giorno questa vita insignifivante fu grandiosa e principesca, capisce, a un tratto non fu più la vita di un uomo di rango con una posizione, ma quella di un dio e di un bambino, folle e spensierata, ardente e fiammeggiante.
Da quel giorno tutto ciò che prima era stato importante diventò meschino e noioso. Tralasciavo cose che non avevo mai tralasciato, inventavo astuzie e intraprendevo viaggi solo per veder sorridere quella donna un solo istante.
Per lei ero tutto ciò che di momento in momento poteva farle piacere, per lei ero allegro, loquace e silenzioso,corretto e pazzo, ricco e povero. Quando si accorse dello stato in cui ero, mi sottopose a innumerevoli prove. Per me era un piacere servirla; non poteva inventare qualcosa, escogitare un desiderio che io non appagassi come una piccolezza.
Poi si rese conto che l'amavo più di qualunque altro uomo, e vennero tempi tranquilli nei quali mi comprese e accettò il mio amore. Ci vedevamo mille volte, viaggiavamo insieme, facevamo l'impossibile per stare insieme e ingannare il mondo.
Adesso sarei stato felice. Lei mi voleva bene. E per qualche tempo fui anche felice, forse.
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Ma il mio destino non era quello di conquistare questa donna. Ora che avevo goduto per qualche tempo di quella felicità e non avevo più bisogno di sacrificare nulla, ora che potevo ottenere da lei senza fatica un sorriso e un bacio e una notte d'amore, cominciai a diventare irrequieto. Non sapevo che cosa non andasse, avevo raggiunto più di quanto i miei desideri più arditi avessero bramato. Ma ero irrequieto. Come ho detto, il mio destino non era quello di conquistare quella donna. Se mi era successo, era solo per caso. Il mio destino era di soffrire d'amore, e quando il possesso dell'amata cominciò a guarire e a mitigare questa sofferenza, fui preso dall'inquietudine.
Per qualche tempo le resistetti, poi le cedetti all'improvviso. Abbandonai la donna. Presi un congedo e feci un lungo viaggio.
All'epoca il mio patrimonio era già gravemente compromesso, ma che cosa importava? Partii e tornai dopo un anno. Uno strano viaggio! Appena fui partito l'antica fiamma ricominciò a bruciare.
Più mi allontanavo e da più tempo ero via, più torturante ridiventava la mia passione, e io stavo a guardare e mi rallegravo e continuavo a viaggiare , senza tregua per un anno intero, finchè la fiamma fu diventata insopportabile e mi costrinse a riavvicinarmi all'amata.
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Ed ecco, ero tornato e la trovai arrabbiata, amareggiata, offesa. Dopo tutto mi si era data, mi aveva reso felice, e io l'avevo abbandonata! Aveva un altro innamorato, ma io volevo che non lo amava. Lo aveva accettato per vendicarsi di me.
Non potevo dirle o scriverle che cosa mi avesse spinto lontano da lei e mi avesse fatto tornare a lei. lo sapevo io forse? Dunque ricominciai a corteggiarla, a battermi per lei. feci di nuovo lunghe strade, tralasciai molte cose importanti e spesi grosse somme per sentire una sua parola o vederla sorridere. Lei congedò l'innamorato; ma ben presto se ne prese un altro, perchè non si fidava più di me.
Tuttavia ogni tanto mi vedeva volentieri. A volte, in una tavolata o a teatro, improvvisamente ignorava quelli che la circondavano, e guardava verso di me, con una strana interrogativa dolcezza.
Mi aveva sempre considerato molto, molto ricco. Gliel' avevo fatto credere io e tenevo in vita questa sua convinzione per poter sempre fare qualcosa per lei, qualcosa che non mi avrebbe permesso di fare se fossi stato povero.
Un tempo le avevo fatto dei regali, con questo era finita ormai, e dovevo trovare nuove strade per fale piacere e per fare dei sacrifici per lei. Organizzavo concerti in cui dei musicisti che lei stimava eseguivano e cantavano i suoi pezzi preferiti. Compravo dei palchi per poterle offrire il biglietto di una prima. Lei riprese l'abitudine di lasciarmi provvedere a mille cose.
Ero preso in un incessante turbine di faccende, per lei.
Il mio patrimonio si era esaurito, ora cominciavano i debiti e le astuzie finanziarie. Vendetti i miei quadri, le mie porcellane antiche, il mio cavallo da sella, e comprai un'automobile che doveva restare a sua disposizione.
Ora cominciavo a vedere la fine davanti a me. mentre avevo la speranza di riconquistarla vedevo esaurirsi le mie ultime risorse. Ma non volevo smettere. Avevo ancora la mia carica, la mia influenza, la mia posizione rispettabile. A che scopo, se non servivano a lei? Così avvenne che mentii, che sottrassi denaro, che cessai di temere l'ufficiale giudiziario perchè avevo da temere qualcosa di peggio. Ma non fu invano. Lei aveva scacciato anche il secondo innamorato, e sapevo che ormai avrebbe preso me o nesun altro.
Mi prese, si. Cioè: andò in Svizzera e mi permise di seguirla. La mattina dopo avanzai una richiesta di congedo. Ivece della risposta ci fu il mio arresto. Falsificazione di documenti, peculato.
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Non dica niente, non è necessario. Lo so già. Ma lo sa, lei, che anche questo è fiamma e passione e ricompensa d'amore, essere svergognati e puniti e ritrovarsi senza uno straccio a dosso? Lo capisce , lei, giovane innamorato?

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