Questo pupazzetto non ci rappresenta, ma esprime lo stato d'animo della precarietà,
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D.O.C.









sabato 25 luglio 2009

LA PARTITA DEL SECOLO



ITALIA – GERMANIA OVEST 4-3

Avevo circa otto anni, in quella notte d’estate del 17 giugno 1970, ricordo ancora i preparativi alla partita che mi occuparono per tutto il giorno.
Dall’alimentari sotto casa feci scorta di idrolitina, una bustina con una fialetta d’aggiungere ad un litro di acqua che la rendeva effervescente e al gusto di arancia, e verificai che non mancassero pane e nutella (mai decisione fu tanto saggia ed appropriata!) .
La partita del pomeriggio, anticipatoria dell’evento notturno, tra gli amici di via Tigre e di via Lago Tana, a villa Chigi, non fu propizia per noi tigrini. Proseguimmo con lo scambio di figurine dei calciatori del campionato 1969-1970, tra cui spiccava ed era la più ambita, quella di Rombo di Tuono, il grande Gigi Riva, allora tutti eravamo tifosi del piccolo - grande Cagliari.
La scuola era terminata e potevamo sperare di rimanere svegli fino a tarda ora, noi che dopo carosello si andava a letto, era già un evento di per sé.
Le sdraie e la Tv portatile piazzate sul terrazzo, nessuno in quella notte prevedeva di dormire, ma nessuno poteva immaginare di rimanere incollati fino all’ultimo minuto di quella straordinaria partita.
Mio Padre, Mio Fratello diciasettenne ed Io. Il mio essere lì era più che un riconoscimento, mi sentii considerato tra gli uomini della famiglia, quella partita rappresentò in un certo senso un rito di iniziazione.

Le due formazioni vennero schiera­te al meglio: Albertosi; Burgnich Facchetti; Bertini Rosato(sostituito da Poletti al 91') Cera; Domenghini Mazzola (sostituito da Rivera al 46') Boninsegna De Sisti Riva e Maier; Vogts Patzke (sostituito da Held al 65'); Schnellinger Schultz Be­ckenbauer; Grabowski Overath Seeler Mùller Lohr (sostituito da Libuda al 51').

Dopo appe­na 8' l'arbitro messicano Yamasaki annotava la rete del vantag­gio azzurro: Boninsegna, il ma­gnifico «Bonimba», realizzava con un tiro preciso alla destra di Maier.
Per i seguenti ottanta minuti l'Italia giocò una partita difensiva, tenendo sulle spine i tedeschi con alcuni insidiosi contropiede e il portiere Albertosi, protagonista di alcuni interventi decisivi, fu probabilmente il miglior azzurro durante i tempi regolamentari.
La leggenda comincia al secondo minuto di recupero, con l'"italiano" (era in forza al Milan) Karl Heinz Schnellinger che pareggia andando a prendere sotto porta un pallone impossibile messo al centro da Jurgen Grabowski: spaccata vincente del difensore con Albertosi che resta di gesso. Si va ai supplementari.
I tempi supplementa­ri risultarono quanto di più drammatico si potesse immagi­nare su un campo di calcio. Beckenbauer era costretto a gio­care con un braccio al collo, le energie cominciavano ad affievo­lire, eppure quella mezz'ora di grande calcio, senza più schemi e calcoli speculativi, meritò una lapide a ricordo su una parete dell'Azteca. Una successione di colpi di scena rendeva oltremo­do drammatico lo scorrere dei minuti: al 94' Mùller portava in vantaggio i tedeschi e per gli azzurri sembrava finita.
Poi succede quello che non ti aspetti dall’unico uomo in campo di una squadra che attua il catenaccio, e che ha il ruolo di difensore, le probabilità che si proietti in attacco sono pari alla uscita di un terno secco!! nonostante questo, Tarcisio Burgnich non ci sta e pareggia i conti con il suo avversario diretto improvvisandosi goleador, è il suo secondo ed ultimo gol in nazionale in sessantasei partite disputate (era scritto! ...nel libro del suo destino).
Si ritorna in pari.
Gigi Riva, 5' più tardi ri­portava in vantaggio i nostri con il gol più bello delle semifina­li.
Al secondo tempo supplementare, la Germania trovò il pareggio: colpo di testa di Seeler su un pallone proveniente da un calcio d'angolo, la palla sembrava indirizzata fuori, ma Müller interviene di testa, trovando uno spiraglio tra Rivera (piazzato sulla linea di porta) e il palo. Albertosi non nascose affatto il suo rincrescimento nei confronti di Rivera, conscio che quell'errore poteva rivelarsi fondamentale per le sorti della gara. Un minuto dopo una prolun­gata azione di Boninsegna sulla sinistra travolgeva gli sbarra­menti difensivi dei «bianchi», la palla perveniva sul centro e Rivera con un colpo calibrato la collocava alle spalle di Maier preso in controtempo. Era la fi­ne! 4-3, gli ultimi 10' passarono lentissimi a scandire il trionfo degli azzurri .

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