Questo pupazzetto non ci rappresenta, ma esprime lo stato d'animo della precarietà,
a cui non Vogliamo Assomigliare ...
la scelta è ... In Direzione Ostinata e Contraria
D.O.C.









martedì 2 giugno 2009

UN' ALTRA STORIA


Pietro Liberali classe 1899, Cavaliere del Piave, uomo taciturno dalla fisionomia secca e legnosa,
Era il mio Nonno materno.
Nato in Sabina prestava lavoro come bracciante agricolo, ma non disdegnava qualunque altro lavoro che gli capitasse. Dovendo mantenere la sua famiglia, decise nel 1938 di partire per la Germania come lavoratore volontario nelle miniere.
Il bisogno di manodopera aveva portato in Germania 300.000 lavoratori italiani fra il 1938 e il 1943. Il fascismo aveva incoraggiato con una forte propaganda quella forma di emigrazione (emigranti soldati e non emigranti straccioni) . I lavoratori erano la merce di uno scambio con il carbone e le materie prime indispensabili alle nostre industrie.
Le invitanti offerte del Reich garantivano la certezza di un buon salario e di migliori condizioni di lavoro.
“ La scelta come quella di emigrare in Germania, non fu politica o ideologica, non me ne fregava granché di quello, ma avevo bisogno di guadagnare per la famiglia”, questo era il pensiero di mio Nonno e di molti altri.
“Si andava a guadagnare da due a cinque volte quello che si avrebbe guadagnato in Italia”.
Bastava un breve periodo di formazione e addestramento per lavorare bene e che prevedeva ritmi di lavoro vissuti da tutti come non assillanti.
“Non c’è dubbio che nonostante lavorassi in miniera, a più di duecento metri in profondità, apprezzavo la minor fatica rispetto al lavoro che mi lasciavo alle spalle, perlopiù agricolo basato sul supersfruttamento della manodopera. Certo dopo il 1943 le cose cambiarono di brutto, per noi italiani, e fu un vero miracolo il ritorno a casa nel 1945, a guerra finita”.

C’è un altro aspetto che non va sottovalutato , ossia la straordinaria libertà sessuale delle ragazze tedesche che li faceva sentire come se stessero vivendo su un altro pianeta se paragonata a quella, inesistente, delle loro coetanee italiane. Ma su questo argomento, mio Nonno, salvo un guizzo negli occhi appena percettibile, tornò ad essere il taciturno di sempre.
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Nunziata Lancia nata nel 1900 a Roma, Testaccio, famiglia di piccoli commercianti che si è trasferita nel 1912 a Montopoli in Sabina.
Mia Nonna dopo il 1943, quando non ebbe più notizie di mio Nonno, dovette ingegnarsi per mandare avanti la famiglia senza pesare su altri.
Sapeva fare di tutto: Cucire, impagliare sedie, fare materazzi di lana o di foglie di granTurco, e dovette anche vendere Olio e farina a Borsa nera, a Roma, e non fu cosa semplice davvero per una donna.
Non ho molti ricordi diretti, perchè è morta quando ero molto piccolo, ma rivive nei pensieri dei miei familiari che ne sottolineano soprattutto la bonomia, l'altruismo, l'ironia e l'industriosità .

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