Questo pupazzetto non ci rappresenta, ma esprime lo stato d'animo della precarietà,
a cui non Vogliamo Assomigliare ...
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D.O.C.









sabato 13 giugno 2009

IN MEMORIA DI PADRE IANULA AGRIPPINO

Cappellano Militare fu nominato tenente e operò presso l’ospedale da campo della Divisione Venezia in Montenegro, a Berane. Qui si dedicò alla sua missione con grande entusiasmo e fece costruire una chiesetta e una cappella dove fu conservata l’immagine della “Madonna della Sanità Militare” di Corrado Corradi.Il quadro raffigurava la Vergine, benedicente, “circondata di luce sulle tende dell’ospedale, mentre le autoambulanze arrivavano coi feriti della battaglia”. Il quadro raggiunse le truppe italiane nell’agosto del 1941 e seguì le vicende militari, sulle montagne dell’Albania del Montenegro (riportato in Italia a guerra finita, oggi si trova a Legnano, nel convento dei Carmelitani Scalzi.
 Il gesuita documentò l’aspra lotta che divampò sul fronte Montenegrino: "... Il soldato italiano si dimostrò eroe senza pari. Pochissimi uomini combatterono valorosamente in regioni impervie, in contrade prive di strade... Nei giorni di lotta cruenta io vissi tra i feriti. Li visitavo, portando qualche regalo ed esprimendo parole di conforto. Il loro morale era altissimo a dispetto delle ferite e dello strapazzo del viaggio necessario per raggiungere l’ospedale. La sola presenza del Cappellano faceva brillare gli occhi di gioia, dimenticare i propri guai ".
Dopo l’8 settembre ’43, la Divisione Venezia preferì restare agli ordini dei partigiani e così anche  l'ospedale da campo con i suoi feriti e malati e con Padre Ialuna in testa, che portò con sé arrotolata l’immagine della Madonna della Sanità Militare. La vita divenne, per Padre Ialuna e i suoi assistiti, molto dura tra la neve e le sofferenze per la mancanza di cibo e di un sicuro rifugio. Nel febbraio del ‘44 nel campo scoppiò un’epidemia di tifo petecchiale che fece strage tra i combattenti e i feriti (tra i malati c'era anche Alfredo Lancia, il cugino di mia Madre, che riuscì miracolosamente a ristabilirsi) .
Padre Ialuna, nonostante fosse stanco per il lungo cammino e debole per le continue privazioni e il cibo insufficiente, continuò ad assistere amorevolmente i malati, dando parole di conforto e di speranza. Anche lui però si ammalò di tifo e spirò il 23 marzo 1944. La sua fossa fu scavata a Trebeljevo nel Montenegro.

Il fratello Sebastiano riposa nel Sacrario delle Fosse Ardeatine, tra i 335 trucidati per rappresaglia all'attentato di via Rasella.

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